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La strage dei soldati nordcoreani caduti in Ucraina: la metà è già morta, numeri impressionanti

Dall’inaugurazione sfarzosa alle cifre opache delle perdite al fronte: la guerra di Mosca e la scommessa di Kim Jong-un

16 Febbraio 2026, 12:39

12:42

“Saeppyol Street”, il lutto in vetrina: il nuovo quartiere di Pyongyang per le famiglie dei soldati nordcoreani caduti in Ucraina

Dall’inaugurazione sfarzosa alle cifre opache delle perdite al fronte: cosa ci racconta davvero la nuova “via delle stelle” sulla guerra di Mosca e sulla scommessa di Kim Jong-un

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Il leader Kim Jong‑un ha consegnato case nuove di zecca per le famiglie dei “martiri”. La scena è studiata al millimetro, ma dietro l’ottimismo di cartapesta affiora una statistica brutale: secondo stime di intelligence e rapporti indipendenti, i soldati nordcoreani finiti nel tritacarne della guerra in Ucraina sarebbero migliaia, con perdite totali che superano le 6.000 unità tra morti e feriti. Alcune testate parlano persino di oltre 6.000 soli caduti, un dato che nessuno oggi è in grado di verificare in modo indipendente.

L’inaugurazione di Saeppyol Street a Pyongyang, avvenuta il 16 febbraio 2026, è un tassello centrale del racconto interno costruito dal regime: un atto di previdenza sociale e di “riconoscenza” che, nella lettura ufficiale, cementa la coesione nazionale in tempo di guerra. L’area residenziale — presentata dai media statali come un dono personale del leader alle famiglie dei caduti — è stata mostrata con grande enfasi, alla presenza di Kim e della giovane Kim Ju‑ae. Fonti internazionali hanno descritto l’intervento come un nuovo quartiere con decine di edifici; secondo una ricostruzione della stampa britannica sarebbero circa 50 palazzine per ospitare fino a 2.500 famiglie, cifre che danno la misura dell’impatto atteso dal regime sul piano simbolico.

Non è un unicum: da giugno 2025 a oggi la Corea del Nord ha moltiplicato i rituali pubblici legati alla guerra — cerimonie funebri, consegne di onorificenze, musei e memoriali — con l’evidente obiettivo di incanalare il dolore in consenso politico. Il quartiere di Saeppyol ne è l’icona architettonica.

Le cifre oscillano e riflettono la nebbia di guerra. Due punti, però, emergono con maggiore solidità dalle valutazioni di servizi di intelligence e governi: la presenza militare nordcoreana a sostegno della Russia è reale e articolata, con un nucleo iniziale stimato tra 10.000 e 15.000 militari, in prevalenza nella regione russa di Kursk dopo l’incursione ucraina dell’agosto 2024.

Le perdite totali superano con ogni probabilità quota 6.000 tra morti e feriti: una valutazione resa pubblica dall’intelligence britannica a giugno 2025 e coerente con aggiornamenti del Servizio d’intelligence nazionale sudcoreano (NIS) tra fine 2025 e inizio 2026. Alcune ricostruzioni giornalistiche riportano “oltre 6.000 morti”, ma l’assenza di dati verificabili invita alla massima cautela.

È bene distinguere: non tutte le fonti parlano di “morti”. In più passaggi, la dicitura corretta resta “casualties”, cioè il totale di morti e feriti. In aprile 2025 due parlamentari sudcoreani, dopo un briefing del NIS, quantificarono in circa 600 i soli caduti e in 4.700 il totale di morti e feriti; stime poi cresciute con l’intensificarsi dei combattimenti e con nuove ondate di dispiegamenti.

La cornice legale e politica di questo coinvolgimento è la firma, a Pyongyang il 19 giugno 2024, del Trattato di Partenariato Strategico Comprensivo tra Russia e Corea del Nord. Il testo — ratificato nei mesi successivi — contiene, all’articolo 4, un impegno di assistenza reciproca “senza indugio” in caso di aggressione armata, di fatto il ritorno a una clausola di mutua difesa di sapore da Guerra fredda. Il Cremlino l’ha definita una clausola “difensiva”, ma l’effetto geopolitico è stato immediato: un’accelerazione della cooperazione militare e tecnica, con potenziali trasferimenti sensibili in materia di missili, droni, guerra elettronica e spazio.

Proprio questo scambio — truppe e munizioni nordcoreane in cambio di tecnologia e forniture russe — è finito nel mirino di Stati Uniti e alleati: sanzioni coordinate, dichiarazioni congiunte e un nuovo meccanismo multilaterale di monitoraggio (MSMT) hanno documentato tra 2024 e 2025 spedizioni di missili balistici, artiglieria e contenitori di munizioni, con prove fotografiche e di intelligence aperta.

Una delle novità più significative, spesso sottovalutata, riguarda il ruolo degli sminatori e dei reparti del genio nordcoreani, integrati con le forze russe nelle aree riconquistate o contese. Nel novembre 2025, fonti russe e internazionali hanno confermato l’arrivo nella regione di Kursk di circa 1.000 sminatori nordcoreani, addestrati con manuali tradotti e sottoposti a comandi in lingua russa per operazioni di bonifica in zone disseminate di ordigni improvvisati e mine antiuomo e anticarro.

A dicembre 2025, Pyongyang ha celebrato con grande enfasi il rientro del 528º Reggimento del Genio: una missione di 120 giorni in cui, secondo la versione ufficiale, sarebbero morti nove effettivi. Il dato stride con le cifre globali del conflitto, ma illumina almeno un terreno d’impiego: la messa in sicurezza delle cosiddette “aree d’avanzata”, cioè i settori immediatamente retrostanti al fronte dopo un guadagno territoriale, dove il rischio residuo di esplosioni è massimo e il turnover di personale straniero riduce il costo politico in patria per Mosca.

Nelle testimonianze raccolte in questi mesi da media internazionali e da ufficiali ucraini, i militari nordcoreani sono descritti come impiegati anche in compiti ad altissimo rischio — dalla ricognizione con droni all’uso di lanciarazzi multipli — oltre che in ondate d’assalto a forte attrito, dove le barriere linguistiche e l’inesperienza li renderebbero vulnerabili al fuoco ucraino e ai droni-kamikaze. È un quadro che resta in parte aneddotico ma coerente con le stime sulle perdite e con la natura delle operazioni citate dall’intelligence britannica.