Il caso a Napoli
Trapianto di cuore sbagliato al bimbo di due anni: la mamma prega il Papa, il "piccolo guerriero" in bilico
Si attende un terzo parere sulla possibilità di un nuovo intervento. Intanto l'inchiesta investe il Monaldi con sei medici e paramedici indagati.
Patrizia Mercolino, mamma del piccolo a cui hanno trapiantato il cuore danneggiato, si rivolge a Papa Leone XIV. Prega per un miracolo la mamma napoletana. Anche se da Roma hanno spento ogni speranza. I dettagli della consulenza del Bambin Gesù infatti rivelano un quadro critico. «Spero sempre che quei medici si sbaglino - dice la madre - e che si possa trovare presto un cuore nuovo per mio figlio. Chiedo aiuto a tutti, anche al Papa.»
Le condizioni del bimbo sono stazionarie ma sempre gravi: oggi l’ospedale Monaldi ha ribadito che «al momento» il piccolo può essere sottoposto a un nuovo trapianto di cuore, domani l'equipe multidisciplinare dell’ospedale si riunirà per una nuova valutazione. Tutta l'Italia fa il tifo per il «piccolo guerriero», come lo chiama amorevolmente mamma Patrizia.
E intanto va avanti l'inchiesta che ha portato a iscrivere nel registro degli indagati sei tra medici e paramedici. Il cuore prelevato a Bolzano viaggiò fino al Monaldi in un comune contenitore di plastica: se, come sembra, a bruciare l’organo fu l’uso di ghiaccio secco invece di quello normale, l’assenza di termometri o altri dispositivi di controllo nel box non avrebbe permesso di rilevare le temperature troppo basse (fino a -80 gradi) cui veniva sottoposto quel piccolo cuore. Fino all’impianto, avvenuto in un contesto ancora non chiaro di verifiche preventive sull'organo dopo il trasporto. Alle indagini del Nas di Napoli e di quello di Trento (per la parte della vicenda sviluppatasi a Bolzano) si aggiunge il lavoro degli ispettori inviati dal ministero della Salute e dalla Regione Campania.
L’avvocato Francesco Petruzzi, legale della famiglia del piccolo, continua a evidenziare quelli che, a suo avviso, sono stati comportamenti negligenti, «strani», da parte dell’ospedale. Anche mamma Patrizia ricorda di essere stata avvisata del fallimento del trapianto, in quel fatale 23 dicembre, «ma mi dissero solo che il nuovo cuore non ripartiva, senza altre spiegazioni». Ci sono volute le denunce dell’avvocato e le inchieste giornalistiche per delineare, a distanza di settimane, ciò che in realtà sarebbe successo. Patrizia però non vuole pensare alle responsabilità: «Ho accantonato tutto, voglio solo che mio figlio guarisca e torni a casa», dice intervenendo a Domenica In.
Gli specialisti del Bambin Gesù però hanno messo in evidenza un quadro di estrema gravità: «Condizioni sistemiche incompatibili», «fattori clinici prognostici altamente sfavorevoli per ritrapianto precoce». Il bambino - che da 55 giorni sopravvive grazie a un macchinario Ecmo extracorporeo, il cui uso prolungato può provocare danni pesanti - soffre per un emorragia cerebrale, per un’infezione non controllata (che con la terapia immunosoppressiva post-trapianto potrebbe avere effetti letali) e per un’insufficienza multiorgano di polmoni, fegato e reni. Tutti elementi che, per l’ospedale romano, escluderebbero la possibilità di un nuovo intervento.
In attesa che si pronunci il Monaldi, l’avvocato Petruzzi fa sapere di aver chiesto all’ospedale partenopeo di reperire un terzo parere presso una struttura europea. L’ipotesi di ricorrere a un cuore artificiale come soluzione ponte per guadagnare tempo, avanzata nelle ultime ore, sembra poco praticabile. Il legale ha citato il cardiologo Claudio Russo del Niguarda, ma dall’ospedale milanese spiegano che non c'è stata "nessuna interlocuzione e nessuna presa in carico" del bimbo.
Sul caso spunta infine la polemica politica: il forzista Fulvio Martusciello si chiede «cosa aspetti Fico a far cadere teste al Monaldi», l’ex ministro Gennaro Sangiuliano, oggi capogruppo regionale di FdI, parla di «preoccupante quadro generale della sanità campana dove le ingerenze della politica spesso hanno privilegiato l'affiliazione al merito».