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la svolta

Nato, più Europa nei comandi operativi: Washington passa il testimone (ma non molla la presa) e resta l'incognita Sigonella

Una rimappatura storica dei vertici militari dell’Alleanza affida ai Paesi europei i tre comandi interforze, mentre gli Stati Uniti tengono il timone dei comandi di componente e della guida suprema. È davvero l’inizio del “disimpegno” americano o una redistribuzione del carico sotto stretta regia USA?

12 Febbraio 2026, 00:30

Nato, più Europa nei comandi operativi: come (e perché) Washington passa il testimone senza mollare la presa

Una rimappatura storica dei vertici militari dell’Alleanza affida ai Paesi europei i tre comandi interforze, mentre gli Stati Uniti tengono il timone dei comandi di componente e della guida suprema. È davvero l’inizio del “disimpegno” americano o una redistribuzione del carico sotto stretta regia USA?

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Nella sala operativa di Norfolk, in Virginia, c'è una parete di tracciati blu: rotte atlantiche, cavi sottomarini, pattugliamenti nell’Artico. Sulla porta non c’è più soltanto il sigillo americano, ma campeggia la scritta: “Allied Joint Force Command”. Un cambio di targa? Molto di più. La Nato ha deciso che i tre comandi interforze – Norfolk, Napoli (l’erede della storica Afsouth di Napoli) e Brunssum – passeranno sotto guida europea. Una transizione che dice molto della fase che stiamo vivendo: più responsabilità all’Europa, ma con gli Stati Uniti che però conservano le leve cruciali del comando e controllo.

Dal 6 febbraio gli alleati hanno concordato una redistribuzione delle responsabilità senior nella struttura di comando della Nato: il Regno Unito assumerà il comando del JFC Norfolk, l’Italia quello del JFC Naples, mentre Germania e Polonia si alterneranno alla guida del JFC Brunssum. Tutti e tre i comandi interforze a quattro stelle saranno in mani europee. La transizione avverrà “progressivamente nei prossimi anni”, seguendo i normali cicli di rotazione. Il principio politico è chiaro: “fairer burden sharing”, una ripartizione più equa del carico alleato.

A fronte di ciò, gli Stati Uniti manterranno però – e in parte accentueranno – la guida dei tre comandi “di componente” (i teatri terra-aria-mare): Allied Land Command (Izmir), Allied Air Command (Ramstein) e, novità sostanziale, anche il Allied Maritime Command (Northwood) passerà sotto bandiera a stelle e strisce. Resta inoltre salda la guida statunitense del vertice supremo militare dell’Alleanza, il SACEUR – Supreme Allied Commander Europe.

Nel riassetto operativo non è menzionata Sigonella, la base della Marina Usa a due passi da Catania. 

Sul piano operativo, nulla cambia per la Sesta Flotta statunitense: continuerà a operare dal suo storico quartier generale nell’area di Napoli-Gaeta, proiettando potenza navale nel Mediterraneo e in Africa e assicurando l’integrazione con gli assetti Nato.

Queste decisioni, confermate da comunicazioni ufficiali dell’Alleanza e da fonti qualificate, traducono in organizzazione militare una dinamica politica ormai esplicita: l’amministrazione di Donald Trump spinge perché gli alleati europei assumano più responsabilità dirette, ma senza rinunciare alle chiavi della deterrenza e della conduzione operativa.

Dall’inizio del nuovo mandato di Trump (20 gennaio 2025) la richiesta agli alleati è stata costante: più spesa, più prontezza, più leadership europea “sul teatro europeo”. La riorganizzazione dei comandi è il tassello istituzionale di questa linea. Il quadro di minaccia non si è alleggerito, anzi: l’Atlantico settentrionale e il Grande Nord sono tornati ad alta priorità, complici le mosse russe e l’attenzione crescente alla difesa delle infrastrutture critiche sottomarine - i cavi che trasportano dati e transazioni per trilioni di dollari ogni giorno – tema su cui JFC Norfolk ha mandato operativo e competenze specifiche.

L’entrata di Finlandia e Svezia nella Nato ha esteso la frontiera euro-atlantica ben dentro il Mar Baltico e fino al Circolo Polare Artico, rafforzando la centralità di Norfolk come “ponte strategico” tra Nord America ed Europa.

Sul fronte europeo, l’aumento della spesa per la difesa è ormai un trend consolidato: tra 2024 e 2025 i 27 dell’UE hanno toccato livelli record – circa 343 miliardi di euro nel 2024 (pari all’1,9% del PIL) e una proiezione a oltre 380-392 miliardi nel 2025 (circa 2,1% del PIL), con una quota di investimenti arrivata al 31% della spesa totale e attesa in ulteriore crescita. Numeri che rendono più credibile il passaggio di responsabilità ai vertici interforze.