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Giustizia

Referendum, Gratteri infuoca il dibattito: «Voteranno No le persone perbene, Sì imputati e massoni deviati».

Lo scontro politico è aperto. La maggioranza di Governo: «Parole sconcertanti, il procuratore di Napoli chieda scusa»

12 Febbraio 2026, 17:58

Referendum, Gratteri infuoca il dibattito: «Voteranno No le persone perbene, Sì imputati e massoni deviati».

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Nicola Gratteri accende - ancora di più - il già infuocato dibattito sulla riforma della Giustizia. Le parole del procuratore di Napoli - al Corriere della Calabria - hanno fatto insorgere i politici e i sostenitori del Sì al Referendum. «per il No voteranno le persone perbene, quelle che credono che la legalità sia importante per il cambiamento della Calabria. Voteranno per il Sì gli indagati, gli imputati, la massoneria deviata e i centri di potere che non avrebbero vita facile con una giustizia efficiente», ha detto senza giri di parole. Gratteri, da decenni sotto scorta, è un profondo conoscitore delle dinamiche criminali della 'Ndrangheta. Mafia da tempo legata ai sistemi deviati della massoneria. Anzi ne ha fatto un punto di forza e potere. Per il procuratore di Napoli la riforma della giustizia porterà a una macchina della giustizia inefficiente. E questo significherà allentare la morsa sui centri di potere illeciti.

La polemica è servita su un piatto d'argento. «Dichiarazioni indegne da parte di chi dovrebbe rappresentare la magistratura. Mi auguro che le Istituzioni, la magistratura, il Comitato per il No e le altre forze politiche condannino e prendano le distanze da questa assurda criminalizzazione di chi la pensa diversamente», tuona il capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera dei deputati, Galeazzo Bignami. «La paura della probabile sconfitta al referendum sulla giustizia rende i promotori del No particolarmente disorientati, aggressivi e talora fuori da ogni ragionevolezza. È indecente, è una mancanza di rispetto nei confronti di milioni di cittadini italiani che alza il livello dello scontro della campagna referendaria», commenta in una nota Lucio Malan, presidente dei senatori di Fratelli d’Italia.

«Le parole del procuratore Gratteri sono sconcertanti. Dividere gli italiani tra persone "per bene" e presunti delinquenti sulla base della loro scelta al referendum è un atto di delegittimazione grave e inaccettabile. Chi voterà Sì non è un indagato né un complice dei poteri occulti: è un cittadino che esercita legittimamente un diritto costituzionale. Magari con l’obiettivo, sempre se Gratteri consente, di rendere la giustizia migliore. Attribuire a milioni di italiani etichette infamanti significa "sporcare" il confronto. Nessuno può arrogarsi il diritto di stabilire chi sia "per bene" in cabina elettorale. La legalità, poi, non è patrimonio esclusivo del procuratore Gratteri, al quale dico: ai "Pm protagonisti" abbiamo già pagato un pesante tributo un po' di anni fa, e non si sente affatto il bisogno di nuovi emuli, fuori tempo massimo», è lo spunto di riflessione del viceministro della Giustizia, Francesco Paolo Sisto.

«E insomma: arrestateci tutti, signor Procuratore Gratteri. Prepari milioni di pagine da riempire nel registro degli indagati dove saranno elencati i milioni di cittadini perbene che con il loro approveranno la riforma costituzionale che servirà anche ad evitare che pubblici ministeri asini di democrazia e rispetto delle persone siano collocati in ruoli di straordinaria delicatezza istituzionale. E saranno milioni di cittadini liberi, totalmente liberi rispetto alla schiavitù dell’ideologia che tiene prigioniero il procuratore Gratteri», replica Giorgio Mulè, Vicepresidente della Camera, deputato di Forza Italia.

Caro Gratteri, la invitiamo a chiedere scusa immediatamente ai milioni di italiani che voteranno SÌ, compresi tutti i membri di questo comitato, tra i quali vi sono tanti magistrati suoi colleghi. Nessuno, lei compreso, è detentore della moralità e dell’etica pubblica». È quanto si legge in un post pubblicato sui canali social del Comitato nazionale "Sì Riforma".

«Sono una persona perbene, non sono massone, non sono indagato e non sono imputato, non faccio parte di alcun centro di potere. E voterò convintamente SÌ al referendum sulla riforma della giustizia. Le parole del procuratore Nicola Gratteri sono un attacco alla libertà e alla democrazia che offendono milioni di italiani». Scrive su X il leader di Fi e ministro degli Esteri, Antonio Tajani.

«Mi chiedo come possa un magistrato della Repubblica utilizzare toni e argomenti che nulla hanno a che vedere con il necessario equilibrio e la misura che il suo ruolo impone. E certamente non è questo il modo di fare, direttamente o indirettamente, campagna elettorale. Il rispetto delle istituzioni passa anche dal rispetto dei ruoli e dalla sobrietà delle parole. È un principio che vale per tutti, a maggior ragione per chi indossa la toga», dice il senatore di Forza Italia Pierantonio Zanettin.

«Gratteri ricopre un incarico molto importante e la sua affermazione oltre ad essere priva di verità, offende milioni di cittadini che non voteranno come lui. Mi auguro possa tornare sui suoi passi anche perché la sua dichiarazione fa alzare e di parecchio i toni dello scontro politico», dichiara Ignazio La Russa, presidente del Senato.

«Le parole di Gratteri sono di una gravità incredibile. Voterò Sì al referendum, ma non mi verrebbe mai in mente di catalogare chi farà una scelta diversa in questo modo indegno». Lo scrive sui social il segretario di Azione, Carlo Calenda.