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il caso

Un veleno esotico delle rane freccia arma segreta per uccidere Navalny? L'indagine che inchioda Putin e la Russia

Cinque paesi europei hanno fatto analizzare dei campioni e sono giunti ad una conclusione clamorosa (e inquietante)

14 Febbraio 2026, 17:47

Un veleno esotico delle rane freccia arma segreta per uccidere Navalny? l'indagine che inchioda Putin e la Russia

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A due anni dalla morte di Alexei Navalny, leader dell’opposizione russa, cinque Paesi europei (Francia, Germania, Uk, Svezia e Olanda) puntano il dito contro Mosca, accusandola di aver impiegato l’epibatidina, un alcaloide estratto da rane freccia sudamericane, per eliminare il dissidente russo.

L’addebito apre scenari esplosivi: come può una sostanza tanto rara ed esotica essere arrivata in una colonia penale oltre il Circolo Polare Artico? L’inchiesta intreccia biologia, saperi indigeni e geopolitica, tra riscontri scientifici e smentite del Cremlino.

Le rane freccia, appartenenti alla famiglia Dendrobatidae, abitano le foreste pluviali dell’America Centrale e Meridionale soprattutto in Ecuador. Riconducibili a generi come Dendrobates, Phyllobates ed Epipedobates, comprendono oltre 200 specie dai colori vividi – blu elettrico, giallo acceso, rosso intenso o pattern nero-arancione.

Minuscoli anuri di 4-6 centimetri per circa 10 grammi, secernono dalla cute alcaloidi altamente tossici; tra questi l’epibatidina, isolata da Epipedobates tricolor. Il composto, circa 200 volte più potente della morfina, agisce sui recettori nicotinici provocando paralisi, insufficienza respiratoria, arresto cardiaco e morte anche a dosi minime se ingerito o assorbito attraverso ferite. I nativi sudamericani usano questo veleno per confezionare frecce avvelenate. Non sono animali aggressivi: diventano pericolosi se manipolati. La livrea appariscente è un classico caso di aposematismo, un segnale dissuasivo per i predatori.

In cattività la tossicità si attenua per l’assenza della dieta originaria a base di formiche e altri insetti amazzonici; ciò rende l’epibatidina difficilmente reperibile al di fuori degli habitat naturali sudamericani. La sostanza è oggetto di ricerca per potenziali analgesici, ma non esiste una produzione industriale su larga scala né una disponibilità documentata in Russia.

Alexei Navalny, 47 anni, icona della lotta alla corruzione e principale critico di Vladimir Putin, è morto il 16 febbraio 2024 nella colonia penale IK-3 “Lupo Polare” a Charp, ben oltre il Circolo Polare Artico. La versione ufficiale del Comitato Investigativo russo ha parlato di “aritmia cardiaca da malattie combinate” (ipertensione, miocardiosclerosi).

Nel 2020 era sopravvissuto a un avvelenamento con Novichok su un volo Tomsk-Mosca, per poi essere curato in Germania. Tornato in patria, è stato condannato a oltre trent’anni complessivi per “frodi” ed “estremismo”, procedimenti bollati come politici dalla Corte europea dei diritti dell’uomo e da Amnesty International. Detenuto in isolamento duro, aveva denunciato maltrattamenti; la moglie Yulia aveva parlato subito di omicidio.

Nel settembre 2025, campioni biologici “trafugati” e analizzati in Europa avrebbero rilevato tracce letali di epibatidina. Il 13 febbraio 2026, a Monaco, Regno Unito, Francia, Germania, Svezia e Paesi Bassi diffondono una dichiarazione congiunta: “Solo lo Stato russo aveva mezzi, movente e disprezzo per il diritto internazionale”.

Secondo gli esami forensi su salma e reperti, l’epibatidina sarebbe stata rilevata “in modo definitivo”, una sostanza “assente in Russia e non producibile in cattività”. La ministra britannica Yvette Cooper, dopo un incontro con Yulia Navalnaya, accusa: “Mosca temeva Navalny come minaccia”. Il Foreign Office ha informato l’OPCW per una possibile violazione della Convenzione sulle armi chimiche.

Il premier Starmer rende omaggio al “coraggio immenso” del dissidente; il francese Barrot afferma: “Ucciso per una Russia libera”. La tossicologa Jill Johnson, alla BBC, osserva: “Quasi impossibile ottenerla senza rane selvatiche; provoca paralisi e collasso in minuti”.

Da Mosca, silenzio ufficiale; Putin definì la morte un “triste evento”, negando responsabilità. Le indagini indipendenti di Bellingcat nel 2020 avevano ricondotto al FSB l’uso del Novichok; per l’epibatidina, le piste evocano laboratori clandestini o importazioni illegali via dark web. Yulia Navalnaya ribadisce: “Lo sapevo dal primo giorno; grazie all’Europa”.

Restano, però, interrogativi: come contrabbandare rane vive fino alla Siberia? Una sintesi in loco è plausibile? L’OPCW indaga, ma le tensioni geopolitiche complicano il quadro. Questa vicenda salda la biodiversità amazzonica alle operazioni d’intelligence russe, accendendo l’allarme sull’impiego di biotossine in omicidi di Stato.