il vertice
“Figli della stessa civiltà”, stavolta Rubio cambia i toni: perché gli Usa tendono la mano all’Europa
Il segretario di Stato americano sceglie la Conferenza sulla Sicurezza per un messaggio distensivo: toni completamente diversi da quelli di Vance
Il segretario di Stato americano sceglie la Conferenza sulla Sicurezza per un messaggio distensivo: “Apparteniamo insieme”, tra applausi e un monito alla responsabilità europea
L’ovazione esplode quando la platea sente la frase che gli europei aspettavano da mesi: “Per gli Stati Uniti e per l’Europa, noi apparteniamo insieme”. Nella sala principale della Conferenza sulla Sicurezza di Monaco, il volto di Marco Rubio si illumina di un sorriso breve, quasi stupito dall’intensità della risposta. Ma l’apertura è accompagnata da un avvertimento: l’alleanza si rafforza se entrambe le sponde accettano impegni concreti, senza illusioni su un ritorno all’automatismo del passato.
Con un tono più morbido rispetto alle intemperanze retoriche degli scorsi mesi, il segretario di Stato Rubio ha offerto all’Europa una rassicurazione che suona insieme storica e condizionata: la volontà degli Stati Uniti di mantenere e rafforzare il legame transatlantico, ma su basi aggiornate ai nuovi rischi – dalla competizione con le potenze revisioniste alla sicurezza delle filiere – e a una richiesta di “reciprocità” che la Casa Bianca non intende più considerare opzionale. Nel suo discorso, Rubio ha insistito sui legami “storici, culturali e spirituali” fra le due sponde, definendo gli USA “figlio dell’Europa”, e ha rivendicato l’appartenenza comune alla civiltà occidentale come fondamento di un futuro condiviso.
Washington chiede all’Europa di leggere la fase strategica in corso. Rubio non ha rinunciato a segnare differenze su clima, migrazioni e riforma delle istituzioni multilaterali, temi su cui l’amministrazione attuale ha posizioni più scettiche di molte capitali europee. Ma lo ha fatto senza schiaffi, scegliendo il registro dell’“ammonimento amico”: gli USA preferiscono agire “insieme”, ma sono “pronti, se necessario, a farlo da soli”.
Tra i primi a commentare, la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha parlato di parole “molto rassicuranti”, definendo Rubio “un buon amico” e “un forte alleato”, ma rimarcando l’obiettivo di un’Europa forte e indipendente dentro la NATO. È una formula che dice molto: non prendere le distanze da Washington, bensì aumentare il proprio peso specifico per rendere l’alleanza più simmetrica, quindi più solida.
Sulla stessa linea il cancelliere tedesco Friedrich Merz, che a Monaco ha messo in guardia contro un “profondo solco” tra le due sponde e contro l’illusione che gli Stati Uniti possano “andare da soli” nelle grandi partite geopolitiche. La richiesta: rilanciare la fiducia transatlantica, evitare protezionismi ed escursioni unilateraliste, rafforzare la NATO e coordinare la sicurezza economica.
Il discorso di Rubio arriva dopo un anno di frizioni pubbliche, culminate nella sferzata del vicepresidente J.D. Vance a Monaco nel 2025, quando accusò l’Europa di smarrimento valoriale e lassismo su censura e democrazia. La memoria di quella frattura ha fatto da controcampo: Rubio ha usato un tono “conciliatorio” senza cambiare l’impianto strategico dell’amministrazione. La sostanza resta: riformare la cooperazione, non abolirla; chiedere impegni verificabili su difesa, spesa, sicurezza delle frontiere, resilienza industriale.