Il provvedimento
Decreto bollette, il governo accelera: «Siamo alle battute finali»
Dopo il vertice: si limano gli aspetti tecnici con le regioni. Le piccole imprese chiedono più attenzione
Messa a punto del decreto bollette alle battute finali, con l’esame della premier Meloni, dei vice Tajani e Salvini e del leader di Noi moderati Maurizio Lupi, in un vertice in vista dell’approdo sul tavolo del Consiglio dei ministri mercoledì prossimo. A Palazzo Chigi è arrivato anche il ministro Giorgetti. Da limare ancora alcuni aspetti, spiegano fonti di centrodestra, che riguardano soprattutto l’articolo 3 del provvedimento, quello con «Disposizioni urgenti per promuovere la contrattazione di lungo termine della produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili da parte delle imprese». Interlocuzioni sarebbero in corso anche con alcune Regioni.
Forza Italia, in una riunione a cui ha partecipato tra gli altri anche il ministro dell’Ambiente e della sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin, assicura «uno sforzo massimo» affinché il provvedimento abbia «impatti immediati, sia sulle famiglie sia sul sistema imprenditoriale», vessati da un prezzo delle bollette eccessivamente alto. C'è «priorità assoluta», dicono gli azzurri, che premono per accelerare, in sede europea, la revisione del sistema Ets, che «è molto penalizzante». Ma Bruxelles potrebbe porre un veto. Anche dalla Lega non ci sarebbero obiezioni. Nelle interlocuzioni con le Regioni, comunque, ci sarebbe anche un confronto con la Lombardia, che ha molte centrali con concessioni idroelettriche.
Quello del «Sistema di scambio di quote di emissione di CO2» (Ets) dell’Unione Europea è uno dei nodi del decreto. È un costo per le aziende che emettono anidride carbonica e che dovrebbero pagare anche le centrali termoelettriche. La bozza del decreto prevede che chi produce elettricità con il gas non debba pagare gli oneri del trasporto del metano e la tassazione Ets, oneri che verrebbero spostati nelle bollette della luce e pagati dai consumatori. Ma il gas costando meno alle centrali termoelettriche consentirebbe di abbassare il prezzo dell’elettricità.
L’importanza e la delicatezza degli impatti che il provvedimento potrebbe avere appare chiara dalle prese di posizione di molte associazioni delle imprese. La bozza preoccupa Confartigianato soprattutto per le misure sugli oneri generali di sistema a carico delle piccole e medie imprese: "L'allungamento dei tempi di pagamento degli oneri fino a 10 anni, al tasso di interesse del 6%, riduce il costo annuale della bolletta ma ne aumenta l’impatto reale complessivo sui consumatori, pari, sembrerebbe, a 10 miliardi" osserva la Confederazione. Confcommercio apprezza l’impostazione complessiva del provvedimento in cui però «manca una misura dedicata alle Micro e medio-piccole imprese» di riduzione strutturale e generalizzata degli oneri di sistema, che ancora oggi pesano per oltre il 20% sul totale della bolletta elettrica. La copertura finanziaria potrebbe darla «una parte dei proventi derivanti dalle aste delle quote di emissione di CO2», dice l’associazione dei commercianti.
Coldiretti chiede di tutelare il biogas agricolo per difendere imprese e sicurezza energetica e sull'ipotesi di riduzione dei «Prezzi minimi garantiti» spiega che "rappresentano uno strumento tecnico indispensabile per assicurare la sostenibilità economica degli impianti, la corretta gestione degli effluenti zootecnici e il consolidamento della filiera del biometano agricolo". Confagricoltura avverte che «biogas elettrico e biomasse rischiano di non poter proseguire l’attività» e che «il plafond previsto per i prossimi anni per i Prezzi minimi garantiti va rivisto e va garantito un maggiore sostegno alla produzione di energia elettrica rinnovabile».
L’ipotesi non convince l’opposizione. Per il capogruppo M5s al Senato Stefano Patuanelli il decreto «è un’operazione cosmetica: si abbassa artificialmente il costo oggi e si presenta il conto domani, con interessi».
(di Stefania De Francesco - Ansa)