Intrappolato sotto una cascata di ghiaccio: come è morto lo scalatore a Lillaz
Un errore tecnico nella fase di discesa, l’acqua che scorre invisibile sotto la coltre gelata, l’incastro fatale a diversi metri di profondità: a Cogne, nella frazione di Lillaz, un alpinista straniero ha perso la vita. Gli inquirenti ricostruiscono la dinamica, i soccorsi raccontano minuti impossibili
Uno scalatore di nazionalità straniera è rimasto intrappolato a più metri di profondità dopo un errore tecnico in fase di discesa. Quando le squadre del Soccorso Alpino Valdostano e del S.A.G.F. della Guardia di Finanza di Entrèves lo hanno riportato alla base della colata, per lui non c’era più nulla da fare. La dinamica esatta è tuttora al vaglio, ma il primo quadro è netto: durante la calata, l’uomo è entrato nell’acqua gelida che scorre sotto il ghiaccio e si è incastrato nel ventre della cascata.
La segnalazione è arrivata in serata: una squadra mista del SAV e del S.A.G.F. ha raggiunto rapidamente la zona di Lillaz, punto di accesso fra i più frequentati dagli amanti dell’ice climbing nel comprensorio di Cogne. I tecnici si sono calati, hanno individuato il punto critico sotto la lastra, quindi hanno eseguito le manovre per riportare lo scalatore alla base dell’itinerario. L’uomo, però, era già privo di vita. È l’ennesima operazione su cascate di ghiaccio in un inverno che, tra finestre di freddo intenso e rialzi termici improvvisi, impone margini di sicurezza strettissimi.
Le cascate di Lillaz sono un’icona del territorio: tre salti per un dislivello complessivo di circa 150 metri, un anfiteatro naturale che d’estate richiama famiglie e camminatori e d’inverno diventa parete scolpita per ramponi e piccozze. La raggiungibilità, la bellezza dell’ambiente e la costanza di formazione del ghiaccio ne fanno una meta di culto per gli ice climber; proprio per questo, qui la convivenza tra turismo lento e alpinismo tecnico richiede regole chiare e competenze solide.
Il torrente che alimenta la cascata non smette di scorrere nemmeno durante i periodi di freddo intenso: si crea così una volta di ghiaccio sotto la quale l’acqua, a temperature prossime allo zero, continua a lavorare, scavare, assottigliare. In alcuni tratti la lastra può risultare sottile, in altri presentare ponti, canne e “bombe” di ghiaccio che occultano cavità. In fase di discesa, soprattutto con calate in corda doppia da ancoraggi su ghiaccio o da soste naturali, la gestione della traiettoria, l’assenza di torsioni sulle corde, il controllo di eventuali sifoni o sbocchi d’acqua diventano elementi vitali. Non è un caso che molte linee guida internazionali insistano sul principio base: “la discesa è la fase più pericolosa, da trattare con la stessa disciplina della salita”.
Secondo la prima informativa, la morte dello scalatore di Lillaz è riconducibile a un errore tecnico in discesa: un’impercettibile variazione di traiettoria, una valutazione sbagliata dell’ancoraggio, oppure un imprevisto legato alla morfologia della colata potrebbero aver indirizzato la calata verso una finestra d’acqua sotto la volta gelata. L’uomo avrebbe così attraversato il sottile diaframma ghiacciato, finendo nel flusso ipotermizzante del torrente e rimanendo incastrato a più metri di profondità. Le procedure di recupero sono state immediate, ma la sopravvivenza in acqua prossima a 0 °C si misura in pochissimi minuti. Gli investigatori del S.A.G.F. di Entrèves stanno ricomponendo i passaggi con rilievi e testimonianze. Fino alla chiusura degli accertamenti, restano valide solo le informazioni ufficiali.