L'INCHIESTA
«Guardateci negli occhi»: scontro a Sion tra famiglie delle vittime di Crans-Montana e coniugi Moretti. Jessica piange in aula
Rabbia e richieste di verità all’ingresso dell’auditorium universitario dove la procura vallesana ascolta i testimoni: oggi tocca a Jessica Moretti
Rabbia e richieste di verità all’ingresso dell’auditorium universitario dove la procura vallesana ascolta i testimoni: oggi tocca a Jessica Moretti. Sullo sfondo, l’assenza di controlli dal 2019, la legge cantonale entrata in vigore la notte della tragedia e lo scontro di responsabilità tra privati e istituzioni
All’ingresso del campus universitario di Sion, sotto la pioggia di metà mattina, un corridoio di occhi lucidi si apre e si richiude in pochi secondi intorno a due figure. Sono i coniugi Jacques e Jessica Moretti. Dalle mani tese dei parenti dei ragazzi morti nel rogo del Constellation non partono fiori o abbracci, ma parole affilate: “Avete ucciso i nostri figli”. La scorta li stringe, gli avvocati fanno scudo, l’onda di dolore si arresta sulle scale dell’HES‑SO Valais‑Wallis, dove il Ministero pubblico del Vallese ha trasferito le audizioni per contenere l’afflusso di parti civili e difese. Oggi è prevista la nuova audizione di Jessica Moretti; ieri è toccato al marito. Per le famiglie, è l’ennesimo corpo a corpo con la realtà. Per gli inquirenti, un altro tassello nell’inchiesta su una strage che ha lasciato 41 morti e oltre 110 feriti.
Un’audizione sotto pressione
La scena a Sion non è un incidente emotivo: è stata annunciata e, in parte, organizzata sui social dai parenti che volevano “farsi vedere” dai Moretti. Il dispositivo di sicurezza ha retto, ma l’impatto simbolico è stato fortissimo. “Vogliamo che ci guardino negli occhi”, hanno spiegato alcuni familiari. La tensione ha accompagnato l’ingresso di Jessica Moretti, attesa per rispondere su gestione del locale, misure antincendio, capienza e prassi interne la notte di Capodanno.
Spintoni, urla e accuse: nell’inaspettato parapiglia, a favore di telecamere, tra famigliari delle vittime da una parte e Jacques e Jessica Moretti dall’altra c'è anche stato un drammatico scambio verbale tra una madre e Jacques. «Siete la mafia, avete pagato 200 mila franchi ed è finita!», ha detto la donna cui il proprietario del Constellation ha replicato: «No, non c'è mafia, sono un lavoratore».
«Dov'è mio figlio? Come dormite? Come mangiate? Come respirate? Mio figlio dov'è?», ha chiesto la madre disperata.
«Mi dispiace, mi dispiace, ci prenderemo le nostre responsabilità, siamo qui per la giustizia», ha replicato Jacques.
Ieri proprio Jacques Moretti davanti a magistrati e decine di avvocati di parte civile, aveva ribadito di “pensare ogni istante alle vittime”; al contempo aveva respinto con forza l’idea di una responsabilità esclusiva dei gestori, puntando il dito anche contro il Comune di Crans‑Montana e, più in generale, contro il Cantone per i controlli e per il quadro regolatorio. Una linea difensiva che aveva già lasciato intravedere nei giorni scorsi.
Il pianto di Jessica
Jessica Moretti, rivolgendosi ai legali delle parti civili, durante l’interrogatorio di oggi, ha detto in lacrime: «Ci siamo impegnati a rispondere alle domande dei famigliari. E’ per questo che oggi siamo passati davanti alle famiglie, poiché sapevamo che c'era un raduno. Sapevamo che le famiglie desideravano incontrarci. Comprendiamo la vostra rabbia, il vostro odio. Ribadisco che
saremo presenti per rispondere a qualsiasi domanda, saremo lì per voi».
Il quadro penale: quante responsabilità in gioco
L’inchiesta non riguarda più soltanto i Moretti. Dopo le prime settimane centrate sui proprietari del Constellation, il Ministero pubblico vallesano ha aperto un procedimento anche nei confronti dell’ex responsabile della sicurezza comunale, che aveva firmato i controlli del 2018 e del 2019: è indagato ed è stato ascoltato il 9 febbraio 2026. Nel fascicolo compaiono anche l’attuale capo della sicurezza del Comune e altre figure tecniche, per un totale di almeno quattro persone messe a verbale in qualità di prevenuti. Al centro delle contestazioni: l’assenza di ispezioni dal 2019 in poi e la catena di raccomandazioni rimaste, secondo diverse ricostruzioni, lettera morta.
Gli indagati principali, Jacques e Jessica Moretti, rispondono di ipotesi come l’omicidio colposo, le lesioni colpose e l’incendio colposo. A gennaio il Tribunale delle misure di coercizione aveva convalidato la detenzione preventiva di Jacques per tre mesi; successivamente, a fine mese, l’uomo è stato rimesso in libertà con cauzione di 200.000 franchi e vincoli stringenti: ritiro dei documenti, obbligo di firma quotidiano e permanenza in Svizzera. Jessica è rimasta in libertà, sottoposta a misure sostitutive.
Che cosa sappiamo sull’origine del rogo
La notte tra il 31 dicembre 2025 e il 1° gennaio 2026, poco dopo l’1:30, la festa al Constellation è stata squarciata da fiamme partite, secondo gli inquirenti, da fontane pirotecniche montate su bottiglie di champagne e sollevate verso il soffitto, dove era installata mousse fonoassorbente altamente infiammabile. L’incendio si è propagato in pochi istanti, trasformando la sala sotterranea in una trappola. In quel caos, la presenza di vie di fuga mal segnalate o addirittura impraticabili, tra cui almeno una porta di servizio “bloccata” secondo taluni atti, è diventata una variabile fatale. Il bilancio, aggiornato all’1 febbraio 2026, parla di 41 vittime (tra i 14 e i 39 anni) e 116 feriti.
Le testimonianze raccolte e riportate nei dossier di RTS e negli atti richiamati dalla stampa indicano una segnaletica carente per le uscite di sicurezza, in particolare al piano interrato; una folla superiore alla capienza percepita come gestibile; e un materiale fonoassorbente che avrebbe alimentato il lampo di fuoco. Versioni che gli avvocati della difesa contestano punto per punto, ricordando che la responsabilità causale e la catena decisionale devono essere provate in sede processuale, non nel tribunale dell’opinione pubblica.
“Locale sicuro”: la difesa insiste, ma i conti non tornano
Nelle sue dichiarazioni pubbliche più recenti, Jacques Moretti ha respinto l’immagine di un club pericoloso e fuori norma, attribuendo al Comune e al Cantone ritardi e inefficienze di controllo. “Il locale era sicuro”, è il senso della sua posizione: se mancarono i verificatori, non è dipeso dai gestori. Ma proprio l’assenza di controlli dal 2019—ammessa dall’ente locale—e gli esiti delle ispezioni del 2018 e 2019 (con “almeno sette difetti” annotati, secondo ricostruzioni giornalistiche basate su documenti tecnici) mettono in discussione quella rappresentazione. Su questi punti, la procura sta cercando risposte dai responsabili del Comune nelle audizioni di febbraio 2026.
Il nodo dei controlli e la “tempesta perfetta” normativa
C’è poi un fatto che rimbalza di dossier in dossier: nel Canton Vallese, proprio il 1° gennaio 2026, è entrata in vigore una modifica alla legge edilizia che limita la responsabilità dell’autorità per danni causati da violazioni dei privati (proprietari o gestori). La norma—ribattezzata polemicamente “salva Comune”—è entrata in vigore appena 86 minuti prima del rogo, spostando l’asse delle responsabilità civili soprattutto sul versante dei gestori e dei proprietari. Per i giuristi, un elemento destinato a pesare nelle azioni risarcitorie e nella lettura dei doveri di controllo pubblici. Resta da chiarire, caso per caso, come si incastrino eventuali omissioni pregresse, avvenute quando il quadro legale era differente.
L’altra inchiesta: chi doveva intervenire e non l’ha fatto
Il 9 febbraio ha parlato l’ex responsabile della sicurezza comunale, in carica tra il 2017 e il 2024: a lui si devono le uniche due ispezioni degli ultimi anni, gennaio 2018 e giugno 2019. Gli avvocati delle vittime chiedono di sapere perché da allora non si sia visto nessuno e quale fosse il valore effettivo delle raccomandazioni rilasciate allora, con quale seguito e con quali strumenti vincolanti. La tv regionale e le agenzie Keystone‑ATS hanno riportato anche il dettaglio che, per due volte, le raccomandazioni non sarebbero state implementate dal gestore. Una circostanza che, se confermata in giudizio, aprirebbe un fronte sostanziale sul versante della diligenza del gestore.
Numeri, profili, ferite: chi erano le vittime
Il bilancio più recente è di 41 morti, dopo il decesso, il 31 gennaio, di un 18enne svizzero ricoverato a Zurigo. Tra i feriti (115–116 secondo le diverse fonti ufficiali e giornalistiche) molti sono grandi ustionati trasferiti in Svizzera e all’estero. Le vittime appartengono a più nazionalità, con una presenza rilevante di svizzeri, francesi e italiani. L’età, per lo più tra l’adolescenza e i trenta anni, racconta la violenza di una festa mutata in lutto collettivo in pochi secondi.
Dalla cronaca giudiziaria alla memoria pubblica
Nei giorni scorsi, anche il memoriale allestito vicino al locale—un tendone con candele, fiori e messaggi—ha subito un principio d’incendio all’alba dell’8 febbraio. La Polizia cantonale vallesana ha ricondotto l’episodio a una causa accidentale, verosimilmente correlata alle candele accese; nessun ferito, lieve danneggiamento di oggetti e il libro delle condoglianze recuperato. Un paradosso tragico che ha ferito ancora una volta la comunità, proprio nel luogo del ricordo.