15 febbraio 2026 - Aggiornato alle 05:13
×

“Caso Sangiuliano”, rinvio a giudizio per Maria Rosaria Boccia: processo fissato il 6 ottobre

Le accuse di stalking aggravato, lesioni, interferenze illecite e diffamazione diventano un dibattimento

09 Febbraio 2026, 14:53

“Caso Sangiuliano”, rinvio a giudizio per Maria Rosaria Boccia: processo fissato il 6 ottobre

Seguici su

È una foto a parlare più di molte carte giudiziarie: una striscia di cerotti sulla testa di Gennaro Sangiuliano, allora ministro della Cultura, scattata nella notte tra il 16 e il 17 luglio 2024 a Sanremo. Quella immagine, divenuta presto un indizio chiave, è uno dei tasselli dell’inchiesta che ha attraversato politica e media, fino ad approdare in tribunale. Oggi quel percorso si cristallizza: secondo quanto risulta da atti citati dal quotidiano romano, Maria Rosaria Boccia è stata rinviata a giudizio con un fascicolo che le contesta cinque reati — stalking aggravato, lesioni, interferenze illecite nella vita privata, diffamazione e false dichiarazioni nel curriculum — e un processo fissato per il 6 ottobre. Nel procedimento si costituiranno parti civili lo stesso Sangiuliano, la moglie Federica Corsini e l’allora capo di gabinetto del Mic Francesco Gilioli. Le accuse, maturate dopo mesi di indagini coordinate dalla Procura di Roma, arrivano all’esame del giudice con un impianto che ricostruisce un quadro di condotte ritenute dagli inquirenti “reiterate” e “ossessive”. Le difese, dal canto loro, parlano di “piena estraneità” e confidano nel dibattimento.

Un’inchiesta nata all’incrocio tra vita privata e ruolo pubblico

Il caso esplode nell’estate 2024. Il 26 agosto un post social di Boccia ringrazia il ministro per una presunta “nomina a consigliere per i grandi eventi”; la smentita è immediata e, nel giro di pochi giorni, il tema diventa politico-mediatico. Il 6 settembre 2024 arrivano le dimissioni del ministro. Segue un esposto alla Procura capitolina e il sequestro di dispositivi elettronici dell’imprenditrice. Quell’innesco mediatico e istituzionale è la premessa delle contestazioni poi formalizzate.

A luglio 2025 la Procura di Roma chiude le indagini: atto che, nel rito ordinario, prelude alla richiesta di rinvio a giudizio. Tra le ipotesi accusatorie compaiono, oltre allo stalking aggravato, le lesioni, le interferenze illecite nella vita privata, la diffamazione e le false dichiarazioni nel curriculum per l’organizzazione di eventi. Tra le possibili vittime, oltre a Sangiuliano, sono indicate la moglie Corsini e l’ex capo di gabinetto Gilioli.

A settembre 2025 i pubblici ministeri avanzano formalmente la richiesta di rinvio a giudizio. I profili contestati restano cinque e si consolidano i due momenti-chiave del racconto accusatorio: l’episodio di Sanremo con la ferita al cuoio capelluto oltre i nove centimetri, e la registrazione — effettuata senza consenso — di una telefonata in cui l’allora ministro avrebbe ammesso il tradimento con Boccia, audio poi finito a testate giornalistiche e tv.

Le condotte al centro dell’imputazione

Secondo gli atti d’indagine, il nucleo di fatto ruota su alcuni episodi: lLa presunta aggressione di Sanremo nella notte tra il 16 e il 17 luglio 2024, da cui la lesione alla testa di Sangiuliano, documentata fotograficamente. La richiesta di consegna e ispezione del telefono cellulare dell’allora ministro — dispositivo usato anche per contatti istituzionali —, con l’ulteriore pretesa di password e sblocco delle applicazioni, fino all’asserita sottrazione della fede nuziale. La registrazione del 9 agosto 2024 della telefonata privata con la moglie, senza consenso, e la successiva diffusione di stralci audio alla stampa. Contestazione che sfocia anche nel filone parallelo sulle “interferenze illecite nella vita privata”. L’uso dei social per la pubblicazione di immagini e contenuti privati connessi alla relazione e alla vita familiare.

Gli inquirenti ritengono che l’insieme di questi fatti avrebbe provocato nella persona offesa uno stato d’ansia e paura, con stress prolungato, dimagrimento e un cambiamento delle abitudini di vita: elementi che, nel capo di stalking, assumono rilievo costitutivo. È una ricostruzione severa che, evidenziano gli stessi articoli giudiziari, dovrà essere verificata in aula, nel contraddittorio tra accusa e difesa.