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il caso

«Faremo cadere Papa Francesco», così il guru dell'estrema destra Steve Bannon tramava con Jeffrey Epstein

Dal mare magnum dei files resi pubblici dal Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti emergono elementi inquietanti sull’ex stratega di Trump spesso in Italia e ospite di partiti di governo

14 Febbraio 2026, 18:55

«Faremo cadere Papa Francesco», così il guru dell'estrema destra Steve Bannon tramava con Jeffrey Epstein

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«Faremo cadere papa Francesco, dai fratello». Dal mare magnum degli Epstein files resi pubblici dal Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti affiorano nuovi elementi che illuminano le trame cospirative dell’ex stratega di Donald Trump, Steve Bannon, ai danni di Jorge Mario Bergoglio e del suo pontificato.

La corrispondenza tra Bannon, figura di punta del fronte sovranista e ultraconservatore, e Jeffrey Epstein, il finanziere pedofilo morto nell’agosto 2019, è ampia.

Stavolta emergono persino i contorni di una tentata operazione di delegittimazione su vasta scala contro la Chiesa di Roma: Bannon proponeva a Epstein di produrre un film ispirato al discusso volume uscito nel 2019, «In the Closet of the Vatican».

Nel libro, il giornalista francese Frédéric Martel sosteneva che in Vaticano l’80% dei sacerdoti fosse omosessuale.

In Italia il saggio fu presentato nel febbraio di quell’anno come un’indagine-bomba, tradotta in otto lingue e pubblicata in una ventina di Paesi, con l’affermazione secondo cui «il Vaticano ha una delle più grandi comunità omosessuali al mondo».

Bannon maturò l’idea di un adattamento cinematografico dopo aver incontrato l’autore a Parigi e scrisse a Epstein: «Tu ora sei il produttore!», come riporta anche la Cnn.

Dai fascicoli finora declassificati non emergono però prove che il progetto sia mai approdato a una fase operativa.

Resta il dato che il tema “Vaticano” o “papa Francesco” ricorre di frequente nei documenti del finanziere ed è spesso oggetto degli scambi via email tra i due.

In una mail del 2018, a proposito delle posizioni della Santa Sede sull’accoglienza dei migranti, Epstein commenta: «Meglio regnare all’Inferno che servire in Paradiso». E Bannon replica: «Meglio regnare». Nel 2018 Epstein era già stato condannato per crimini legati allo sfruttamento sessuale di minori. 

Epstein seguiva con interesse anche le novità cinematografiche: un suo contatto gli chiede se voglia andare a vedere il film di Nanni Moretti, Habemus Papam, distribuito in inglese come «We Have a Pope».

Complessivamente, nei file il Vaticano viene citato oltre 180 volte, mentre papa Francesco compare 66 volte.

Tra i materiali figura anche la sintesi di un libro, firmato da un omonimo di Epstein, che ricostruisce le vicende finanziarie della Santa Sede legate allo scandalo del Banco Ambrosiano e i ruoli di monsignor Paul Marcinkus, Roberto Calvi e Michele Sindona.

Da altra documentazione emerge il forte interesse di Epstein per i canali Oltretevere dell’allora segretario di Stato americano Mike Pompeo, nella prima amministrazione Trump, quando cercò di dissuadere la Segreteria di Stato vaticana dal proseguire sulla strada di una normalizzazione dei rapporti con Pechino attraverso l’accordo sulla nomina dei vescovi.

La scorsa settimana era emersa anche la rete di relazioni tra Epstein, Bannon e il potente cardinale statunitense Raymond Leo Burke, apertamente critico verso Francesco.

Dagli Stati Uniti, padre Antonio Spadaro, tra i collaboratori più vicini al pontefice, ha rilanciato la notizia sui social con le foto di Epstein e Bannon e il commento: «Era il 2017 e da direttore della Civiltà Cattolica scrissi dei legami tra “l’ecumenismo dell’odio” e il significato politico della cospirazione contro Papa Francesco. È tempo di riproporre quel testo alla luce della pubblicazione dei file Epstein».