16 febbraio 2026 - Aggiornato alle 01:33
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La mobilitazione

Sardegna capitale dei 41bis, la presidente Todde non ci sta: «Primi nella lotta alle mafie, ma non siamo servi»

Tre istituti penitenziari dedicati al carcere duro nell'Isola. Sabato 28 febbraio le Istituzioni contrasteranno la decisione unilaterale del Governo

15 Febbraio 2026, 23:49

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La Sardegna "capitale" dei reclusi al 41bis? La presidente della Regione Sardegna, Alessandra Todde, non ci sta. E per questo ha lanciato anche sui social un appello a cittadine e cittadini, amministratori locali, sindacati, associazioni e comitati per una mobilitazione ampia e trasversale «per difendere la Sardegna da una scelta che rischia di colpire in modo sproporzionato l’Isola». Sabato 28 febbraio, alle 11, in piazza Palazzo a Cagliari è programmata una manifestazione pubblica «contro il piano del Governo che prevede un’ulteriore concentrazione di detenuti sottoposti al regime del 41 bis nelle carceri sarde».

«Abbiamo sempre fatto la nostra parte nella lotta alle mafie e alla criminalità organizzata – afferma la presidente Todde – e continueremo a farla con determinazione. Ma non possiamo accettare una distribuzione così squilibrata e una decisione assunta senza dialogo e senza condivisione. La Sardegna non è una periferia in cui trasferire scelte già prese altrove». Secondo quanto emerso in sede di Conferenza Stato-Regioni del 18 dicembre scorso, sull’isola saranno tre gli istituti penitenziari dedicati al 41 bis: Uta (Cagliari), Badu ’e Carros (Nuoro) e Bancali (Sassari).

La Sardegna dovrebbe accogliere oltre 230 detenuti sottoposti al carcere duro, pari a circa un terzo del totale nazionale. «Una misura che questo Governo vuole imporci senza dialogo e condivisione. Un’altra servitù: quella carceraria. Una misura che abbiamo denunciato da subito, senza indugi, perché non accettiamo che la nostra Isola venga trattata come periferia dove scaricare decisioni già prese altrove», evidenzia la governatrice.

«Dire no a questa impostazione – prosegue Todde – non significa arretrare nella lotta contro le mafie, ma difendere un principio di equità. Non possiamo tollerare che alla nostra terra venga imposta un’ulteriore servitù, quella carceraria, in misura sproporzionata rispetto al resto del Paese».

Alla chiamata «stanno aderendo in tanti: istituzioni, cittadini, sindaci, sindacati, associazioni e comitati – evidenzia Todde – Dalla Sardegna deve alzarsi una voce collettiva e unitaria. Facciamo sentire la nostra voce. Non subiamo. Scendiamo in piazza insieme per difendere la nostra Isola».