IL CASO
«La giustizia non è uguale per... Totti». Ilary Blasi contro l'archiviazione dell'accusa di abbandono di minore per l'ex marito e Noemi Bocchi
Il retroscena giudiziario che chiude il capitolo penale e apre interrogativi sulla genitorialità, tra videochiamate, tempi della sera del 26 maggio 2023 e il confine sottile tra allarme e diritto
Il retroscena giudiziario che chiude il capitolo penale e apre interrogativi sulla genitorialità, tra videochiamate, tempi della sera del 26 maggio 2023 e il confine sottile tra allarme e diritto
Seduta sul letto, pigiama addosso e il cellulare tra le mani, una bambina racconta alla madre cosa sta succedendo in casa. È la scena che ha alimentato per mesi un braccio di ferro mediatico e giudiziario. Oggi, però, quel frammento si ricompone dentro un quadro più ampio: con un provvedimento firmato dal gip Angelo Giannetti l’indagine per presunto abbandono di minori a carico di Francesco Totti e Noemi Bocchi viene archiviata. La chiave? L’assenza di un “pericolo reale” e la presenza di condizioni ritenute adeguate a garantire la sicurezza dei ragazzi: casa agibile, utenze attive, cibo disponibile, possibilità di contattare un adulto nello stesso stabile. Un passaggio che fa cadere l’ipotesi penale e ribalta la narrazione di questi 33 mesi di contesa.
Cosa ha deciso il gip e perché conta
Il giudice per le indagini preliminari di Roma ha accolto la richiesta di archiviazione avanzata dalla Procura: secondo l’ordinanza, la sera del 26 maggio 2023 i tre minori presenti nell’appartamento di Vigna Clara non sono mai stati esposti a un pericolo concreto. Nel provvedimento — riportano più testate — si sottolinea che i bambini erano “in salute, nutriti, in un’abitazione sicura e con la possibilità di ottenere assistenza immediata da una persona adulta nello stesso palazzo”, preallertata a intervenire. È l’asse portante del ragionamento: in assenza di una minaccia attuale o ragionevolmente prevedibile per l’incolumità, viene meno il presupposto penalistico del reato contestato. La conseguenza pratica è netta: niente rinvio a giudizio per Totti, Bocchi e nemmeno per la tata inizialmente indagata per presunte dichiarazioni infedeli. La linea della Procura — che già nel 2025 aveva chiesto di chiudere il fascicolo — è stata quindi condivisa dal giudice.
La denuncia di Ilary Blasi e le “cinque videochiamate”
Tutto nasce dalla denuncia presentata da Ilary Blasi, secondo cui la figlia Isabel — allora 6-7 anni — sarebbe rimasta a casa senza un adulto durante l’uscita serale di Totti e Bocchi. A supporto, l’ex conduttrice ha depositato cinque registrazioni di videochiamate effettuate quella sera dall’estero, immagini che mostrerebbero la bambina muoversi nelle stanze dell’attico. Quelle clip sono finite al centro dell’istruttoria: la Procura le ha vagliate, così come i tabulati e i riscontri sugli spostamenti dei genitori e sulle presenze nel condominio. Ma, al termine dell’analisi, il quadro probatorio non ha superato la soglia del “pericolo” in senso penalistico. La ricostruzione del gip sottolinea infatti che i minori avevano strumenti di contatto — un videotelefono a portata di mano — e una rete minima di vigilanza indiretta; condizioni che hanno escluso l’offesa tipica del reato.
Le motivazioni: dove finisce l’allarme e inizia il diritto
Il cuore dell’ordinanza è tecnico e, al tempo stesso, molto concreto. Secondo la lettura riportata dalle fonti giudiziarie, la serata si consuma in un lasso temporale circoscritto (circa tre ore) in cui i minori:
- si trovano in una dimora idonea,
- hanno dispositivi per contattare i genitori e un adulto nel palazzo,
- risultano nutriti e in buona salute,
- al momento dei controlli delle forze dell’ordine, in tarda serata, dormono.
Tradotto in termini giuridici: non emergono elementi per configurare l’abbandono di minori ex art. 591 c.p. Il reato — lo ricordano dottrina e giurisprudenza — è un “reato di pericolo” e, per integrarsi, pretende la creazione di una situazione di rischio per la vita o l’incolumità del minore; rischio anche potenziale secondo un orientamento, ma pur sempre ricavabile dalle circostanze concrete. Se la situazione appare sotto controllo (presenza di reti di soccorso, vicinanza dei genitori, idoneità dell’abitazione), l’offensività manca e la strada penale si chiude. È esattamente il discrimine valorizzato nel provvedimento di archiviazione.
Il punto sulle videochiamate: prova regina o tassello di contesto?
Le “cinque videochiamate” sono state raccontate come la “prova” da una parte e come “un tassello” dall’altra. Nelle immagini, la bambina mostra ambienti senza adulti visibili; in una si intravede un altro minore. Ma il diritto penale non è un fotogramma: è sequenza, contesto, tempi, distanze, misure di cautela predisposte. Gli inquirenti hanno parametrato quei video alle chiamate, agli spostamenti, alle comunicazioni tra i soggetti coinvolti e alla disponibilità dell’adulto nello stabile. Ne è uscita una storia meno drammatica di quanto potesse sembrare a prima vista. Il telefono a disposizione, l’ora della sera, la vicinanza del ristorante, la pronta reperibilità di aiuto: per il gip sono elementi che disinnescano l’ipotesi di abbandono.
Le reazioni e il non detto
La decisione ha, prevedibilmente, acceso reazioni contrastanti. Da un lato, il sollievo dell’area Totti, già convinta della correttezza della condotta e della “non offensività” del fatto; dall’altro, l’amarezza di Blasi, che in più occasioni ha giudicato “ingiusta” la prospettiva della archiviazione e aveva chiesto approfondimenti ulteriori, immaginando persino l’imputazione coatta.
«Una decisione che non capisco e non condivido - ha commentato dal canto suo ’avvocato Fabio Lattanzi, legale di Ilary Blasi, - . Non ritengo corretta l’argomentazione giuridica». Per Lattanzi è «errata la ricostruzione del fatto. Valuterò con la mia cliente quali azioni intraprendere. Il fatto certo è che una bambina di sei anni e stata lasciata da sola e si è fatto di tutto per nasconderlo. Mi chiedo se l’indagato non fosse stato Totti cosa sarebbe accaduto».
Con il provvedimento di oggi, la giurisdizione penale mette un punto; il dibattito pubblico, comprensibilmente, continuerà a misurarsi con la sensibilità della materia: cosa significhi “lasciare” i figli a casa, a che condizioni, con quali garanzie, per quanto tempo. Ma il Diritto, qui, ha parlato chiaro.