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LE ELEZIONI

Giappone, trionfo di Sanae Takaichi: prima premier donna vince le elezioni con oltre 300 seggi

Il Partito Liberal-democratico conquista il miglior risultato dal 2017

09 Febbraio 2026, 00:27

Giappone, trionfo di Sanae Takaichi: prima premier donna vince le elezioni con oltre 300 seggi

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Sanae Takaichi entra nella storia come prima premier donna del Giappone e lo fa con una vittoria elettorale che supera ogni previsione. Le elezioni anticipate di domenica hanno consegnato al Partito Liberal-democratico (Ldp) e al suo alleato Ishin fino a 328 seggi sui 465 della Camera bassa, secondo le proiezioni dell'emittente pubblica Nhk. Il solo Ldp supera quota 300 seggi, un risultato che non si vedeva dai tempi di Shinzo Abe nel 2017.

Il successo arriva nonostante le intense nevicate che hanno colpito il fronte nord-occidentale del paese, Tokyo inclusa, e conferma il consenso costruito dalla leader 64enne in appena tre mesi dalla nomina a capo del partito di governo. I sondaggi le attribuiscono un gradimento personale vicino al 70%, frutto di un'immagine diretta e moderna che ha conquistato gli elettori.

Le sfide economiche e i timori dei mercati

La vittoria nasce anche dalla richiesta di risposte concrete a problemi urgenti: inflazione persistente, prezzi al consumo in crescita, redditi fermi. Durante la campagna elettorale, Takaichi ha promesso di sospendere l'aliquota dell'8% sui consumi alimentari, una proposta condivisa da diverse forze di opposizione ma che preoccupa gli investitori.

Con un debito pubblico superiore al 200% del Pil, i rendimenti dei titoli di stato a lungo termine hanno raggiunto livelli storicamente elevati. Le aspettative di politiche fiscali espansive continuano a indebolire lo yen sui mercati internazionali, aggravando il costo delle importazioni e alimentando ulteriore pressione inflazionistica.

Linea dura con Pechino, alleanza con Washington

Sul fronte internazionale, il mandato elettorale rafforza la postura assertiva che Takaichi ha adottato nei confronti della Cina. Considerata erede dell'approccio nazionalista di Abe, di cui fu mentore, la premier ha innescato una delle crisi diplomatiche più gravi degli ultimi decenni alludendo a un possibile intervento militare giapponese in caso di attacco cinese a Taiwan.

Ben diverso il rapporto con gli Stati Uniti. Il presidente Donald Trump ha espresso il proprio "totale endorsement" nei confronti di Takaichi e confermato un vertice alla Casa Bianca previsto per marzo, sottolineando il valore strategico dell'alleanza nippo-americana nella competizione globale con la Cina. Congratulazioni sono arrivate anche dal segretario al Tesoro Scott Bessent: "Se il Giappone è forte lo sono anche gli Stati Uniti", ha dichiarato, ricordando l'ottimo rapporto con Trump.

Revisione costituzionale e svolta militare

Resta aperto il dossier della revisione dell'articolo 9 della Costituzione, la clausola pacifista che limita l'uso delle forze armate. Per avviare il referendum costituzionale servono 310 seggi, un obiettivo ora a portata di mano per il blocco conservatore. La modifica consentirebbe al Giappone di potenziare significativamente le proprie capacità militari offensive.

Il crollo dell'opposizione e la spinta a destra

Sull'altro fronte, il tracollo dell'opposizione è stato completo. L'alleanza centrista tra il Partito democratico costituzionale e il Komeito ha perso oltre due terzi dei suoi 167 seggi. Il partito anti-immigrazione Sanseito ha quasi triplicato la propria rappresentanza parlamentare e punta a influenzare ulteriormente l'agenda del nuovo esecutivo in direzione conservatrice.

Il voto giapponese si inserisce in una tendenza regionale più ampia. Anche in Thailandia, i risultati preliminari delle elezioni parlamentari indicano un'avanzata delle forze di destra, con il partito del premier Anutin Charnvirakul in testa, sebbene senza maggioranza autonoma.

Si delinea così uno scenario asiatico caratterizzato dal rafforzamento delle forze conservatrici e filogovernative, espressione di una crescente domanda di leadership forti e stabilità in un contesto segnato da rallentamento economico, tensioni sociali e pressioni geopolitiche sempre più intense.