il lutto
Se ne va a 100 anni il dissidente sovietico amico di Sacharov e nemico di Breznev
Lo storico georgiano figlio di uno stalinista scomparso nelle Purghe di Stalin era stato espulso dal Pcus
È morto venerdì 13 febbraio, all’età di 100 anni, lo storico russo Roy Medvedev, tra le voci più autorevoli del dissenso sovietico sin dagli anni Settanta e studioso di fama internazionale, noto per l’ampiezza delle sue ricerche e l’attenzione alla storia politica contemporanea della Russia, con contributi fondamentali sul stalinismo.
La notizia è stata diffusa dall’agenzia Ria Novosti, che cita la nuora Svetlana. La cerimonia di commiato è prevista per martedì 17 febbraio presso l’obitorio di Odintsovo, nella regione di Mosca.
Nato a Tbilisi il 14 novembre 1925, figlio di uno stalinista scomparso in seguito alle repressioni del regime, Medvedev studiò storia e filosofia alle università di Leningrado e Mosca.
Espulso dal PCUS nel 1969, operò nel Comitato sovietico per i diritti dell’uomo e, il 19 marzo 1970, firmò insieme agli scienziati Andrej Sacharov e Feliks Turcin una lettera indirizzata ai massimi vertici dell’Unione Sovietica — Leonid Breznev, Aleksej Kosygin e Nikolaj Podgornyj — per sollecitare una democratizzazione imposta dalle esigenze del progresso tecnico-economico, ritenuta tuttavia compatibile con la funzione direttiva del partito nella vita economica, politica e culturale.
Quella missiva divenne uno dei passaggi più significativi del dissenso intellettuale sovietico, chiedendo riforme democratiche, maggior tutela delle libertà civili e un’apertura del sistema politico.
In seguito Medvedev si impegnò per la liberazione del fratello, anch’egli esponente dell’opposizione, internato per un periodo in un ospedale psichiatrico nell’estate del 1970.
Nel corso di una lunga carriera pubblicò oltre 35 volumi, tra saggi storici e biografie, usciti tutti all’estero. Tra i titoli più rilevanti figurano i lavori sulla storia della genetica sovietica realizzati con il fratello — "Ascesa e caduta di Lysenko" (Mondadori, 1971), che smonta la pretesa di fondare la scienza su presupposti ideologici; "Lo stalinismo: origini, storia, conseguenze" (Mondadori, 1972), vasta indagine basata in larga parte su fonti inedite e interviste; "La rivoluzione d’ottobre era ineluttabile?" (Editori Riuniti, 1976), che prospetta esiti alternativi alle scelte compiute dai bolscevichi nel 1917; "La democrazia socialista" (Vallecchi, 1977), analisi della società sovietica negli anni Sessanta; e "Krusciov. Gli anni del potere" (Mondadori, 1977), anch’esso in collaborazione con Žores Medvedev, considerato la migliore ricostruzione del periodo post-staliniano.
Medvedev si è affermato come esponente del dissenso di matrice marxista, vicino a posizioni spesso ricondotte all’"eurocomunismo" — libertà di espressione, pluralismo, critica dell’accentramento burocratico nella vita politica ed economica.
La sua rivista "Dvadcatyj Vek" ("Ventesimo secolo"), pubblicata clandestinamente a Mosca dal 1975, si pose come contraltare di "Kontinent", diretta in esilio da Aleksandr Solženicyn. Un’antologia di "Dvadcatyj Vek" è uscita in italiano con il titolo "Dissenso e socialismo. Una voce marxista nel Samizdat sovietico" (Einaudi, 1977), con prefazione di Vittorio Strada. La polemica con Solženicyn fu illustrata nel volume "Intervista sul dissenso in Urss", a cura di Piero Ostellino (Laterza, 1977).
Sul finire degli anni Ottanta Medvedev si riavvicinò alla politica ufficiale e nel 1989 venne reintegrato nel Partito Comunista dell’Unione Sovietica, diventando un convinto sostenitore dell’opera riformatrice di Michail Gorbaciov. Nel 2007 espresse parole di apprezzamento per Vladimir Putin, posizione ribadita in interviste successive. Al leader russo dedicò anche una biografia.
Tra gli altri volumi tradotti in italiano si ricordano: "Gli ultimi anni di Bucharin" (Editori Riuniti, 1979), "Stalin sconosciuto" (Editori Riuniti, 1980), "Ascesa e caduta di Nikita Khruscev" (Editori Riuniti, 1982), "Tutti gli uomini di Stalin" (Editori Riuniti, 1985), "L’Urss che cambia" (con Giulietto Chiesa, Editori Riuniti, 1987), "La Russia della Perestrojka" (Sansoni, 1988), "La Russia post-sovietica. Un viaggio nell’era Eltsin" (Einaudi, 2002), "Stalin sconosciuto. Alla luce degli archivi segreti sovietici" (Feltrinelli, 2006) e "Dopo la rivoluzione. La primavera 1918".