lo scandalo
“Profondamente preoccupati”: William e Kate rompono il silenzio sugli “Epstein files” e riaprono il caso Andrea
Una dichiarazione inedita alla vigilia del viaggio in Arabia Saudita: le parole dei Principi di Galles rimettono al centro le vittime e la distanza della Corona dai legami di Andrea con Jeffrey Epstein
Una nota di Kensington Palace rompe il silenzio della Corona britannica sullo scandalo Epstein: i Principi di Galles, William e Kate, sono “profondamente preoccupati” per le “continue rivelazioni” e “i loro pensieri restano concentrati sulle vittime”. È la prima volta che la coppia più esposta della monarchia prende posizione pubblica su una vicenda che, da oltre un decennio, corrode la credibilità di Buckingham Palace e del sistema che lo circonda. E lo fa nel giorno in cui il principe inaugura una missione di tre giorni in Arabia Saudita, una cornice che rende il messaggio ancora più politico.
La dichiarazione ha un peso simbolico preciso: suggella la linea già tracciata da Re Carlo III e dalla Regina Camilla, che tra l’ottobre 2025 e i mesi successivi hanno scandito l’allontanamento istituzionale dell’ex principe Andrea Mountbatten‑Windsor. William e Kate, fino a oggi prudenti, scelgono parole misurate ma nette: “profondamente preoccupati”, “vittime al centro”. È un lessico che indica la tutela dei sopravvissuti e la presa di distanza da ogni ombra. La tempistica — alla vigilia del viaggio saudita — rivela anche la volontà di blindare l’agenda internazionale del principe da un caso che rischia di diventare la sola notizia.
Il punto di svolta istituzionale è datato 30 ottobre 2025. In quel giorno Buckingham Palace pubblica un comunicato senza precedenti: via “stile, titoli e onorificenze” a Andrea, che “sarà d’ora in poi conosciuto come Andrew Mountbatten‑Windsor”; inoltre, la richiesta formale di lasciare il Royal Lodge a Windsor e di trasferirsi in un alloggio alternativo. Il testo si chiude con una frase chiave: “I loro Maestà desiderano chiarire che i loro pensieri e la loro massima solidarietà sono stati e rimarranno rivolti alle vittime e ai sopravvissuti di ogni forma di abuso”. È la formula che oggi riecheggia nelle parole di William e Kate.
La miccia che ha riacceso il caso è la pubblicazione — avvenuta tra il 30 e il 31 gennaio 2026 — di oltre 3 milioni di pagine di materiali legati all’inchiesta su Jeffrey Epstein da parte del Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti. Un archivio vasto che include email, note investigative, appunti e rassegne, con molti dati oscurati ma anche con falle nelle redazioni. Dentro quei file il nome di Andrew Mountbatten‑Windsor ricorre “diverse centinaia di volte”, tra scambi di corrispondenza, liste di ospiti, rimandi a incontri e cene. Gli atti mostrano, fra l’altro, il tentativo — documentato in un promemoria diplomatico dell’aprile 2020 — dell’FBI e dei procuratori federali di sentire Andrew “sotto giuramento” nell’ambito del caso di traffico sessuale che travolse Epstein; richiesta che non ebbe esito.
In mezzo a questo mare di carte spiccano le email del 2010 e del 2011. In una catena di dicembre 2010, Epstein scrive a “The Duke” proponendogli una conoscenza: “È 26, russa, intelligente, bella, affidabile”; aggiunge di averle già passato l’email del duca. La risposta attribuita al duca mostra disponibilità a un incontro dopo un soggiorno a Ginevra. In altre conversazioni, emerse in queste settimane, Epstein avrebbe chiesto ad Andrew di “garantire per lui” in contatti con esponenti degli Emirati Arabi Uniti, suggerendogli perfino le parole da usare — “fiducia”, “competenza finanziaria”, “sostenitore della scienza d’avanguardia”, “divertente” — in vista di appuntamenti ufficiali del 2010. Questi scambi si collocano quando Andrew ricopriva l’incarico di “Special Representative for UK Trade and Investment” (2001‑2011).
Un ulteriore filone, citato dalla stampa britannica, riguarda l’inoltro pressoché immediato a Epstein di rapporti confidenziali ricevuti da Andrew nel 2010 in qualità di inviato commerciale del Regno Unito: briefing su Vietnam, Singapore, Hong Kong e Shenzhen; oltre a valutazioni su investimenti e aree sensibili come Helmand in Afghanistan. Se confermato nei dettagli, si tratterebbe di un uso quanto meno disinvolto di informazioni governative potenzialmente sensibili.
In parallelo, va ricordata la transazione extragiudiziale — di entità stimata dalla stampa in diverse milioni di sterline — con cui Andrew chiuse nel 2022 la causa civile promossa da Virginia Giuffre, senza ammettere responsabilità e continuando a negare ogni addebito. Il contenuto specifico dell’accordo resta riservato, ma il suo impatto reputazionale è stato enorme.
Gli Epstein files travolgono un perimetro ben più ampio della famiglia reale. Per restare all’orbita britannica, spuntano riferimenti alla corrispondenza con Sarah Ferguson, ex moglie di Andrew: nel 2009‑2011 email piene di lodi e richieste a Epstein, fino a un ringraziamento in cui viene definito “il fratello che ho sempre desiderato”. Sono elementi che non provano reati ma illuminano il raggio d’azione e le relazioni — spesso opache — del finanziere.