16 febbraio 2026 - Aggiornato alle 01:33
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Tragedia di Rigopiano, c'è la sentenza d'appello bis: per i giudici quella strage di poteva evitare

Il verdetto: tre condannati, cinque assolti e due prescritti. Polemiche alla lettura del dispositivo a Perugia. L'avvocato delle famiglie delle vittime: «Per la prima volta riconosciuta la responsabilità della pubblica amministrazione per l'inerzia»

11 Febbraio 2026, 21:36

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Tragedia di Rigopiano, c'è la sentenza d'appello bis: per la prima volta sanzionata l'inerzia della pubblica amministrazione

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A nove anni dalla tragedia di Rigopiano, quando il 18 gennaio 2017 una valanga travolse e distrusse l’hotel causando 29 morti, si apre un nuovo capitolo giudiziario.

La Corte d’Appello di Perugia, nel processo bis di secondo grado, dopo oltre otto ore di camera di consiglio ha pronunciato tre condanne, cinque assoluzioni e due prescrizioni.

Due anni di reclusione sono stati inflitti agli ex dirigenti regionali Carlo Visca, Pierluigi Caputi e Vincenzo Antenucci.

Sono stati invece assolti l’ex sindaco di Farindola, Ilario Lacchetta, l’ex tecnico comunale Enrico Colangeli e i dirigenti della Regione Abruzzo Carlo Giovani, Sabatino Belmaggio ed Emidio Primavera.

Per gli ex funzionari della Provincia di Pescara, Mauro Di Blasio e Paolo D’Incecco, i reati sono risultati estinti per prescrizione.

Alta la tensione in aula alla lettura del dispositivo. L’avvocata dell’ex primo cittadino Lacchetta, Cristiana Valentini, è scoppiata in lacrime per l’assoluzione, suscitando la reazione dei familiari delle vittime: la madre di Stefano Feniello ha urlato «Si piange per la morte di un figlio non per un’assoluzione».

Il procuratore generale Paolo Barlucchi ha commentato: «Per la prima volta si riconosce l’inerzia e la responsabilità di una pubblica amministrazione per una tragedia. Sentenza per certi aspetti storica, certo si tratta di un riconoscimento parziale, ma dobbiamo attenerci alla volontà dei giudici».

Nel giudizio d’appello perugino il pg aveva sollecitato tre anni e dieci mesi per cinque dirigenti regionali abruzzesi — Carlo Giovani, Emidio Primavera, Pierluigi Caputi, Vincenzo Antenucci e Carlo Visca — già prosciolti nei primi due gradi; la conferma della pena a due anni e otto mesi per l’ex sindaco di Farindola, Ilario Lacchetta, condannato in primo e secondo grado, e per il tecnico comunale Enrico Colangeli, assolto in primo grado e condannato in appello a due anni e otto mesi; tre anni e quattro mesi per i due tecnici della Provincia di Pescara, Mauro Di Blasio e Paolo D’Incecco, già colpiti dalla stessa sanzione nei precedenti passaggi.

Per l’ex dirigente regionale Sabatino Belmaggio, assolto in primo e secondo grado, era stato chiesto il proscioglimento.

Il percorso processuale era iniziato con la sentenza del Tribunale di Pescara del 23 febbraio 2023: cinque condanne — tre legate alla sicurezza viaria e all’agibilità del resort — e 25 assoluzioni.

In quella sede furono riconosciuti colpevoli i due responsabili della viabilità della Provincia di Pescara, Paolo D’Incecco e Mauro Di Blasio (tre anni e quattro mesi ciascuno), per non aver reperito una turbina spazzaneve e per non aver disposto la chiusura di un tratto della Provinciale 8; condannato anche l’allora sindaco di Farindola, Ilario Lacchetta (due anni e otto mesi), per non aver emesso un’ordinanza di inagibilità e sgombero dell’hotel Rigopiano.

Sei mesi ciascuno al gestore dell’albergo, Bruno Di Tommaso, e al geometra Giuseppe Gatto, estensore della relazione tecnica allegata alla richiesta della Gran Sasso spa per interventi su tettoie e verande, per falso.

In appello, il 14 febbraio 2024, la Corte d’Appello dell’Aquila riformò parzialmente il primo verdetto: condannati l’ex prefetto di Pescara, Francesco Provolo (un anno e otto mesi), e il suo capo di gabinetto, Leonardo Bianco (un anno e quattro mesi), per falso e omissione; pena anche per il tecnico comunale di Farindola, Enrico Colangeli (due anni e otto mesi). Confermate 22 assoluzioni e le cinque condanne di primo grado.

Il 3 dicembre 2024, in Cassazione, sono divenute definitive le condanne per quattro imputati: l’ex prefetto Provolo (un anno e otto mesi) per omissione di atti d’ufficio e falso ideologico in atto pubblico; il capo di gabinetto Bianco (un anno, due mesi e 20 giorni) per falso ideologico; il gestore dell’hotel, Bruno Di Tommaso (sei mesi) — nel frattempo deceduto — e il geometra Giuseppe Gatto (cinque mesi e 10 giorni) per falso ideologico.

La Suprema Corte, secondo cui «prevedere e prevenire il disastro era dovuto», ha in parte accolto le richieste della procura generale disponendo un nuovo giudizio di secondo grado a Perugia per dieci persone: sei dirigenti della Regione Abruzzo assolti nei primi due gradi, oltre all’ex sindaco Lacchetta, al tecnico comunale Colangeli e ai due funzionari provinciali D’Incecco e Di Blasio — questi ultimi quattro condannati in appello all’Aquila — per una rivalutazione delle posizioni in relazione ai reati di omicidio e lesioni colpose plurime.

La decisione odierna della Corte d’Appello di Perugia rappresenta dunque il quarto passaggio giudiziario, aggiungendo un ulteriore tassello alla lunga ricerca di verità e responsabilità sulla catastrofe dell’hotel Rigopiano.