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IL GIALLO

«Non vedrà l'epilogo»: il rimpianto del fratello di Liliana Resinovich dopo la morte di Claudio Sterpin

Le parole di Sergio Resinovich e l’ultima svolta in un’inchiesta che, a quattro anni dalla scomparsa di Liliana, continua a cercare un colpevole

14 Febbraio 2026, 13:45

“Lilly non vedrà il suo epilogo”: il rimpianto del fratello di Liliana Resinovich dopo la morte di Claudio Sterpin

Le parole di Sergio Resinovich e l’ultima svolta in un’inchiesta che, a quattro anni dalla scomparsa di Liliana, continua a cercare un colpevole

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Una stanza d’ospedale, il silenzio dei corridoi, il telefono che non squilla più. Nella notte tra il 13 e il 14 febbraio 2026 si spegne a Trieste Claudio Sterpin, 86 anni, ex maratoneta e voce ostinata nella battaglia per la verità su Liliana Resinovich. Poche ore dopo, il fratello di Liliana, Sergio Resinovich, affida a parole ferme un dolore doppio: il lutto e la consapevolezza che chi si è definito “combattente per la verità” non potrà assistere all’epilogo di una vicenda che da anni lacera la città e il Paese. “Teneva a mia sorella. Mi dispiace che non vedrà il momento della giustizia”, dice Sergio, con il rimpianto di non essere intervenuto prima e il ricordo della determinazione di “Lilly”. Parole che cadono come pietre nella stessa giornata in cui Trieste torna a chiedersi che cosa resterà, ora, di una testimonianza diventata cardine dell’inchiesta.

“Teneva a mia sorella”: il ricordo di Sergio e il rimorso per non aver fatto di più

Mi dispiace che non vedrà l’epilogo di questa brutta vicenda giudiziaria e il momento in cui Lilly avrà giustizia”, confida Sergio Resinovich. Nelle sue parole si leggono tre livelli che contano: il riconoscimento umano (“è stato una brava persona nello sport e nella vita”), il legame tra Sterpin e Liliana (“teneva a mia sorella”), e il senso di rimpianto per non aver forzato i tempi, per non aver agito “prima”. È una dichiarazione che pesa non solo emotivamente ma anche sul piano narrativo dell’inchiesta: restituisce il clima di quei giorni, le esitazioni, le spaccature interne tra parenti acquisiti e famiglia d’origine, la fatica di mettere in fila tempi, luoghi e azioni mentre una donna è ancora solo “scomparsa”.

Negli anni, il fratello ha tenuto alta l’attenzione pubblica sul dossier Resinovich, ribadendo in interviste e appelli che il suicidio non era credibile, che il corpo potesse aver subìto una gestione post mortem, e che alcuni snodi – come la traccia telefonica e i movimenti dei dispositivi – meritavano approfondimenti più aggressivi. Una costanza che ha contribuito a spostare il baricentro dell’indagine: prima, dal piano mediatico a quello giudiziario; poi, sul terreno più stretto dell’omicidio.

Claudio Sterpin, “combattente per la verità”: profilo pubblico e contraddizioni di un testimone

Per anni Claudio Sterpin ha sostenuto una versione netta: tra lui e Lilly c’era una relazione affettiva ripresa negli ultimi tempi e destinata – stando alle sue parole – alla convivenza. Ha raccontato di essere stato l’ultimo a sentirla al telefono la mattina del 14 dicembre 2021, pochi minuti prima che le tracce della donna si dissolvessero. Il suo racconto ha attraversato studi televisivi, querele incrociate, piazze virtuali polarizzate. Ma soprattutto si è posato negli atti: l’incidente probatorio di giugno 2025 ha “fotografato” quelle parole, sottraendole alla fragilità del tempo e dei ricordi.

Non tutto, però, è stato lineare. Le dichiarazioni di Sebastiano Visintin – marito di Liliana, finito sotto indagine – hanno più volte contestato tanto l’idea della relazione quanto l’interpretazione dei fatti proposta da Sterpin. In alcuni passaggi, la dialettica è diventata aspra: l’“amicizia speciale” rivendicata da Sterpin contro l’“impossibilità” sostenuta dalla difesa di Visintin; i sacchi in cui fu ritrovato il corpo; vecchie immagini e foto riemerse dagli archivi e finite al centro di ricostruzioni divergenti. Ma, al netto del rumore, resta il dato giuridico: la testimonianza di Sterpin è oggi utilizzabile in un eventuale processo, nonostante la sua morte. È un punto tecnico cruciale che evita vuoti probatori e consegna ai giudici una voce ormai non più interrogabile.

Il fronte giudiziario: indagini, garanzie, conflitti di narrazione

La posizione di Sebastiano Visintin – marito di Liliana – è passata nel tempo da quella di coniuge scosso a indagato. In alcune occasioni, i suoi legali hanno espresso “sorpresa” per capi d’imputazione considerati specifici, contestando la ricostruzione accusatoria e opponendosi a taluni passaggi istruttori. È un gioco di pesi e contrappesi tipico della fase delle indagini preliminari, in cui la presunzione di innocenza è un presidio, ma la ricerca di riscontri non concede tregua. In questo contesto, le uscite pubbliche di Visintin e di Sterpin hanno spesso preso traiettorie divergenti, sino allo scontro aperto su punti come i sacchi o i rapporti nella coppia. Per chi indaga, quel che conta sono i dati: tabulati, tracce, tempi, luoghi. E, soprattutto, la tenuta complessiva dell’ipotesi di omicidio alla luce degli ultimi accertamenti.

Nel salutare Claudio Sterpin, resta l’immagine di un uomo che per quattro anni ha legato il proprio nome a quello di Liliana, rivendicando un rapporto e una verità sentita come dovere. Resta, soprattutto, la voce del fratello Sergio, che oggi si dice addolorato e insieme determinato: “Mi dispiace che non vedrà l’epilogo…”. È una frase che non concede scorciatoie ai lettori e nemmeno agli inquirenti: indica che l’epilogo non c’è ancora. Non il vero, non quello che conta nelle carte.

Il fascicolo, allora, torna dove deve stare: tra perizie, reperti, cronologie; lontano dalle scorciatoie del pregiudizio, ma anche dai comfort del dubbio sterile. La morte di Sterpin toglie alla scena un volto molto esposto; non toglie quello che serve ora: continuare a cercare riscontri, comporre un quadro coerente, misurare ogni frammento alla luce di tecniche e norme. In questa fatica, il dolore dei familiari – il rimpianto di non aver fatto prima, la tenacia di chiedere giustizia – è un monito: dietro le parole, ci sono vite.

Se e quando arriverà un processo, la testimonianza di Claudio Sterpin, le consulenze medico-legali e gli accertamenti sui reperti comporranno il perimetro della decisione. Fino ad allora, vale il principio che guida ogni cronaca nera responsabile: distinguere ciò che sappiamo da ciò che crediamo, ciò che è scritto da ciò che è detto, e ricordare che ogni data – dal 14 dicembre 2021 al 5 gennaio 2022, fino al 14 febbraio 2026 – non è solo un numero: è una traccia. E le tracce, quando sono lette con metodo, portano da qualche parte.