MALASANITÀ
Cuore “bruciato” nel viaggio verso la speranza: 6 sanitari indagati, il caso che scuote i trapianti pediatrici
Un trapianto atteso alla vigilia di Natale, un organo devastato durante il trasporto e un’inchiesta che mette sotto esame procedure e responsabilità
Un trapianto atteso alla vigilia di Natale, un organo devastato durante il trasporto e un’inchiesta che mette sotto esame procedure e responsabilità tra Bolzano e Napoli
La borsa frigo si apre in sala operatoria. È il tardo pomeriggio del 23 dicembre 2025. A Napoli, nell’ospedale Monaldi dell’Azienda Ospedaliera dei Colli, un’équipe di cardiochirurgia pediatrica attende un cuore per un bimbo di appena 2 anni e 4 mesi. Arriva da Bolzano, via terra. Il silenzio della sala si spezza quando i chirurghi afferrano il contenitore: l’organo non ha il colore giusto. I medici parlano di un cuore “bruciato”, esposto — dicono le prime ricostruzioni — a ghiaccio secco durante il trasporto. In pochi istanti la promessa di una nuova vita si capovolge in sospetto di errore e inchiesta penale. Oggi, su quel trasporto e su quel trapianto, la Procura di Napoli ha iscritto nel registro degli indagati sei sanitari per il reato ipotizzato di lesioni colpose. L’indagine tocca le équipe che hanno eseguito l’espianto a Bolzano e il trapianto a Napoli, e accende i riflettori su protocolli, responsabilità e decisioni prese in ore frenetiche.
Un’indagine a doppio binario: trasporto dell’organo e scelte in sala operatoria
Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, gli accertamenti non si limitano alla catena del freddo e al confezionamento dell’organo. A Napoli, la Procura (pm Giuseppe Tittaferrante, sezione Lavoro e colpe professionali, coordinata dal procuratore aggiunto Antonio Ricci) ha delegato verifiche ai Carabinieri del NAS di Trento e di Napoli per stabilire se siano stati rispettati i protocolli in ogni fase: dall’imballaggio e trasporto via terra del cuore fino alle scelte cliniche in sala operatoria. È sotto scrutinio anche la successiva decisione amministrativa: la sospensione del servizio di trapianti pediatrici al Monaldi e il blocco delle nuove candidature alla lista d’attesa.
La vicenda ha un contraccolpo immediato sulla struttura: in via cautelativa, la direzione ha disposto la sospensione dall’attività trapiantologica di due cardiochirurghi — provvedimento che, precisa l’azienda, non equivale a una sanzione disciplinare — e lo stop temporaneo all’inserimento di nuovi pazienti pediatrici in lista. In alcune ricostruzioni si parla anche del coinvolgimento, limitatamente al percorso trapiantologico, di ulteriori figure apicali del dipartimento. Si tratta, sottolinea l’azienda, di misure organizzative legate alla sospensione del percorso pediatrico, in attesa delle conclusioni dell’indagine.
Il nodo del trasporto: perché il “ghiaccio secco” sarebbe un errore fatale
Nelle ore successive all’accaduto, più testate hanno riportato che l’organo sarebbe stato a contatto con anidride carbonica solida (ghiaccio secco) anziché con ghiaccio idoneo al mantenimento a bassa temperatura. A contatto con il CO₂ allo stato solido, il tessuto può subire danni da “congelamento” e da iper-freddo che ne compromettono l’uso clinico: da qui l’espressione “cuore bruciato” utilizzata in modo figurato dagli operatori. Sull’impiego del ghiaccio secco per la conservazione a breve termine di organi solidi destinati a trapianto, la prassi clinica e le raccomandazioni tecniche indicano modalità di confezionamento che mantengano l’organo in soluzione preservante a temperatura controllata (generalmente tra +2 °C e +8 °C all’interno di appropriati contenitori isotermici), evitando il contatto diretto con agenti crio-genici o temperature estreme non contemplate dai protocolli. Pur non esistendo in questa sede una linea guida dedicata al “cuore” pubblicata di recente dal Centro Nazionale Trapianti che citi espressamente il divieto di CO₂ solida, la letteratura e i sistemi organizzativi della rete trapiantologica richiamano la necessità di imballaggi medicali certificati, monitoraggio dei parametri di trasporto e tracciabilità continua. In sintesi: il contatto diretto con ghiaccio secco non rientra nelle pratiche standard di confezionamento di organi solidi. Le perizie chiariranno se, come e dove sia avvenuta un’eventuale violazione procedurale.
Bolzano-Napoli: competenze, ruoli, responsabilità
Il ruolo operativo degli ospedali “del donatore” e “del ricevente” è un altro snodo dell’inchiesta. L’Azienda Sanitaria dell’Alto Adige ha puntualizzato che, in via generale, le attività di prelievo e la corretta conservazione dell’organo durante il trasporto — oltre all’intervento di trapianto — “ricadono sull’équipe del centro trapianti ricevente”, mentre l’ospedale che ha in cura il donatore mette a disposizione sale e infrastrutture. È una cornice istituzionale, non ancora una conclusione giudiziaria: spetterà ai magistrati chiarire chi abbia di fatto gestito confezionamento e catena del freddo in questa missione, e con quali procedure.
Il tempo sospeso di una famiglia e il filo sottilissimo della speranza
Mentre le carte passano al vaglio degli investigatori, a Napoli resta la voce di Patrizia, la madre del piccolo paziente — identificato con un nome di fantasia in alcune cronache — che da settimane vive accanto al figlio, autorizzata a restargli vicina dalla direttrice generale Anna Iervolino. Le sue parole raccontano una corsa contro il tempo e la richiesta di riattivare ogni canale, anche internazionale, per trovare un nuovo organo compatibile dalla rete dei trapianti pediatrici. La sua testimonianza ha dato un volto umano a una vicenda tecnica e giudiziaria, ricordando il contesto clinico: una grave cardiomiopatia e una degenza complessa, con supporti intensivi, in un bambino piccolissimo.