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la svolta

Dopo Monaco, Usa sempre più lontani: perché l'Europa pensa alle sue bombe nucleari

Un dibattito che serpeggia tra governo e opposizioni: più “pilastro europeo” nella NATO, meno dipendenza dagli Stati Uniti, la spinta di Berlino tra sovranità, alleanze e l’ombra dell’atomo

16 Febbraio 2026, 07:36

Dopo Monaco, Berlino guarda al deterrente europeo: tra sovranità, alleanze e l’ombra dell’atomo

Un dibattito che serpeggia tra governo e opposizioni: più “pilastro europeo” nella NATO, meno dipendenza dagli USA — e la tentazione di una “condivisione” nucleare riformata.

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Secondo le stime più accreditate, le testate B61-12 statunitensi ospitate a Büchel, in Germania, per la missione di “nuclear sharing” della NATO sono almeno 10. Un dato tecnico che improvvisamente diventa politico dopo la Conferenza sulla Sicurezza di Monaco di venerdì 13 e sabato 14 febbraio 2026, quando il dibattito berlinese si è spostato dal “se” al “come” costruire un pilastro europeo più solido dentro l’Alleanza, fino a riaprire — con insistenza inedita — il dossier sulla possibile condivisione europea del nucleare.

Al MSC 2026, il segretario di Stato americano Marco Rubio ha usato un lessico conciliante, descrivendo gli Stati Uniti come “figli dell’Europa” e ribadendo la volontà di tenere vivo il legame transatlantico. Nello stesso passaggio, però, ha richiamato con forza le priorità dell’amministrazione Trump su migrazioni, spesa per la difesa, clima e il ruolo delle Nazioni Unite — dossier che alimentano frizioni strutturali con diverse capitali europee. 

Sul palco di Monaco anche il cancelliere Friedrich Merz ha alzato l’asticella dell’ambizione europea: più autonomia strategica “dentro” la NATO, e non “contro” la NATO; e soprattutto l’ammissione dell’avvio di colloqui con il presidente francese Emmanuel Macron per esplorare una forma di deterrenza nucleare a trazione europea, integrata ma non sostitutiva dell’ombrello USA. Parole calibrate, ma di rottura rispetto ai tabù del passato tedesco.

In questo contesto irrompe la voce del capogruppo dell’Unione al Bundestag, Jens Spahn. Da mesi, il politico CDU/CSU sollecita un “pilastro europeo” più robusto nell’Alleanza e “almeno” l’apertura di un confronto schietto su una “condivisione del nucleare” in chiave europea: cooperazione con Francia e Regno Unito, possibile partecipazione tedesca a un ombrello comune, e un coinvolgimento più ampio di partner disposti a contribuire. È una posizione che, nelle parole dello stesso Spahn, non mira a sganciarsi dagli USA, ma a ridurre la dipendenza e accrescere la credibilità della deterrenza europea. Le sue uscite hanno acceso un dibattito serrato tra esperti e alleati — e irritato non poco i tradizionalisti del “solo NATO”.

Non è un mistero che Parigi coltivi da anni l’idea di un dialogo europeo sulla dottrina nucleare francese. Già nel 2020, Macron invitava i partner UE a un confronto strategico sulla deterrenza; a Monaco 2026 ha parlato di un possibile assetto “olistico” tra alleati europei, senza intaccare la sovranità nazionale sulle armi francesi ma cercando nuove forme di coordinamento, trasparenza e condivisione di scenari. L’arsenale francese (circa 290 testate, secondo stime note) resta fuori dal comando integrato NATO, ma il segnale politico è chiaro: una disponibilità a “europeizzare” il discorso sulla sicurezza ultima del continente.

La Germania ha rinunciato per trattato a produrre, possedere e controllare armi nucleari. Il Trattato “Due più Quattro” del 1990 e l’adesione al TNP fissano paletti stringenti. Ciò non impedisce la partecipazione alla nuclear sharing della NATO — con armi USA in suolo tedesco sotto doppia chiave —, ma rende improponibile una “bomba tedesca”. Da qui il baricentro del dibattito: non proliferare, bensì condividere responsabilità, pianificazione e — forse — garanzie sotto un’egida più europea.

Sul piano operativo, la Germania sta già modernizzando il tassello nazionale della missione NATO: i Tornado saranno rimpiazzati dai F-35A con certificazione per la B61-12, un investimento da circa 10 miliardi di euro varato nel 2022, con prime consegne e addestramento negli USA e dispiegamento in Germania previsto dal 2027 — a completamento delle opere infrastrutturali a Büchel. È la garanzia di continuità della deterrenza condivisa, indipendentemente dalle incertezze politiche del momento.

La mappa europea della nuclear sharing resta, per definizione, opaca. Ma analisi indipendenti indicano la presenza di B61-12 in sei basi in cinque paesi NATO europei, con stime aggregate intorno alle 100 unità. In Germania, come detto, il sito di Büchel ospiterebbe 10–15 ordigni.