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Il caso

Russia contro WhatsApp, Meta denuncia il tentativo di blocco: oltre 100 milioni di utenti coinvolti

Le autorità incoraggiano l’uso della nuova piattaforma sviluppata dal gruppo VK, mentre aumentano le restrizioni sui servizi di messaggistica stranieri. La mossa rientra nella strategia di controllo del cyberspazio russo

12 Febbraio 2026, 07:24

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Russia contro WhatsApp, Meta denuncia il tentativo di blocco

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Le autorità russe hanno intensificato le restrizioni sulla app di messaggistica WhatsApp, di proprietà di Meta, con quello che la stessa azienda definisce un tentativo di “blocco completo” del servizio volto a spingere gli utenti verso un’app concorrente controllata dallo Stato. La denuncia è arrivata direttamente dalla filiale di Meta, che ha definito la mossa un “passo indietro” per la sicurezza delle comunicazioni degli utenti russi.

Secondo la testimonianza ufficiale di WhatsApp, oltre 100 milioni di persone in Russia rischiano di essere private di un servizio di messaggistica privata e cifrata, fondamentale per comunicazioni quotidiane, se il blocco dovesse essere consolidato. Meta ha affermato di fare “tutto il possibile” per mantenere gli utenti connessi nonostante le restrizioni.

Da WhatsApp a MAX: l’alternativa di Stato

Il governo di Mosca sta promuovendo un’applicazione di messaggistica chiamata Max, sviluppata dal gruppo russo dei social network VK e pensata come una “super-app” con funzionalità integrate che vanno dal supporto ai servizi governativi alle attività commerciali. A differenza di WhatsApp, Max non offre crittografia end-to-end completa, alimentando timori sulla privacy e sulla sorveglianza da parte delle autorità.

Le restrizioni su WhatsApp rientrano in un quadro più ampio di controllo dell’infrastruttura digitale da parte di Mosca, che nei mesi scorsi ha limitato funzioni come le chiamate vocali e video su WhatsApp e su Telegram, un altro servizio di messaggistica molto diffuso in Russia. Anche Facebook, Instagram e altri servizi di Meta risultano difficilmente accessibili senza l’uso di VPN.

Le autorità russe giustificano tali misure con presunti motivi di sicurezza nazionale, accusando alcune piattaforme estere di non cooperare adeguatamente con la legge e di facilitare attività criminali online. Tuttavia, critici e osservatori internazionali considerano questi argomenti pretestuosi e parte di una più ampia strategia di controllo dell’informazione e del cyberspazio.

Reazioni internazionali e prospettive future

Il blocco di WhatsApp ha suscitato preoccupazione tra difensori dei diritti digitali e gruppi per la libertà di espressione, che vedono nella cancellazione o nell’ostruzione dei servizi di messaggistica una limitazione alle comunicazioni private e alla connettività globale. Resta aperta la questione delle possibili conseguenze diplomatiche e legali per le aziende tecnologiche e gli utenti russi, mentre continua la diffusione delle tecnologie di sorveglianza digitale in molti paesi con normative restrittive.