8 febbraio 2026 - Aggiornato alle 00:16
×

LA GUERRA

«La notte dei contatori spenti»: l’Ucraina sotto un nuovo diluvio di droni, blackout diffusi

Dalla Leopoli occidentale a Odessa, fino al cuore industriale di Dnipropetrovsk: l’ultimo attacco russo piega la rete

07 Febbraio 2026, 10:21

“La notte dei contatori spenti”: l’Ucraina sotto un nuovo diluvio di droni, blackout diffusi e rete elettrica sotto stress

Seguici su

Una riga di luce tagliava il buio a Burshtyn, nell’Ivano-Frankivsk: non era un’alba, ma un riflesso arancio, innaturale, sulle ciminiere della centrale termica. Più a nord, nei pressi di Khodoriv, in Leopoli, il ronzio basso dei droni anticipava le esplosioni sorde che avrebbero spento quartieri interi. A Kiev, alcune sirene hanno fatto da metronomo a una città che alterna 4-6 ore di corrente a silenzi elettrici. È la fotografia di una notte, la scorsa notte, che l’operatore di rete Ukrenergo ha definito senza giri di parole: «nuovo massiccio attacco alla rete elettrica», attivando interruzioni d’emergenza nella maggior parte delle regioni e rimandando i lavori di ripristino a quando «la sicurezza lo permetterà». In parallelo, oltre confine, la Polonia ha scelto la prudenza: allerta aerea rafforzata e stop temporaneo agli aeroporti di Rzeszów e Lublino, snodi sensibili per la logistica militare.

Il quadro generale: un’offensiva a “geografia larga”

La cronaca di queste ore è una mappa. L’Aeronautica ucraina ha segnalato attività di UAV in Leopoli, con tracciamenti vicino a Khodoriv; deflagrazioni e incendi a Burshtyn (obiettivo ricorrente per chi vuole colpire la rete di produzione), allarmi e impatti in Kiev, Odessa e Dnipropetrovsk. In parallelo, i canali istituzionali ucraini hanno confermato l’applicazione di blackout di emergenza per evitare il collasso del sistema, mentre i distacchi programmati — la routine di un Paese che da mesi “dosa” l’elettricità — risultano via via sostituiti da misure più drastiche e immediate.

A rendere il quadro più instabile, la stagione: temperature rigide, domanda di energia ai massimi e una campagna di saturazione russa che combina droni d’attacco (tra cui i noti Shahed) e missili di varia gittata. Nelle stesse ore, il presidente Volodymyr Zelensky ha puntato il dito sulle prestazioni della difesa aerea, giudicate «non soddisfacenti» e bisognose di un’accelerazione nella messa in campo di sistemi più efficaci, dai Patriot agli intercettori a medio raggio. Il messaggio politico è netto: la difesa aerea è la cerniera tra il buio e la continuità di servizi essenziali.

Le città sotto pressione

  1. In Leopoli e dintorni, i droni sono stati avvistati nelle vicinanze di Khodoriv, area strategica per la viabilità e la distribuzione regionale. Le autorità locali hanno invitato a non documentare in tempo reale posizioni e impatti, una raccomandazione che segnala il carattere prolungato dell’attacco.
  2. A Burshtyn (oblast di Ivano-Frankivsk), le esplosioni hanno interessato il perimetro della centrale termica: il sito è noto nella rete come nodo di equilibrio per l’ovest del Paese. Gli incendi sono stati contenuti, ma le verifiche strutturali richiederanno tempo e, soprattutto, sicurezza operativa.
  3. A Kiev, dove già nei giorni scorsi si contavano oltre 1.100 edifici senza riscaldamento, le interruzioni sono diventate più rigide: in alcune aree la fornitura resta limitata a poche ore al giorno. Le utility locali insistono su misure di “sobrietà elettrica”: evitare l’accensione simultanea di elettrodomestici energivori quando la luce ritorna, per non far saltare i trasformatori appena ripristinati.
  4. In Odessa, obiettivo frequente degli attacchi con UAV, si sono registrati incendi alle infrastrutture energetiche e a strutture industriali dismesse; il Servizio statale di emergenza ha riferito interventi rapidi e, secondo i primi riscontri, l’assenza di vittime.
  5. In Dnipropetrovsk, cuore industriale e logistico, i danni a sottostazioni e linee di trasmissione hanno colpito un alto numero di utenze. L’impatto si misura non solo in case al buio, ma in impianti termici costretti a fermarsi o a svuotare i circuiti per evitare il congelamento delle tubazioni.

Un inverno “armato”: perché l’energia è il primo bersaglio

Il fine degli attacchi è duplice:

  1. logorare la resilienza civile tagliando elettricità, calore e acqua quando servono di più,
  2. costringere il Paese a deviare risorse dalla linea del fronte alla protezione e riparazione della rete.

Da ottobre 2025 la campagna russa ha intensificato la frequenza e l’ampiezza delle ondate: in più occasioni, secondo le autorità ucraine e compagnie energetiche come DTEK e Centerenergo, gli attacchi hanno sospeso o ridotto drasticamente la produzione termoelettrica, con situazioni limite — come il “generazione zero” lamentato da Centerenergo in uno degli assalti più distruttivi dell’inverno — che hanno imposto settimane di razionamenti nelle aree metropolitane.

La cifra tattica è la saturazione: decine o centinaia di droni in arrivo da più direzioni, combinati con missili balistici e da crociera, mirano a superare la densità delle difese antiaeree. Anche quando la percentuale di intercetti è alta, la massa residua può colpire bersagli esposti, come i trasformatori delle sottostazioni — componenti lenti da sostituire, chiave nel “cuore” della rete.