il caso
La detenuta che non è rientrata in carcere dopo un permesso, caccia alla donna ad Alba Sevillano
Condannata per un omicidio avvenuto nel 2011 a Milano, è ricercata per il mancato rientro in cella
La storia di una condannata per un omicidio avvenuto nel 2011 a Milano, oggi ricercata per il mancato rientro in carcere. Tra norme, numeri e responsabilità: cosa sappiamo davvero e cosa significa per il sistema penitenziario
Nel tardo pomeriggio di domenica, 15 febbraio 2026, le procedure del carcere di Bollate scattano come un metronomo: avviso di mancato rientro, segnalazione, ricerche. Il nome è quello di Alba Leonor Sevillano Zambrano, 42 anni, ecuadoregna, condannata per l’omicidio di un’anziana, Franca Monfrini, 81 anni, avvenuto a Milano nel 2011. La donna fu strangolata nel suo appartamento di via Mario Borsa, in zona Bonola, e derubata del bancomat. Ora, a quindici anni di distanza, la donna condannata per il delitto è di nuovo al centro della cronaca: non è rientrata da un permesso e per lei si è aperto un fascicolo per possibile evasione. Le ricerche sono in corso; il fine pena, salvo nuovi reati o provvedimenti, era fissato al 2032.
Il fascicolo giudiziario racconta una dinamica che allora impressionò anche gli investigatori. Secondo la ricostruzione agli atti, Sevillano Zambrano, all’epoca 27enne, aveva offerto aiuto alla vicina per portarle la spesa sino a casa. Dentro l’appartamento, scoperta a rovistare nella borsa, sarebbe nato un corpo a corpo concluso con lo strangolamento con un foulard; poi, il furto della carta e quattro prelievi in pochi giorni, per circa 2.000 euro. Le analisi del Dna sotto le unghie della vittima rafforzarono l’impianto accusatorio. In seguito, davanti al giudice, arrivò la confessione: “volevo rubare, mi ha scoperto”.
Il mancato rientro della detenuta è stato reso noto in serata dal Sappe – il Sindacato Autonomo di Polizia Penitenziaria – attraverso il suo vicesegretario regionale lombardo, Matteo Savino. La donna, hanno spiegato, “non è rientrata nel carcere di Bollate dopo aver fruito di un permesso”; sono state attivate le ricerche a cura della Polizia penitenziaria. Lo stesso sindacato ha definito l’episodio “grave”, ribadendo però che non può diventare il grimaldello per mettere in discussione l’istituto dei permessi. Il dato cruciale, confermato dalle prime note ufficiali, è il “fine pena 2032”.
La donna, durante la detenzione a Bollate, aveva mantenuto una condotta regolare e già beneficiato in passato di più permessi. Cosa succede ora? La giurisprudenza ricorda che il mancato rientro oltre 12 ore, in assenza di giustificato motivo, integra di norma il reato di evasione; per ritardi più brevi possono scattare sanzioni sul piano disciplinare. È una linea interpretativa consolidata, ribadita anche da pronunce di merito recenti.
Nel solo primo semestre 2025 sono stati concessi in Italia 17.915 permessi premio. La stragrande maggioranza si è conclusa senza incidenti e i mancati rientri rappresentano una quota fisiologicamente limitata.