Trapianti
Cresce l'attesa per un cuore nuovo per il bimbo del "Monaldi", la madre: «Noi non molliamo»
Anche il ministro della Salute Schillaci continua ad interessarsi al caso dopo il fallimento del primo trapianto per l'arrivo di un organo danneggiato durante il trasporto
«E' un guerriero. E come lui, io non mollo. Deve arrivare un nuovo cuore per farlo tornare a casa». Non si spegne la speranza per Patrizia Mercolino, la madre del bimbo in gravi condizioni dopo aver ricevuto due mesi fa il trapianto di un cuore danneggiato.
Patrizia ha ricevuto all’interno dell’ospedale Monaldi, dove il piccolo è ricoverato, lontano da cronisti e telecamere, la visita di solidarietà del cardinale Domenico Battaglia.
Con lei l’avvocato della famiglia, Francesco Petruzzi: «Nel caso di un nuovo trapianto - ha detto - non dovrebbe eseguirlo lo stesso medico del primo intervento, che immaginiamo sia, come atto dovuto, tra i sanitari indagati».

E anche il ministro della Salute Orazio Schillaci, in un'intervista a La Repubblica torna sul caso. «Quanto è accaduto è inaccettabile e attendiamo di verificare le responsabilità. Detto ciò, ribadisco che la sicurezza delle cure è un impegno costante a tutti i livelli, cioè ministero, Regioni, aziende sanitarie e ospedaliere, per garantire che ogni paziente riceva sempre la migliore assistenza con il minimo rischio di danno alla salute».
«Ho dato disposizione di inviare gli ispettori - aggiunge Schillaci - perché i controlli sulla sicurezza dei pazienti sono uno dei compiti prioritari del ministero. Ci troviamo di fronte a un caso particolarmente grave e anche noi facciamo la nostra parte per verificare cosa sia accaduto. È una situazione complessa e delicata, che richiede accuratezza. Ci vorrà il tempo necessario. Le nostre verifiche procedono insieme al Centro nazionale trapianti e nei prossimi giorni gli ispettori saranno nelle due strutture di Bolzano e di Napoli. Dobbiamo accertare che i protocolli siano stati rispettati o se c'è stata qualche mancanza in una o più fasi della donazione e del trapianto in questione».
«Purtroppo - afferma ancora il ministro alla Salute -, il rischio zero non esiste, in nessun ambito della medicina. I trapianti sembrano quasi diventati interventi chirurgici di routine perché, fortunatamente, se ne realizza un numero più alto rispetto al passato, ma comportano procedure ad elevatissima complessità, nelle quali, nonostante l’alta competenza garantita dai professionisti dei nostri centri, il rischio di insuccesso è da tenere in considerazione».
«Questa vicenda mi ha colpito profondamente e stiamo facendo tutto il possibile. Sono vicino ai genitori che stanno vivendo questa tragedia con grande forza e dignità», conclude Schillaci.