Giustizia
Il box frigo, il ghiaccio e l'espianto del cuore destinato a Napoli: cosa è successo a Bolzano?
Le indagini su più fronti per risalire alla catena di eventuali responsabilità per chiarire il caso del bimbo ricoverato al Monaldi
Immagine ospedaliera generica
Sono diversi i punti su cui si sta concentrando l’indagine della Procura di Napoli che mira a fare piena luce sul trapianto di cuore effettuato il 23 dicembre 2025 sul bimbo di 2 anni e 4 mesi che, da quel giorno, è in coma nel reparto di terapia intensiva dell’ospedale Monaldi e per il quale oggi è svanita la possibilità di ricevere un altro cuore.
Ma quelli cruciali sono il ghiaccio adoperato per conservare l’organo espiantato e il tipo di frigo scelto per trasportarlo a destinazione.
Il box scelto dall’equipe di specialisti partenopei che ha espiantato l’organo a Bolzano è un contenitore di vecchia concezione, tecnologicamente superato, simile ai frigo da spiaggia, preferito a quello più tecnologico, pure disponibile, capace invece di fornire informazioni costanti sulla temperatura a cui è esposto l’organo che contiene. Secondo quanto si è appreso sarebbe stato preso il vecchio, fuori dalle linee guida, in quanto il personale non era adeguatamente formato al suo corretto uso. Una scelta, questa, che potrebbe aprire un nuovo fronte d’indagine relativo alle responsabilità sulla formazione del personale.
Il secondo punto riguarda invece le modalità di come è avvenuto il trasporto. Il cuore prelevato - come previsto dalle norme - deve essere tenuto in stato di ipotermia (tra zero e -4 gradi) per 4-5, forse 6 ore, al massimo, affinché possa giungere in perfette condizioni a destinazione. E per ottenere questo risultato si usa come refrigerante il ghiaccio tradizionale, opportunamente dosato. Il box frigo (parzialmente predisposto all’uso, anche con del ghiaccio, prima della partenza) viene poi rabboccato con altro ghiaccio, prima che giunga a destinazione. Secondo quanto emerso finora, sarebbe stato usato ghiaccio secco, che arriva fino a -80 gradi, rendendo il muscolo inservibile. E bisognerà capire se quel ghiaccio secco è stato fornito a Bolzano, da chi e perché.
C'è poi un terzo punto, che chiama in causa ancora una volta i medici del Monaldi: l’espianto del cuoricino del piccolo che sarebbe stato eseguito senza valutare preventivamente lo stato dell’organo, arrivato congelato, costringendo l’equipe delegata al trapianto a effettuare comunque l’intervento.
I magistrati della VI sezione «lavoro e colpe professionali» (con il sostituto procuratore Giuseppe Tittaferrante e il procuratore aggiunto Antonio Ricci) hanno iscritto nel registro degli indagati - per lesioni colpose gravi - sei persone, tra medici e paramedici, componenti le equipe che a Bolzano ha effettuato l’espianto e che a Napoli ha eseguito il trapianto.
Il Nas di Napoli (guidato dal tenente colonnello Alessandro Cisternino) ha acquisito la documentazione clinica e sequestrato il frigo usato per il trasporto. Già sono state ascoltate diverse persone coinvolte nella vicenda, ritenute informate dei fatti e lo stesso sta facendo il Nas di Trento a Bolzano, sempre su delega della procura partenopea, nell’intento di ricostruire cosa sia effettivamente successo quel giorno nella sala operatoria dove è stato eseguito l’espianto e dove c'era anche un’altra equipe medica, proveniente dall’estero, recatasi in Italia per il prelievo di altri organi.
Accertamenti che a breve potrebbero portare i pm a fare nuove iscrizioni nel registro degli indagati.
