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il delitto di garlasco

“Chiara aveva scoperto cose innominabili”: la teoria di Lovati tra piste alternative, documenti digitali, cartelle nel pc e smentite ufficiali

Rimbalza un’ipotesi estrema: “una Spectre”, un sicario, ricerche su abusi salvate dalla vittima due mesi prima di morire. Ma cosa dicono gli atti e le fonti ufficiali?

10 Febbraio 2026, 19:41

Garlasco, l’ipotesi che inquieta: “Chiara aveva scoperto cose innominabili”. Dentro la teoria di Lovati tra piste alternative, documenti digitali e smentite ufficiali

Un’ipotesi estrema rimbalza in tv e sui giornali: “una Spectre”, un sicario, ricerche su abusi e pedofilia salvate dalla vittima due mesi prima di morire. Ma quali sono i fatti, cosa resta soltanto teoria e cosa dicono gli atti e le fonti ufficiali?

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Una chiavetta, un nome in codice — “abusati550.doc” — e un’immagine puntata su un desktop di giugno 2007. Il file raccoglie ritagli e notizie su abusi e pedofilia nella Chiesa. È materiale che, secondo gli atti, Chiara Poggi avrebbe copiato due mesi prima di essere uccisa, il 13 agosto 2007, nella sua casa di via Pascoli a Garlasco. Quando, a distanza di anni, quel documento viene mostrato per la prima volta in tv, l’interpretazione si fa più cupa: per l’avvocato Massimo Lovati — all’epoca difensore, oggi ex difensore, di Andrea Sempio — Chiara sarebbe stata eliminata “perché scomoda”, “da un sicario”, su mandato di una nebulosa organizzazione criminale che lui definisce una “Spectre”.

Il punto di svolta è l’11 marzo 2025: la Procura di Pavia iscrive Andrea Sempio — amico del fratello di Chiara — nel registro degli indagati con l’ipotesi di omicidio in concorso. Il perno sono nuove elaborazioni genetiche su residui biologici prelevati nel 2007: in particolare, compatibilità tra DNA maschile rilevato sotto le unghie di Chiara e la linea maschile della famiglia Sempio. È la premessa dell’incidente probatorio disposto dalla gip Daniela Garlaschelli, che nel corso del 2025 mette sotto esame tracce genetiche e impronte; tra queste anche la discussa “impronta 33”, una traccia di sudore su una parete delle scale, che gli inquirenti volevano collegare a Sempio ma che ha incontrato paletti procedurali e letture tecniche divergenti. A fine novembre 2025, l’elaborazione dei dati da parte della perita nominata dal giudice, ha indicato un’elevata compatibilità statisticamente significativa tra un profilo maschile parziale (12 marcatori su 16) e la linea paterna dei Sempio — un elemento forte per l’accusa, contestato però nelle conclusioni e nella portata probatoria dalla difesa e dalla famiglia della vittima. Le verifiche sono proseguite.

Sul fronte forense, sempre nel 2025, si è discusso anche del tampone orofaringeo eseguito nel 2007: in uno dei cinque campioni è stato rilevato DNA maschile di soggetto ignoto (“Ignoto 3”); in un altro, tracce riferibili all’assistente del medico legale che aveva curato l’autopsia, mentre tre campioni sono risultati non valutabili. Per Lovati si sarebbe trattato di una probabile contaminazione storica legata all’uso originario della garza (ricerca di liquido seminale nel 2007), circostanza che, se confermata, ridurrebbe l’impatto di quelle tracce sul quadro probatorio.

Nel dibattito mediatico, l’avvocato Massimo Lovati ha reiterato in più occasioni la teoria del “sicario” assoldato da una struttura criminale — la “Spectre”, per usare la sua espressione — sostenendo che Chiara sarebbe stata uccisa perché avrebbe “scoperto cose innominabili” legate a abusi sessuali nel territorio, in particolare attorno al Santuario della Madonna della Bozzola.

Qui si innesta la parte documentale: nel maggio 2025 il TgLa7 mostra per la prima volta il contenuto di una pen drive sequestrata a Chiara, dove compare il file “abusati550.doc”, assemblato nel giugno 2007 e contenente articoli e notizie su pedofilia nella Chiesa. Un tassello reale, che dimostra un interesse di Chiara — per ragioni non chiarite — verso quel tema, ma che da solo non prova alcun collegamento con l’omicidio. 

La pista “Bozzola” ha trovato nuova eco con il recupero di vecchi fascicoli e con la pubblicazione di memoriali: nel 2014 due cittadini romeni, Flavius Savu e Florin Tanasie, furono condannati per estorsione ai danni dell’allora rettore del Santuario, don Gregorio Vitali, e del vicerettore don Pietro Rossoni, minacciando la diffusione di registrazioni a sfondo sessuale. Nel 2025 Savu, latitante, è stato arrestato; gli inquirenti hanno parlato di suoi collegamenti “fantasiosi” in tv tra presunti festini e il delitto Poggi, una pista che non ha mai trovato riscontri. In parallelo, è circolato un memoriale firmato da Cleo Stefanescu (nipote di Savu), che racconta di pagamenti a giovani per prestazioni sessuali e persino di “riti” — affermazioni gravissime, ma allo stato non provate sul piano giudiziario. La Diocesi di Vigevano e la Congregazione che regge il Santuario hanno diffuso note ufficiali rigettando illazioni e difendendo il carattere spirituale del luogo; la Procura, in parallelo, ha acquisito materiali e verbali utili alle verifiche, incluse dichiarazioni rese anni prima da un sacerdote su “incontri” di natura sessuale riferiti come voci di terzi e mai formalmente denunciati.