il caso
La Nato in frantumi: gli Usa snobbano Monaco, l'Europa sola contro la Russia nell'Artico
L'agenda Trump si sposta sull'Indo-Pacifico: assenze a raffica lasciano l'Europa a gestire Ucraina e Artico, con Rutte che avverte: "Senza America è un sogno"
Ai vertici del quartier generale della Nato il ritornello non cambia: l’impegno di Washington nell’Alleanza «non è in discussione». Tuttavia, tra assenze di peso ai tavoli che contano per la difesa del continente e una strategia dell’amministrazione Trump sempre più orientata verso l’Indo-Pacifico, il messaggio implicito è evidente: gli Stati Uniti stanno ridefinendo le priorità e chiedono all’Europa di farsi carico della propria sicurezza e di quella dell’Ucraina.
L’ultimo segnale arriva dal calendario diplomatico. Alla Conferenza sulla sicurezza di Monaco, in programma dal 12 al 14 febbraio, il vicepresidente J.D. Vance—reduce dai fischi di Milano e autore lo scorso anno di un intervento che aveva scosso l’establishment europeo—non sarà presente. Analogo copione per la ministeriale Difesa della Nato del 12 febbraio a Bruxelles, dove mancherà anche il segretario Pete Hegseth: al suo posto interverrà il vice, Elbridge Colby, considerato l’architetto della nuova dottrina americana.
Non è una sequenza casuale. Già alla precedente riunione dei ministri degli Esteri della Nato, Washington aveva evitato di esporre direttamente Marco Rubio. Sarà ora proprio Rubio a rappresentare gli Stati Uniti a Monaco, con il compito di ricucire un fronte transatlantico in tensione, prima delle tappe a Bratislava e Budapest per incontrare Robert Fico e Viktor Orbán, i leader europei più vicini alla Casa Bianca.
Segnali che a Bruxelles vengono letti con crescente inquietudine. L’assenza di Hegseth, ha ammesso l’ex portavoce della Nato Oana Lungescu, «rappresenta un segnale negativo in una fase di forte stress delle relazioni transatlantiche» e rischia di alimentare «i dubbi sulla solidità dell’impegno americano».
L’allarme risuona da tempo nelle capitali europee, a cominciare dal Nord, dove la tensione è salita alle stelle durante lo scontro sulla Groenlandia. I toni con Washington negli ultimi giorni si sono fatti meno aspri, «ma la crisi non è terminata», ha avvertito da Nuuk il ministro degli Esteri danese Lars Løkke Rasmussen.
Mercoledì i ministri della Difesa della Nato discuteranno del rafforzamento della presenza nell’Artico per rispondere alle minacce di Russia e Cina. Sul tavolo anche l’ipotesi di una missione Arctic Sentry, per innalzare il livello di sorveglianza militare nella regione. L’obiettivo, ha spiegato il ministro britannico John Healey, è «mostrare agli Stati Uniti che gli alleati stanno già facendo di più».
Nella stessa giornata, nel castello belga di Alden Biesen, i leader dell’Unione europea affronteranno il tema della competitività con un’attenzione sempre più esplicita alla difesa: nonostante le divergenze sul buy European, si fa strada la convinzione che servano un cambio di passo e maggiore autonomia strategica.
A cercare ancora un equilibrio è il segretario generale dell’Alleanza, Mark Rutte: immaginare una difesa europea senza gli Stati Uniti, ha tagliato corto la scorsa settimana, è «sognare».