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la guerra

Gelo, Starlink spento, droni muti e assalti al rallentatore: perché la spinta russa in Ucraina si è inceppata

Dalla morsa dell’inverno al “muro” digitale: come il freddo estremo e il blocco dei sistema satellitare ai reparti di Mosca hanno ridotto l’avanzata a poche centinaia di chilometri quadrati

08 Febbraio 2026, 03:00

Gelo, droni muti e assalti al rallentatore: perché la spinta russa in Ucraina si è inceppata

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Sulla steppa, il vento scava e il termometro precipita sotto i -25 °C. Una pattuglia d’assalto russa si muove a scatti: le orme nella neve la tradiscono, i droni ucraini colgono ogni traccia come fossero venature su carta lucida. Poi, il colpo di scena: le antenne smettono di “parlare”, i terminali diventano mattoni e le squadre restano senza rete. Nel giro di poche settimane, l’impeto registrato a novembre scende di tono: dai 505 km² conquistati allora ai 245 km² di gennaio, secondo i dati dell’OSINT ucraino DeepState. La guerra continua, ma la progressione rallenta. E non solo per la neve.

novembre le forze di Mosca hanno allargato l’area occupata di circa 505 km², con la massima pressione attorno a Huliaipole e lungo l’asse Pokrovsk–Myrnohrad. È lì che si è concentrato quasi il 40% degli avanzamenti. A gennaio 2026, il quadro cambia: 245 km² in più, “quasi la metà” rispetto a dicembre (e a novembre), con un’attività di assalto calata di appena il 4%. In altre parole: tanto sforzo, meno terreno. Settori più battuti: Pokrovsk (33% degli attacchi) e Huliaipole (21%, in crescita). La dinamica non è un’impressione. Le serie dell’Institute for the Study of War mostrano che il ritmo dei guadagni russi, esploso a fine 2025, ha iniziato a scendere fra fine dicembre e metà gennaio: da oltre 276 km² (1–17 dicembre) a 74 km² (31 dicembre–13 gennaio), con un media mobile a 7 giorni in netto declino. Anche gli analisti notano che il terreno “facile” d’autunno—nebbia, pioggia, droni ucraini penalizzati—è stato rimpiazzato da un inverno che complica soprattutto chi attacca a piedi. 

Sul periodo più ampio, diverse rassegne convergono: nel 2025 Mosca ha guadagnato fra 4.300 e 4.800 km², con un picco autunnale e una frenata nell’ultimo mese dell’anno, poi confermata a gennaio. È una progressione “lenta ma costante”, capace di consumare risorse senza produrre una sfondamento strategico.

C’è un vecchio adagio militare: d’inverno vince chi aspetta. Nell’era dei droni la regola non è sparita, anzi: il freddo estremo rende più visibili i corpi alle termocamere, le orme e le tracce di ruote restano impresse, la vegetazione spoglia toglie copertura. Muoversi all’attacco significa esporsi più a lungo alla sorveglianza aerea. In queste settimane, raccontano ufficiali ucraini, il fattore limitante non è tanto “quanto si può spingere un carro su terreno gelato”, ma “quanto a lungo si può restare invisibili ai droni”.

Allo stesso tempo, il gelo taglia l’autonomia delle batterie di UAS e radio. Le unità ucraine hanno escogitato soluzioni di fortuna—dalle solette riscaldanti avvolte attorno agli accumulatori ai contenitori termici—per mantenere operativi i velivoli. Ma il principio vale per entrambi i fronti: quando la temperatura precipita, l’aria fa selezione.

Gli aggiornamenti dell’intelligence britannica hanno segnalato a dicembre un lieve calo nel numero di UAS “one-way” russi proprio per le condizioni meteo peggiori, a fronte di volumi comunque colossali (55.000 droni del genere lanciati su base annua nel 2025). In parallelo, più ondate di missili e Shahed hanno colpito l’infrastruttura energetica ucraina durante il gelo, aggravando blackout e interruzioni di calore.

Il secondo freno non è caduto dal cielo: è stato attivato. A cavallo tra fine gennaio e i primi di febbraio 2026, SpaceX ha introdotto contromisure che—secondo Kyiv e vari riscontri—hanno ridotto drasticamente l’uso non autorizzato di Starlink da parte delle truppe russe. Al cuore c’è una “whitelist”: in Ucraina funzionano solo i terminali verificati e registrati dalle autorità; gli altri, sul campo, diventano inutilizzabili.

Il punto è sensibile perché per mesi erano emerse prove—raccolte da consulenti militari ucraini e think tank—di droni d’attacco russi equipaggiati con terminali Starlink di provenienza illecita (bottino di guerra, triangolazioni di mercato, reti-ombra): un “moltiplicatore” capace di estendere la portata e la resilienza dei velivoli rispetto alla guerra elettronica. SpaceX ha sempre ribadito di non vendere in Russia e di vietare usi offensivi, ma il contrabbando esiste. Con la nuova barriera, la finestra si è ristretta.

Lo confermano resoconti di unità sul fronte: da inizio febbraio, su ampi tratti della linea, i terminali russi “hanno smesso di funzionare, trasformandosi in mattoni”—scrive un ufficiale citato da Euromaidan Press—con effetti immediati su comando e controllo e quindi sul ritmo degli assalti. Altri reparti parlano di impatto più graduale, ma convergono su una realtà: coordinarsi senza rete è più difficile, soprattutto per una dottrina che ha puntato su infiltrazioni di fanteria in profondità, piccoli gruppi collegati via dati.

Il quadro è stato riconosciuto anche a livello internazionale: Financial Times, Euronews e Al Jazeera hanno ricostruito la stretta tecnica, il dialogo fra Elon Musk e la difesa ucraina (oggi guidata dal ministro Mykhailo Fedorov) e l’avvio della registrazione di massa dei terminali. Un passaggio che, per qualche ora, ha creato disagi anche a reparti ucraini non ancora in white‑list, ma che ha ricevuto lodi a Kyiv per l’efficacia nel ridurre le perdite civili e militari da droni connessi.

    Mentre la linea militare si irrigidisce, la guerra all’energia prosegue. Il 3 febbraio 2026 ondate di missili e droni hanno colpito il sistema elettrico ucraino durante una delle settimane più fredde dell’anno. Kyiv, Kharkiv, Dnipro e altre città hanno subito blackout prolungati; migliaia di condomìni sono rimasti senza riscaldamento. MSF ha parlato di “emergenza nazionale” con casi di ipotermia vicino al fronte. È l’altra faccia dell’inverno: se al fronte il gelo favorisce chi difende, nelle città spinge la popolazione verso il limite.

    La storia recente invita alla prudenza. A novembre 2025, complici nebbia e piogge che disturbavano i droni ucraini, l’avanzata russa aveva accelerato, toccando livelli che Londra e Washington hanno definito i più alti dalla fine del 2022 su base mensile. Non è detto che febbraio–marzo restino su ritmi bassi: basterebbero finestre meteo meno proibitive e aggiramenti tattici alle nuove restrizioni Starlink (che SpaceX continua a rafforzare) per rimettere pressione su alcuni settori. Ma, per ora, la curva dice altro.