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le trattative di pace

Ucraina, Macron tende la mano a Mosca (e manda un inviato) ma Kallas frena sull'Europa al tavolo

Il presidente francese prova a riempire i tentannamenti americani la cui spinta sembra esaurita. Cosa succede a Bruxelles

11 Febbraio 2026, 00:03

Ucraina, Macron tende la mano a Mosca (e manda un inviato) ma Kallas frena sull'Europa al tavolo

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Parigi riapre il canale con Mosca. La scorsa settimana il presidente Emmanuel Macron ha inviato il suo consigliere Emmanuel Bonne, e il Cremlino ne ha dato conferma, precisando: "Se desiderato e necessario, aiuterà a stabilire rapidamente un dialogo al massimo livello", sebbene "finora non ci siano state iniziative in tal senso".

Mentre l’impulso statunitense al processo di pace appare incerto, in Europa si discute su come rientrare nella partita. A Bruxelles è sul tavolo l’ipotesi di nominare un inviato europeo che sieda al tavolo dei negoziati. L’alto rappresentante Ue Kaja Kallas, però, spinge in un’altra direzione: anche Mosca deve concedere qualcosa. Per questo annuncerà a breve "un piano per la pace sostenibile" che coinvolga i Ventisette e definisca una posizione comune.

"Prima di discutere di chi deve parlare con la Russia, serve capire di cosa vogliamo parlare", ha dichiarato Kallas in un’intervista all’ANSA e ad altre agenzie internazionali. L’intenzione, spiega l’ex premier estone, è di avviare il confronto a livello di ambasciatori e poi organizzare un giro di tavolo al prossimo Consiglio Affari Esteri, previsto per il 23 febbraio.

Tra le richieste da porre a Mosca figurano "il ritorno dei bambini ucraini rapiti" e "l’imposizione di limitazioni alle forze armate russe". Kallas sostiene la necessità di avanzare "richieste massimaliste", rispecchiando l’approccio di Mosca: "Non otterremo tutto, chiaro, ma se parti basso, nel negoziato, non finisci certamente in alto".

"Già tre mesi fa avevo proposto di presentare la nostra richiesta di concessioni ma, in quel momento, sono stata convinta da chi sosteneva che noi non avremmo dovuto fare la parte di chi intralciava il processo di pace. Ma ora è chiaro che è la Russia a non volere la pace e abbiamo visto molte pressioni sull’Ucraina affinchè facesse concessioni", ha aggiunto. Da qui l’idea di cambiare rotta e imporre una diversa narrazione: "Siamo molto grati agli americani per l’impegno mostrato, ma affinchè la pace sia sostenibile è necessario che tutti i partecipanti al tavolo delle trattative, compresi russi e americani, comprendano che occorre il consenso degli europei. E che anche noi abbiamo delle condizioni".

Kallas cita anche l’"accordo in Alaska" evocato dai russi: "E qual è l’accordo in Alaska? Le loro richieste massime: l’intero Donbass, sapete, tutto quello che stanno chiedendo ora". Con l’asticella già così alta, osserva, l’Europa non può offrire di più: "Quindi, se gli Stati Uniti non chiedono concessioni ai russi, spetta agli europei farlo".

Resta da verificare se un’impostazione così ambiziosa reggerà al confronto tra i Ventisette. Secondo Kallas, al di là della propaganda, la Russia "non sta vincendo" sul terreno; le perdite tra i militari stanno "aumentando sostanzialmente" e il Cremlino dovrà "o procedere con la mobilitazione o aumentare le risorse per attirare i volontari", in un contesto economico tutt’altro che favorevole.

Per questo, ritiene sia "il momento perfetto" per approvare il ventesimo pacchetto di sanzioni, che comprende il divieto ai servizi marittimi: "Colpirebbe duramente la flotta ombra e dunque gli introiti russi".

A margine della Conferenza di Monaco, Kallas parteciperà al G7 Esteri, dove si discuterà l’adozione della misura oltre i confini Ue. "La Russia deve essere costretta a volere i negoziati, ora sta fingendo".