MOSCA
Agguato al vertice dell’intelligence russa: Alekseev ferito, crepa nella sicurezza del Cremlino
Spari nel condominio del potere: chi è Alekseev e perché l’attacco scuote l’apparato russo
La porta tagliafuoco si richiude con un rimbombo metallico. Nell’aria, l’odore acre della polvere da sparo. Sulla moquette scura della tromba delle scale, un corpo in uniforme è disteso di lato: il sangue, a chiazze dense, disegna una curva verso l’ascensore fermo tra il 24º e il 25º piano. A pochi passi, una busta isotermica da “consegna a domicilio” abbandonata come un travestimento mal riuscito. È qui, in un condominio di viale Volokolamskoe, nella periferia nord‑occidentale di Mosca, che la mattina di oggi un uomo armato ha colpito alle spalle il tenente generale Vladimir Alekseev, primo vicecapo del GRU, l’onnipotente direzione dell’intelligence militare russa. Le prime ore parlano di una condizione critica: più ferite, tra cui al torace, al braccio e al piede, e un ricovero immediato in terapia intensiva. L’attacco ha l’effetto di una scossa tellurica nel sistema di sicurezza russo, già segnato da altri omicidi mirati. E accade in un momento politicamente infiammabile: all’indomani dei colloqui indiretti su una possibile tregua in Abu Dhabi.
Chi è Vladimir Alekseev e perché il suo nome pesa
- Il tenente generale Vladimir Alekseev, classe 1961‑1962 (fonti indicano 64 anni), è da oltre un decennio il braccio operativo del GRU, l’agenzia militare più temuta dell’ecosistema di sicurezza russo. Figura di raccordo tra reparti speciali, operazioni clandestine e teatro ucraino e siriano, è stato insignito del titolo di “Eroe della Federazione Russa” per il ruolo nelle campagne in Siria. È comparso in tv nel giugno 2023 durante le convulse ore della rivolta della Wagner, quando tentò la mediazione con Yevgeny Prigozhin a Rostov‑sul‑Don.
- Su di lui gravano da anni sanzioni di Stati Uniti, Regno Unito e Unione Europea per presunte attività di ingerenza elettorale e la riconducibilità, attribuita al GRU, al veleno “Novichok” usato a Salisbury nel 2018 contro l’ex spia Sergej Skripal e la figlia. È, insomma, un nome proprio che, anche in Occidente, fa rima con “operazioni coperte”.
L’azione: una trappola domestica
Secondo la ricostruzione più accreditata nelle prime ore, l’assalitore sarebbe entrato nello stabile travestito da addetto alle consegne. In agguato nel vano scale, avrebbe esploso diversi colpi all’apparire del generale, colpendolo prima a un arto e al piede, quindi al torace durante un corpo a corpo sul pianerottolo. L’aggressore è riuscito a fuggire; gli investigatori affermano di lavorare su filmati di videosorveglianza e testimonianze dei vicini, che parlano di urla e richieste d’aiuto pochi istanti dopo gli spari. Le autorità hanno aperto un fascicolo per tentato omicidio, mentre il Comitato Investigativo – braccio giudiziario delle forze dell’ordine russe – ha confermato luogo, dinamica di massima e ricovero della vittima.
La cornice politica: la guerra ombra mentre si parla (faticosamente) di pace
L’attacco avviene a ridosso di due giorni di incontri ad Abu Dhabi tra rappresentanti di Russia, Ucraina e Stati Uniti. Nessuna svolta, ma contatti utili a tenere in vita il canale negoziale. Proprio per questo, in poche ore, dal fronte politico russo si alza il coro delle accuse: il movente – sostengono – sarebbe sabotare il clima di colloquio. Il Cremlino fa sapere che Vladimir Putin è stato informato e che i servizi competenti hanno stretto le maglie della protezione ai vertici militari; il ministro degli Esteri Sergej Lavrov parla di “atto terroristico” imputabile a Kyiv, senza produrre, al momento, elementi pubblici di prova. Da Kyiv non arrivano rivendicazioni. Osservatori occidentali invitano alla cautela: l’ipotesi di un’azione ucraina resta sul tavolo, ma non mancano le letture che evocano possibili regolamenti di conti interni, specie considerando il ruolo di Alekseev nella gestione della crisi Wagner (2023) e in dossier sensibili del GRU.
Perché proprio lui: il valore strategico del “numero due”
Nella gerarchia delle forze armate russe, il GRU è più di un’agenzia: è un sistema nervoso che integra raccolta informativa, spionaggio tecnico, operazioni speciali, cyber, sabotaggio. Il primo vicecapo – posizione di Alekseev dal 2011 – coordina dossier chiave e fungerebbe da cerniera tra piani politici e reparti esecutivi. Nel teatro ucraino, il suo nome viene associato a snodi come la gestione delle PMC (compagnie militari private), il supporto alle operazioni ibride e il raccordo con le forze regolari. È anche volto noto all’estero per le citate sanzioni su presunte ingerenze elettorali (USA 2016/2020) e per l’ombra lunga del caso Skripal. In questo quadro, neutralizzare – o anche solo ferire gravemente – una figura di tale peso produce un effetto moltiplicatore: panico organizzativo, riallineamenti interni, ridefinizione delle procedure di sicurezza.
Sicurezza interna: la faglia che si allarga
L’episodio alimenta una domanda cruciale: quanto è solida la difesa passiva dei vertici militari russi in ambito urbano? L’accesso di un finto corriere a un condominio “sensibile” e la possibilità di attendere per minuti – se non ore – sulle scale richiamano il tema della profilazione dei bersagli e della segmentazione degli spazi (garage, ascensori riservati, varchi dedicati). I milblogger russi hanno già stigmatizzato falle nella sicurezza, denunciando l’assenza di protocolli più stringenti negli stabili di residenza degli alti ufficiali. Il Cremlino promette una stretta, ma l’inerzia architettonica dei condomini moscoviti è un avversario ostico: cambiare serrature e passaggi è semplice, ridisegnare flussi e abitudini lo è meno.