la guerra
Ginevra all’orizzonte, Monaco come palcoscenico: la settimana cruciale di Kiev
Si accendono i riflettori della Conferenza sulla Sicurezza, Mosca annuncia il nuovo round di colloqui trilaterali con Washington e Kiev a Ginevra il 17-18 febbraio. Zelensky atterra in Baviera con una fitta agenda e un messaggio: più produzione congiunta, più resilienza europea
Mentre a Monaco si accendono i riflettori della Conferenza sulla Sicurezza, Mosca annuncia il nuovo round di colloqui trilaterali con Washington e Kiev a Ginevra il 17-18 febbraio. Zelensky atterra in Baviera con una fitta agenda e un messaggio: più produzione congiunta, più resilienza europea.
A Monaco un drone leggero, “addestrato” da algoritmi, ronza sul tavolo di una sala-laboratorio: non è una trovata scenica, ma il simbolo politico che Volodymyr Zelensky ha scelto per il suo primo giorno alla Conferenza sulla Sicurezza di Monaco. “Più produzione congiunta, più resilienza, più coordinamento” scrive il presidente ucraino su X; intanto, da Mosca, il portavoce del Cremlino Dmitrij Peskov mette in calendario il prossimo capitolo della diplomazia: Ginevra, 17-18 febbraio 2026, formato trilaterale Russia–USA–Ucraina, guidato per la parte russa dal consigliere presidenziale Vladimir Medinsky. Il messaggio è doppio e chiaro: sul terreno e nei retrobottega della diplomazia, la partita entra in una settimana decisiva.
La vetrina pubblica di Monaco (13-15 febbraio 2026), il luogo dove la geopolitica si misura a colpi di panel, bilaterali e “corridoi” stretti, e dove la discussione transatlantica – non priva di tensioni – quest’anno vede sul palco, tra gli altri, il cancelliere tedesco Friedrich Merz, il segretario di Stato USA Marco Rubio, il presidente francese Emmanuel Macron, la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen e il segretario generale della NATO Mark Rutte.
Poi c'è il tavolo “ristretto” di Ginevra (17-18 febbraio 2026), nel quale la Russia annuncia di presentarsi con Medinsky alla guida, dopo i round preliminari tenuti ad Abu Dhabi a fine gennaio e a inizio febbraio.
Zelensky si presenta con una scaletta fitta di bilaterali – con Friedrich Merz, Mette Frederiksen, Alexander Stubb, il premier olandese Dick Schoof – e con una visita simbolica al primo sito di produzione congiunta ucraino-tedesco di droni, tassello di una strategia che lega la resistenza sul campo alla capacità industriale e tecnologica europea.
Il presidente ucraino parla esplicitamente di “architettura di sicurezza condivisa” in Europa e di un obiettivo politico: “una pace dignitosa” con garanzie di sicurezza affidabili. Parole soppesate, perché il calendario dice che mancano pochi giorni all’avvio dei colloqui di Ginevra.
Sullo sfondo, Monaco fa da cassa di risonanza alle frizioni transatlantiche ma anche a una volontà di coordinamento: l’AP mette in risalto l’apertura della Conferenza tra “tensioni” e “riallineamenti”, con Rubio atteso a incontri e interventi chiave e con Mark Rutte a scandire il mantra dell’aumento della spesa per la difesa europea.
Il Cremlino ha ufficializzato anche che il prossimo round di colloqui trilaterali Russia–USA–Ucraina si terrà a Ginevra tra sabato 17 e domenica 18 febbraio 2026. Il capo delegazione russo sarà Vladimir Medinsky, consigliere del presidente Vladimir Putin e volto già noto delle trattative del 2022 e, più recentemente, dei contatti diretti del 2025 a Istanbul. L’annuncio è stato dato dal portavoce Dmitrij Peskov e riportato da agenzie come Interfax e TASS, oltre che da altri media internazionali.
Secondo le ricostruzioni, le riunioni a Ginevra proseguono il percorso avviato ad Abu Dhabi il 23-24 gennaio e il 4-5 febbraio 2026, quando – riferiscono fonti russe e ucraine – si sono registrati alcuni segnali concreti, tra cui uno scambio di prigionieri indicato complessivamente in 314 persone (157 per parte). Si tratta, al netto delle narrative di parte, di uno dei pochi esiti tangibili degli incontri.
Resta più opaca la cornice politica: le fonti russe insistono su questioni “territoriali” e “condizioni al ritiro” come precondizioni, mentre l’Ucraina – anche nei contatti del 2025 – ha ribadito la priorità di un cessate il fuoco credibile e verificabile come base di qualsiasi percorso negoziale. Le cronache di Le Monde, AP e altri osservatori sui precedenti incontri a Istanbul aiutano a contestualizzare i nodi che riemergeranno al tavolo.
Vladimir Medinsky è un politico e saggista ultraconservatore, già ministro della Cultura russo e oggi consigliere presidenziale. Ha guidato la delegazione di Mosca ai colloqui con l’Ucraina nel 2022 (Bielorussia e Istanbul), è stato rimesso al timone nella parentesi negoziale del maggio 2025 in Turchia e ora torna come capodelegazione per Ginevra. La continuità della sua presenza indica sia l’intenzione del Cremlino di centralizzare il dossier, sia la preferenza per un profilo politico-mediatico più che tecnico-diplomatico.
La presenza del segretario di Stato Marco Rubio a Monaco è letta come segnale di una linea più assertiva ma attenta a rilanciare la cooperazione, chiedendo al tempo stesso all’Europa di assumere un maggior carico in NATO e di consolidare la base industriale della difesa. È il messaggio che filtra dai briefing e dagli interventi attesi a Monaco.
Per Bruxelles, il nodo è duplice: garantire all’Ucraina sostegno militare e finanziario sostenibile nel tempo e, parallelamente, accelerare un’agenda industriale della difesa che riduca dipendenze critiche. Le voci di Ursula von der Leyen e di capitali chiave come Berlino e Parigi si muovono in questa direzione, mentre Merz inaugura la sua prima MSC da cancelliere in un clima di aspettative e pressioni.
Il segretario generale Mark Rutte fa sapere che a Monaco parteciperà a un panel su come “assicurare un sostegno di lungo periodo all’Ucraina”, con l’idea – ribadita – che gli europei devono crescere in spesa, capacità e prontezza. È un messaggio di resilienza e di “europeizzazione” della colonna portante di NATO, pur dentro un quadro transatlantico.
La Conferenza di Monaco non è solo una conferenza e basta: è un acceleratore di contatti “a latere” che spesso anticipano ciò che succederà ai tavoli formali. Zelensky incontrerà Merz e altri leader europei; il capo della diplomazia USA Rubio scandirà le priorità di Washington, probabilmente con un focus sulla condivisione degli oneri e sulla resilienza industriale; il segretario generale Rutte e la leadership europea faranno il punto sulla spesa per la difesa.