6 febbraio 2026 - Aggiornato alle 01:26
×

la guerra

Russia e Ucraina, piccolissimi passi ad Abu Dhabi: scambio di 157 prigionieri per parte e cresce l'ipotesi di un inviato Ue

La diplomazia cerca una via d'uscita: c'è l'apertura per un dialogo intermilitare, ma restano i nodi territoriali

06 Febbraio 2026, 00:00

Russai e Ucraina, piccolissimi passi ad Abu Dhabi: scambio di 157 prigionieri per parte e cresce l'ipotesi di un inviato Ue

Seguici su

Una diplomazia dei piccoli passi. Così appaiono gli incontri tecnici appena conclusi ad Abu Dhabi tra russi, ucraini e statunitensi. Sul tavolo, un risultato concreto: un nuovo scambio di 157 prigionieri per parte, il primo dopo cinque mesi. Ma la strada resta lunga.

«C’è ancora molto lavoro da fare», ha sintetizzato l’inviato Usa Steve Witkoff al termine dei colloqui, restituendo l’altalena tra cauto ottimismo e prudenza che accompagna una partita negoziale tutt’altro che chiusa.

In questo quadro, cresce l’ambizione delle capitali europee di avere maggiore peso, con l’ipotesi – sempre più discussa – di nominare un inviato speciale dell’UE per l’Ucraina, quale futura voce dell’Unione ai tavoli del negoziato.

«Nel corso di due giorni, le delegazioni hanno approfondito altre questioni in sospeso, in particolare i metodi per attuare un cessate il fuoco e monitorare la cessazione delle ostilità», ha spiegato Witkoff, parlando di «un impegno diplomatico che sta producendo risultati tangibili».

Oltre all’intesa sui detenuti, ha aggiunto che «Stati Uniti e Russia hanno concordato di avviare un dialogo intermilitare guidato dal generale Alexus Grynkewich, comandante del Comando Europeo Usa», riattivando un canale «sospeso prima dell’inizio del conflitto e fondamentale per il raggiungimento e il mantenimento della pace».

Dal fronte ucraino, Kyrylo Budanov ha definito i colloqui «davvero costruttivi». Più freddo il giudizio del presidente Volodymyr Zelensky, che li ha descritti come «non facili».

Il nodo centrale resta quello territoriale. Kyiv punta a congelare l’attuale linea del fronte; Mosca insiste perché l’Ucraina ceda gli ultimi chilometri di Donbass ancora sotto controllo delle forze di Zelensky e pretende un riconoscimento internazionale della sovranità russa su quelle aree.

Al termine della tornata emiratina, anche il Cremlino ha parlato di «passi avanti positivi». Un progresso che, secondo il portavoce Dmitry Peskov, avviene «nonostante i guerrafondai britannici e dell’UE stiano cercando di minarli», attacco che non ha mancato di colpire gli alleati di Kyiv.

Tra le linee rosse di Mosca figura lo schieramento di truppe europee in Ucraina, un elemento che Kiev considera invece cruciale nell’architettura della sicurezza del dopoguerra, lodando l’iniziativa della Coalizione dei Volenterosi.

Chiuso il capitolo di Abu Dhabi, «i negoziati per la pace in Ucraina continueranno nelle prossime settimane. E si prevedono ulteriori progressi», ha assicurato Witkoff, dando voce al pressing americano su entrambe le parti perché si trovi un compromesso che chiuda il conflitto, in assenza però della svolta decisiva. «Probabilmente si terranno in Usa», ha anticipato Zelensky, senza fornire per ora indicazioni su date e formato dei prossimi appuntamenti.

Nel frattempo, a Bruxelles prende corpo – sebbene in forma ancora embrionale – l’idea di un inviato dell’Unione per l’Ucraina. Resta da definirne il profilo: se quello di sherpa o di rappresentante ufficiale della posizione europea. La richiesta è stata avanzata pubblicamente mercoledì dal presidente estone Alar Karis e dalla premier lettone Evika Siliņa; in precedenza, anche il capo del governo spagnolo Pedro Sánchez e la presidente del Consiglio italiana Giorgia Meloni avevano evocato la possibilità.

La nomina spetterebbe al Consiglio europeo e il tema potrebbe essere affrontato a margine del «ritiro» dei 27 al castello di Aiden Biesen il 12 febbraio.

Con ogni probabilità, la questione è stata sfiorata anche nell’incontro all’Eliseo tra Ursula von der Leyen, Antonio Costa ed Emmanuel Macron, mentre il presidente francese persegue una ripresa del dialogo con Vladimir Putin.

In tale contesto, le notizie di un arrivo a Mosca martedì del consigliere diplomatico di Macron, Emmanuel Bonne, per un incontro con Yuri Ushakov, non hanno trovato conferme né smentite né a Parigi né al Cremlino, ma paiono andare in quella direzione.

Tagliente, intanto, il commento del ministro degli Esteri russo Serghei Lavrov: «Circa due settimane fa, ha ripetuto: “Chiamerò Putin un giorno”. Ma non è una cosa seria, è una sorta di diplomazia patetica», ha attaccato il capo della diplomazia russa. «Se vuoi parlare seriamente di qualcosa, allora chiama: Putin risponde sempre al telefono. E ascolta tutte le proposte».