lo scandalo
I nuovi “Epstein Files” e i nomi oscurati, ma chi li ha visti parla di figura “molto in alto” in un governo estero, di “un personaggio molto noto” e di un "sultano"
Due parlamentari americani hanno letto i fascicoli (quasi) integrali sul finanziere pedofilo: trovati i nomi “censurati” di almeno sei uomini. Dubbi su procedure e voci delle vittime
Due parlamentari americani hanno letto i fascicoli (quasi) integrali su Epstein: trovati i nomi “censurati” di almeno sei uomini. La frattura tra promessa di trasparenza e realtà delle carte si allarga, fra pressioni politiche, dubbi su procedure e voci delle vittime.
Due deputati, Thomas Massie e Ro Khanna, al termine della visita nella sala di consultazione degli Epstein files parlano: nei file “quasi” non oscurati su Jeffrey Epstein compaiono – nascosti dietro riquadri neri nelle versioni pubbliche – i nomi di almeno sei uomini che sarebbero “probabilmente incriminati” dal contesto in cui appaiono. Uno è un cittadino americano, un altro è straniero; tra gli altri, dicono, c’è una figura “molto in alto” in un governo estero e “un personaggio molto noto”.
Secondo quanto riferito da Massie (che è del partito repubblicano, del Kentucky) e Khanna (del partito democratico, della California), la loro ricognizione – circa due ore fra milioni di documenti – ha fatto emergere un nodo preciso: alcune identità maschili associate a condotte potenzialmente incriminanti sono ancora coperte senza alcuna giustificazione di legge. Almeno uno dei nomi, affermano, corrisponde a un alto funzionario di un governo straniero; un altro sarebbe un “CEO molto noto” ormai in pensione; in mezzo, un riferimento a un “sultano”. I due si sono ben guardati dal pronunciare nomi, chiedendo che sia il Dipartimento di Giustizia a rivedere e, se del caso, a rimuovere gli oscuramenti.
Secondo i media statunitensi, il sultano sarebbe l'uomo d'affari degli Emirati Arabi Uniti, mentre il Ceo sarebbe Les Wexner. Gli altri quattro sarebbero Nicola Caputo, Salvatore Nuara, Zurab Mikeladze e Leonic Leonov. In particolare, la rivista New Republic riferisce che Caputo sarebbe un ex eurodeputato ed ex assessore regionale in Campania, mentre Nuara risulterebbe un ex contatto della polizia di New York presente nella rubrica di Jeffrey Epstein.
La legge battezzata come “Epstein Files Transparency Act” – approvata nel 2025 con largo sostegno bipartisan – impone la pubblicazione di tutti i materiali non classificati, consentendo "censure" solo per tutelare le vittime e proteggere informazioni coperte da segreto, non certo per evitare imbarazzi a figure potenti. Eppure, denunciano i parlamentari, molte carte rese pubbliche restano pesantemente coperte; e perfino alcuni dossier giunti al Dipartimento di Giustizia da FBI e gran giurì sarebbero stati già rivisti a monte, in contrasto con la lettera e lo spirito della legge.
Nel mese di dicembre 2025, il Dipartimento di Giustizia ha avviato la pubblicazione di una vasta mole di materiali: decine di migliaia di pagine e un totale che, secondo varie stime, oscilla fra milioni di file, inclusi centinaia di foto e video, rubriche telefoniche e note investigative. Fra questi documenti, sono state identificate oltre 1.200 persone classificate come vittime o potenziali vittime, i cui nomi risultano nella maggior parte dei casi oscurati. Ma lo squilibrio – nomi e dettagli delle vittime talvolta visibili, presunti abusatori protetti – ha scatenato nuove proteste, con gruppi di sopravvissute che parlano di “trasparenza a senso unico”.
Sul fronte politico, inoltre, il ritardo nel rilascio integrale dei fascicoli e la mancanza – a oggi – di un rendiconto ufficiale su quanto è stato effettivamente pubblicato hanno alimentato la richiesta, da parte di alcuni membri del Congresso, di nominare un “independent monitor” o un “special master” per vigilare sulle operazioni di disclosure e certificare la correttezza delle redazioni. Una richiesta che fotografa la sfiducia crescente verso la gestione governativa del dossier.
Il dato “nuovo” emerso dalla visita di Massie e Khanna è l’esistenza di almeno sei uomini i cui nomi, nelle versioni pubbliche, risultano coperti ma che, nelle carte non oscurate, appaiono in contesti tali da far ritenere ai due deputati che possano essere “verosimilmente incriminati”. E' un’indicazione forte di rilevanza penale o comunque investigativa.
La composizione del gruppo è eterogenea: “almeno uno cittadino USA”, “almeno uno straniero”, con ruoli di vertice in un caso e alta notorietà in un altro. Massie ha alluso esplicitamente a un “CEO molto noto” e a un “sultano”.
I due deputati insistono su un principio: se la legge consente "censure" solo per proteggere vittime e segreti legali, la copertura dei nomi di possibili autori di reati contraddice l’obiettivo di accountability. Per questo invitano il Dipartimento di Giustizia a una revisione rapida delle redazioni, offrendo – dicono – di trasmettere formalmente gli elementi individuati.
La rivelazione ha avuto un’eco immediata nel dibattito a Capitol Hill. Esponenti democratici come Jamie Raskin hanno accusato il Dipartimento di Giustizia di aver operato “oscuramenti misteriosi” che finirebbero paradossalmente per esporre dettagli sulle vittime mentre “proteggono” identità di soggetti potenti già noti all’opinione pubblica per i loro rapporti con Epstein. Il parlamentare ha citato la necessità di un vaglio stringente sugli standard di redazione e ha evocato possibili audizioni dell’Attorney General per chiarire criteri e procedure.
La pressione non è solo congressuale. A far da sfondo c’è l’onda lunga di un caso che, fra Stati Uniti e Regno Unito, continua a generare scosse: nuove rivelazioni su contatti, voli e incontri imbarazzanti; accuse che coinvolgono personalità con titoli nobiliari e figure di primissimo piano; e uno scontro politico sull’interpretazione del perimetro della legge sulla trasparenza. In questo contesto, perfino la recente audizione della co-imputata Ghislaine Maxwell si è risolta in un nulla di fatto: la donna si è avvalsa del Quinto Emendamento, rifiutando di testimoniare davanti a una commissione della Camera senza garanzie preventive.