tensioni internazionali
Svolta a sorpresa per evitare un attacco: Stati Uniti e Iran tornano a parlarsi
Venerdì l'incontro decisivo in Oman dopo pressioni regionali, in bilico su formato, sede e agenda (nucleare, missili e sostegno alle milizie)
Dopo ore segnate dall’incertezza e dal timore di un naufragio definitivo, la pista diplomatica tra Stati Uniti e Iran sembra rimettersi in moto per scongiurare un nuovo attacco americano contro il regime.
«I colloqui sono programmati per venerdì intorno alle 10 del mattino a Muscat», ha annunciato su X il ministro degli Esteri di Teheran, Abbas Araghchi, al termine di una giornata confusa sul formato delle trattative, sull’agenda da discutere e perfino sulla sede dell’incontro.
Tanto che, prima dell’annuncio del capo della diplomazia iraniana, un funzionario israeliano citato da Ynet aveva parlato di «un divario tra le parti troppo ampio» da «non poter essere colmato».
Secondo Axios, che cita fonti statunitensi, i preparativi per l’appuntamento sono ripartiti dopo le pressioni esercitate con urgenza da diversi leader arabi e musulmani sull’amministrazione Trump. Una fonte ha riferito che Washington ha accettato l’incontro per «rispetto» delle richieste degli alleati e per «continuare a seguire la via diplomatica».
L’allarme era salito dopo il rifiuto americano delle ultime condizioni poste da Teheran, mettendo a rischio il faccia a faccia previsto per venerdì tra l’inviato di Donald Trump, Steve Witkoff, e lo stesso Araghchi.
La Guida suprema Ali Khamenei «dovrebbe essere molto preoccupato», aveva tuonato il presidente Usa in un’intervista, lasciando però intendere che i contatti proseguono. Stando a fonti di Axios e di Channel 12, Witkoff e il genero di Trump, Jared Kushner, dovrebbero recarsi giovedì in Qatar, dopo la tappa di Abu Dhabi sulla crisi ucraina, proprio per discutere della partita con l’Iran.
In un primo momento si temeva che potessero rientrare direttamente a Miami senza proseguire per l’Oman, dove era previsto l’incontro con gli emissari di Teheran; funzionari statunitensi citati dai media avevano tuttavia mantenuto uno spiraglio aperto: «Se gli iraniani sono disposti a tornare al formato originale, gli Stati Uniti sono pronti a incontrarsi già questa settimana o la prossima».
Dopo un mese di avvertimenti da parte di Trump — dapprima rivolti alla cessazione della repressione delle proteste e poi concentrati sul dossier nucleare — le trattative sembravano dovessero svolgersi inizialmente a Istanbul, con la partecipazione di altri Paesi arabi e musulmani. Teheran aveva quindi chiesto di spostare il confronto in Oman e le agenzie iraniane avevano dato per certo il trasferimento a Muscat, mentre dagli Stati Uniti non arrivava alcuna conferma. «Pensavamo di aver stabilito un formato che era stato approvato in Turchia. Era stato creato da diversi partner che intendevano prendervi parte. Poi ho visto che gli iraniani non erano d’accordo», ha spiegato in conferenza stampa a Washington il segretario di Stato Marco Rubio, precisando che la scelta della sede era «ancora in via di discussione». «Se gli iraniani vogliono incontrarci, siamo pronti», ha ribadito.
Al di là del luogo, ad allargare la distanza tra le parti è stata soprattutto l’agenda. Teheran ha chiesto un confronto esclusivamente bilaterale — senza Paesi terzi — limitato al programma nucleare e alle scorte di uranio arricchito, mentre gli Stati Uniti hanno insistito per includere anche il capitolo dei missili balistici e il sostegno alle milizie filo-iraniane nella regione, da Hezbollah alla Jihad islamica palestinese fino agli Houthi yemeniti.
«Affinché i colloqui con l’Iran portino a qualcosa di significativo, dovrebbero includere certi elementi, a cominciare dalla discussione sui suoi missili balistici, il suo sostegno alle organizzazioni terroristiche nella regione, il programma nucleare e il trattamento riservato alla sua popolazione», ha ribadito Rubio.
Dall’altra parte, la Repubblica islamica ha risposto: «La questione principale è la questione nucleare iraniana e una delle richieste più importanti dell’Iran è la revoca delle sanzioni statunitensi».
Una frattura che aveva portato le trattative a un passo dal collasso ma che, stando alle comunicazioni di Teheran, sembra per il momento scongiurata.