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l'inchiesta

Garlasco, quei cinque minuti che non passano mai: cosa c'è nella consulenza di Roberta Bruzzone sul caso Poggi (che aiuta Sempio)

Dalla nuova consulenza della criminologa volto tv agli accertamenti sui computer, perché ogni secondo e ogni clic possono far cambiare la storia

08 Febbraio 2026, 00:16

Garlasco, quei cinque minuti che non passano mai: il caso Poggi torna sotto i riflettori

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L’orologio segna poco dopo le 13:40 del 13 agosto 2007. In un fazzoletto di tempo — 5 o 6 minuti appena — si consuma un passaggio decisivo: l’ultima chiamata di Alberto Stasi alla fidanzata Chiara Poggi, la corsa verso la caserma, la telefonata al 118, il “sto andando dai carabinieri”. È in quell’interstizio di realtà, strettissimo eppure capace di spalancare abissi, che oggi si torna a cercare risposte. Il profilo genetico, gli orari, i computer, perfino uno scontrino di parcheggio diventano tasselli che si spostano di pochi millimetri e generano nuovi interrogativi. E mentre la condanna definitiva a 16 anni di Stasi — sancita dalla Corte di Cassazione il 12 dicembre 2015 — resta scolpita, la cronaca giudiziaria registra un nuovo scambio di colpi: una consulenza della criminologa Roberta Bruzzone per la famiglia Poggi e l’ulteriore giro di vite degli accertamenti informatici decisi dalla Procura di Pavia.

La criminologa Roberta Bruzzone ha reso noto di avere completato uno studio da consegnare alla parte civile, la famiglia Poggi, costruito “sulla scorta di ciò che lui dice di aver fatto”. Al centro, i “passaggi impossibili” nelle dichiarazioni rese da Stasi nelle ore e nei giorni successivi al delitto: micro-pattern comportamentali, tempi, movimenti, coerenza interna del racconto. La consulenza — pro bono e destinata alla parte civile — non è un atto d’indagine, ma un lavoro di sintesi forense che mira a mettere ordine nei nodi rimasti controversi, a partire proprio dal segmento compreso tra l’ultima telefonata a Chiara e il contatto con l’Emergenza Sanitaria. Bruzzone, che negli anni ha ribadito la sua convinzione sulla solidità della condanna, ha raccontato di avere isolato elementi “mai trattati” con cui intende rafforzare l’impianto accusatorio, anche alla luce delle più recenti discussioni sulla scena digitale del caso.

La scelta di destinare il lavoro alla parte civile ha acceso un dibattito pubblico: in tv non sono mancati contraddittori serrati, a conferma di come il delitto di Garlasco continui a dividere. Ma è sui contenuti — più che sul “chi” li riceve — che si gioca la partita: i “due passaggi impossibili” di cui parla Bruzzone rimandano alla compatibilità tra tempi dichiarati, reazioni e dinamiche materiali, dalla permanenza nell’abitazione alla decisione di chiamare il 118 “mentre” (o “davvero quando”?) si è già davanti alla caserma.

Tra gli snodi che la nuova consulenza promette di riesaminare c’è il lasso di 5-6 minuti che separa l’ultimo tentativo di contatto telefonico con Chiara e la chiamata al 118. Le ricostruzioni tecniche e i resoconti processuali hanno da sempre sottolineato quanto, in uno scenario del genere, ogni secondo pesi: ingresso nella villetta, eventuale sopralluogo, uscita, raggiungimento della caserma, telefonata. Nelle carte e nelle analisi mediatiche dell’epoca venne messo in discussione il luogo effettivo della chiamata ai soccorsi, con il tema delle celle agganciate e dei rumori di fondo nella registrazione. Resta un fatto: in quel segmento temporale si condensa un tratto della verità processuale che ha contribuito a tratteggiare l’incoerenza del racconto di Stasi. Il resto lo hanno fatto gli altri indizi valorizzati nelle varie fasi: dalle impronte alla bicicletta con tracce ematiche, fino agli elementi logici utilizzati dai giudici.

Non c’è solo il fattore tempo. L’altro grande capitolo che si riapre è quello dei computer. In particolare: la nuova consulenza informatica di parte civile, illustrata nelle scorse settimane dai legali della famiglia Poggi, secondo cui la sera del 12 agosto 2007 Chiara avrebbe avuto accesso, in assenza del fidanzato, a una cartella del PC di Stasi contenente materiale pornografico. Un tassello che, nella lettura dei consulenti di parte, si salderebbe con l’ipotesi di un litigio-movente, mai entrato stabilmente in sentenza.

La dura replica della difesa di Stasi — avvocate Giada Bocellari e Antonio De Rensis — che bolla quel dato come “non confermato” e “irrilevante” e chiede, a sorpresa, di concentrare i nuovi approfondimenti soprattutto sul PC di Chiara Poggi, ritenuto potenzialmente rilevante per le indagini odierne, che chiamano in causa altri soggetti.

Al netto dello scontro tra parti, un punto fermo c’è: la GIP di Pavia ha respinto la richiesta di incidente probatorio avanzata dalla difesa dell’odierno indagato Andrea Sempio proprio perché la Procura di Pavia ha già incaricato un proprio consulente di svolgere accertamenti tecnici sia sulla copia forense del PC di Stasi (con particolare riferimento alla sera del 12 agosto 2007) sia su quella del PC di Chiara. Tempi previsti: non più di 60 giorni. Un cronoprogramma che, nelle intenzioni dell’ufficio inquirente, dovrebbe evitare sovrapposizioni e congelamenti del procedimento.

Le rivelazioni della parte civile hanno riportato al centro l’idea che Chiara possa aver scoperto, la sera prima di morire, contenuti “sensibili” sul PC del fidanzato. Per i consulenti dei Poggi, quell’accesso sarebbe avvenuto proprio nella finestra in cui Stasi si sarebbe allontanato per alcuni minuti; per la difesa dell’ex studente, il dato non solo non è “processualmente utilizzabile” ma, anche se fosse vero, non costituirebbe un elemento dirimente. Nella cornice odierna, il contraddittorio ha un riflesso pratico: indirizzare gli accertamenti dove il rendimento probatorio può essere maggiore. E per la difesa di Stasi questo luogo non è più il suo PC — già scandagliato in passato — ma quello di Chiara, che sarebbe stato utilizzato anche da altri. La partita, a questo punto, si sposta sui referti tecnici che la Procura depositerà nelle prossime settimane.

Il 2025 ha segnato la riapertura dell’indagine su Andrea Sempio, amico del fratello di Chiara, con un maxi incidente probatorio sul DNA e su una lunga lista di reperti mai o poco analizzati. Le consulenze dei genetisti nominati dalla Procura di Pavia — tra cui profili già noti in casi complessi — hanno evidenziato un’elevata compatibilità tra il profilo di Sempio e tracce del cromosoma Y rinvenute sui margini ungueali della vittima. La difesa dell’indagato contesta metodi e conclusioni; la parte civile considera quei dati “nulli”; resta il fatto che proprio tali riscontri hanno spinto gli inquirenti ad accelerare.

Fra gli elementi riemersi c’è poi lo “scontrino di Vigevano”: il ticket del parcheggio in piazza Sant’Ambrogio datato 13 agosto 2007 ore 10:18, sventolato nel 2008 come prova a sostegno dell’alibi di Sempio (“ero in libreria”). Negli ultimi mesi sono emerse due linee narrative opposte: da un lato, la voce di un “supertestimone” che metterebbe in dubbio l’attribuibilità dello scontrino; dall’altro, la scoperta — documentata in tv — di un secondo tagliando del 14 agosto 2007 ore 17:32, che per i genitori di Sempio dimostrerebbe l’abitudine familiare a conservare ricevute. In mezzo, la constatazione tecnica che quei biglietti riportano un codice progressivo e un codice random antifalsificazione. Un tema tutt’altro che folcloristico: se l’alibi regge, regge un pezzo di racconto; se vacilla, si apre un varco investigativo.

Il punto operativo, oggi, è nelle mani della Procura di Pavia e del consulente tecnico nominato il 20 gennaio 2026: sulle copie forensi dei due computer — quello di Stasi e quello di Chiara — si stanno conducendo accertamenti mirati, con un orizzonte di meno di 60 giorni per la consegna. La GIP Daniela Garlaschelli ha ricordato che l’incidente probatorio “terzo” sollecitato da una difesa avrebbe allungato i tempi oltre la soglia consentita, mentre l’iter in corso garantisce, sulla carta, la stessa terzietà in sede di valutazione giudiziaria. È un dettaglio decisivo perché scandisce il calendario: entro fine inverno-inizio primavera gli atti potrebbero essere sul tavolo, chiudendo il cerchio su accessi, orologi di sistema, log e consistenza dei dati evocati nel dibattito pubblico.