il caso
Quattordici aerei per un solo arrivo: il viaggio olimpico (e politico) di JD Vance diventa un caso
Una delegazione extralarge, una scorta chilometrica e fischi allo stadio: l’approdo del vice di Trump ai Giochi di Milano-Cortina 2026 diventa la prima notizia del giorno, tra diplomazia, sicurezza e percezione dell’America all’estero
Uno, due, tre… fino a quattordici aerei che toccano l’asfalto di Malpensa a distanza ravvicinata. Non sono atleti né staff tecnici: è la macchina politico–diplomatica che accompagna il vicepresidente degli Stati Uniti, JD Vance, in visita per l’inaugurazione dei Giochi Olimpici Invernali di Milano-Cortina. La scena, destinata a far discutere, è solo il prologo: nel cuore della città, una colonna di vetture lunga chilometri scorta il convoglio verso l’Excelsior Hotel Gallia, con sicurezza rafforzata, transenne, varchi mobili, e quartieri interi che rallentano per lasciar passare il corteo.
La sera del 6 febbraio 2026, al San Siro che ospita l’apertura di questi Giochi diffusi su più sedi, l’entusiasmo per Team USA è evidente. Ma quando il maxischermo inquadra JD Vance con la moglie Usha Vance, il brusio si trasforma in fischi e buu percepibili in tutta l’arena. Un contrappunto sonoro che spiega bene l’aria del tempo e riflette la polarizzazione attorno all’amministrazione Trump e alle sue politiche, dalla sicurezza dei confini alla postura internazionale. Le cronache internazionali registrano con chiarezza il clima: applausi per gli atleti americani, contestazione per il loro rappresentante politico.
L’arrivo scaglionato di 14 velivoli con delegati, personale di intelligence e agenti americani specializzati in sicurezza è il dettaglio che ha acceso il dibattito. La cifra, confermata da più resoconti, nasce dall’intreccio di tre fattori: il rango della visita (un vicepresidente in missione ufficiale), il profilo di rischio tipico dei mega-eventi sportivi, e la natura “multisede” dei Giochi di Milano-Cortina che obbliga a pianificare spostamenti su un territorio ampio. Tuttavia, l’impatto visivo di una flotilla così corposa e della lunga motorcade urbana alimenta inevitabilmente la percezione di una presenza “ingombrante” e “di potenza”.
A complicare la cornice, la notizia della presenza — in ruolo dichiaratamente consultivo — di personale legato a Immigration and Customs Enforcement (ICE). La precisazione dell’ambasciatore USA in Italia, Tilman Fertitta, è arrivata per tempo: nessuna attività di enforcement sul suolo italiano, ma supporto informativo su minacce e criminalità transnazionale. La rassicurazione, però, non ha spento per intero le polemiche, soprattutto sul piano simbolico, dove ICE evoca a molti europei l’immaginario — e le controversie — della politica migratoria statunitense.
La tradizione vuole che una delegazione presidenziale rappresenti gli Stati Uniti alle Olimpiadi, e nel 2026 tocca al vicepresidente JD Vance guidare il gruppo in nome del presidente Donald Trump. La scelta segna continuità istituzionale ma introduce elementi nuovi legati alla biografia e al linguaggio politico di Vance, figura centrale per interpretare la fase attuale della politica estera USA e i suoi riflessi sulla percezione internazionale del Paese. Accanto a lui, in una composizione che mescola politica e soft power, spiccano il segretario di Stato Marco Rubio e l’ambasciatore Tilman Fertitta, oltre a icone sportive come Apolo Ohno, Evan Lysacek e le gemelle Jocelyne e Monique Lamoureux.
Le contestazioni durante le grandi cerimonie non sono nuove, ma l’episodio del 6 febbraio 2026 colpisce per il netto scarto tra la calorosa accoglienza agli atleti e la reazione ostile al rappresentante politico. Per gli Stati Uniti, il messaggio che filtra è duplice: lo sport può ancora unire — lo si è sentito nei cori per Team USA — ma la politica divide e la piazza europea non esita più a mostrarlo, anche davanti alle telecamere del mondo.