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Commemorazioni

Giornata delle Foibe a Trieste, Meloni: «Il ricordo non è rancore, ma giustizia»

La celebrazione al Sacrario di Basovizza con una cerimonia istituzionale e l'inaugurazione del “Treno del Ricordo”

10 Febbraio 2026, 09:56

Giornata delle Foibe a Trieste, Meloni: «Il ricordo non è rancore, ma giustizia»

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Con una cerimonia solenne al Sacrario della Foiba di Basovizza, Trieste celebra oggi il Giorno del Ricordo, ricorrenza istituita con legge nazionale per onorare le vittime delle foibe, l'esodo giuliano-dalmata e le complesse vicende del confine orientale negli anni a cavallo del secondo dopoguerra.

Le commemorazioni al monumento nazionale sul Carso, promosse dal Comune di Trieste insieme al Comitato per i Martiri delle Foibe, si inseriscono in un ampio calendario di iniziative legate al 10 febbraio, data in cui nel 1947 fu firmato il Trattato di Pace di Parigi che assegnò alla Jugoslavia l’Istria, il Quarnaro e gran parte della Venezia Giulia.

Alla cerimonia sono presenti, tra gli altri, il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Luca Ciriani, il vicepremier e ministro delle Infrastrutture, Matteo Salvini, e il presidente del Friuli Venezia Giulia, Massimiliano Fedriga.

Numerose associazioni combattentistiche, con i propri vessilli, stanno prendendo posto ai lati dell’area delle celebrazioni. Il rito è stato preceduto dalla deposizione di tre corone d'alloro alla Foiba 149 di Monrupino.

Al termine, presso la Stazione centrale di Trieste, sarà inaugurato il “Treno del Ricordo”, convoglio storico messo a disposizione da Fondazione FS italiane e Gruppo FS, allestito con una mostra multimediale e l’esposizione delle masserizie degli esuli. È annunciata anche la partecipazione della ministra Marina Elvira Calderone, oltre a quella di Luca Ciriani.

«Oggi si celebra il Giorno del Ricordo. Una giornata che chiama l’Italia a fare memoria di una pagina dolorosa della nostra storia, vittima per decenni di un’imperdonabile congiura del silenzio, dell’oblio e dell’indifferenza. Ricordiamo i martiri delle foibe e la tragedia dell’esodo giuliano-dalmata. Centinaia di migliaia di italiani che hanno scelto di abbandonare tutto pur di non rinunciare alla propria identità». Lo scrive su X la premier Giorgia Meloni, in occasione del Giorno del Ricordo. «La Nazione non deve aver paura di guardare in faccia quella verità, ricacciando nell’ignavia ogni squallido tentativo negazionista o riduzionista. Il ricordo non è rancore, ma giustizia. È il fondamento di una memoria condivisa che unisce e rende più forte la comunità nazionale, tracciando la strada a chi verrà dopo di noi. Abbiamo ricevuto un testimone, e non intendiamo farlo cadere. Come dimostra la pluralità di iniziative e celebrazioni che il Governo promuove anche quest’anno, come il “Treno del Ricordo” che da Nord a Sud ripercorrerà idealmente il viaggio di chi ha deciso di essere italiano due volte. Per nascita e per scelta. L’Italia non permetterà mai più che questa storia venga piegata, negata o cancellata. Perché questa storia non è una storia che appartiene a una porzione di confine o a quel che resta del popolo giuliano-dalmata. È una storia che appartiene all’Italia intera. Ad ognuno di noi».

Interviene anche il sindaco di Gorizia, Rodolfo Ziberna, che in una nota afferma: «Il 10 febbraio, Giorno del Ricordo della tragedia delle foibe, dell’esodo e di quanto accaduto sul confine orientale, ricorda il dolore e la sofferenza patiti non solo dagli oltre 300.000 italiani costretti a fuggire dall’Istria, Fiume e Dalmazia – tra i quali la famiglia di mio padre e di mia madre – a seguito della decisione del Maresciallo Tito di deitalianizzare quelle terre con ogni mezzo, uccisioni nelle foibe incluse, ma anche dalle popolazioni, oggi oltre confine, che hanno subito violenze e sterminio da parte del regime comunista. Migliaia anche di sloveni e croati hanno infatti subìto la medesima sorte».

E conclude: «Mi auguro che questa giornata possa essere sempre più una giornata condivisa in cui affermare la necessità di far conoscere, soprattutto ai giovani, queste terribili pagine di storia, ma nella consapevolezza che proprio a questi nostri giovani noi abbiamo l’obbligo di assicurare un futuro privo di odio e rancore, in un territorio in cui le ferite del passato possano cicatrizzarsi per poter crescere tutti insieme. Lo dobbiamo a loro».