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la polemica

Sea Watch, Meloni all'attacco: «Sentenza che lascia senza parole, magistrati contro legge»

Il tribunale di Palermo ha disposto che i ministeri dell’Interno, dei Trasporti e dell’Economia, e la Prefettura di Agrigento, risarciscano la Ong tedesca Sea Watch per quasi 90 mila euro a titolo di danno patrimoniale per il fermo amministrativo della nave nel luglio del 2019 a Lampedusa

18 Febbraio 2026, 20:43

19 Febbraio 2026, 10:57

Sea Watch, Meloni all'attacco: «Sentenza che lascia senza parole, magistrati contro legge»

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Nuova pronuncia della magistratura in materia di immigrazione e nuova offensiva del governo contro le toghe, nel pieno di una campagna referendaria sempre più accesa e proprio nel giorno in cui il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, richiama al “rispetto vicendevole” tra le istituzioni.

Dopo che nei giorni scorsi un giudice del tribunale di Roma aveva condannato il Viminale a versare 700 euro a un cittadino algerino trasferito nel Cpr in Albania, oggi il conto lievita sensibilmente: il tribunale di Palermo ha disposto che i ministeri dell’Interno, dei Trasporti e dell’Economia, insieme alla Prefettura di Agrigento, risarciscano la Ong tedesca Sea Watch per le spese documentate pari a 76 mila euro, oltre a 14 mila euro di costi legali, a titolo di danno patrimoniale per il fermo amministrativo della nave Sea Watch 3 dal 12 luglio al 19 dicembre 2019 a Lampedusa.

La vicenda riguarda l’allora comandante della nave, Carola Rackete, che il 29 giugno di quell’anno forzò il blocco navale di Lampedusa, urtando durante le manovre una motovedetta della Guardia di Finanza, per consentire lo sbarco di 42 migranti soccorsi in area Sar libica.

La presidente del Consiglio Giorgia Meloni, per la seconda sera consecutiva, affida ai social un video di commento a un provvedimento che, afferma, “lascia letteralmente senza parole”. La notizia “vergognosa” dell’altro giorno, aggiunge riferendosi al caso dell’algerino, “sembra una sciocchezza rispetto a quello che è accaduto oggi”.

E attacca: “Ma il compito dei magistrati è quello di far rispettare la legge o quello di premiare chi si vanta di non rispettare la legge? L’altra domanda che mi faccio è: qual è il messaggio che si sta cercando di far passare con questa lunga serie di decisioni oggettivamente assurde? Che non è consentito al governo provare a contrastare l’immigrazione illegale di massa, che qualunque legge si faccia e qualunque procedimento si costruisca una parte politicizzata della magistratura è pronta a mettersi di traverso? Quindi assicura: “Noi siamo particolarmente ostinati e continueremo e faremo del nostro meglio per rispettare la parola che abbiamo dato agli italiani e le leggi dello Stato italiano e faremo tutto quello che serve per difendere in particolare i confini e la sicurezza dei cittadini”.

Sulla stessa linea il vicepremier Matteo Salvini, che definisce la decisione “incredibile, un vero e proprio premio per aver forzato un divieto del governo” in favore della Ong “di Carola Rackete, l’attivista tedesca che quando ero al Viminale non accettava la linea dei porti chiusi che aveva praticamente azzerato sbarchi e tragedie del mare”. E annuncia: “Il 22-23 marzo voterò Sì al referendum per cambiare questa in(Giustizia) che non funziona”.

Sul piano procedurale, Sea Watch aveva presentato opposizione al Prefetto di Agrigento contro il fermo. In assenza di risposta, la normativa prevede il silenzio-accoglimento, ossia la cessazione automatica del provvedimento restrittivo. Nonostante ciò, l’unità rimase bloccata fino a quando, a seguito di un ricorso d’urgenza, il tribunale di Palermo ne ordinò la restituzione il 19 dicembre 2019.

All’indomani dei fatti, Rackete era stata arrestata con le accuse di resistenza a nave da guerra, inosservanza dell’ordine di arresto e favoreggiamento aggravato dell’immigrazione irregolare, reati per i quali rischiava fino a 15 anni di reclusione. Nel 2021 il gip di Agrigento ha disposto l’archiviazione del procedimento a suo carico.

Il risarcimento a Sea Watch legato alla vicenda Rackete dimostra ancora una volta che la disobbedienza civile è tutt’altro che arroganza, ma protezione del diritto internazionale dagli attacchi di chi abusa della propria posizione di potere per calpestarlo, ai danni dei diritti e delle libertà di tutti” dichiara la portavoce di Sea Watch, Giorgia Linardi. “Mentre sulle spiagge italiane riaffiorano i cadaveri delle vittime invisibili delle ultime settimane, il governo, invece di lavorare per evitare tragedie future, individua ancora una volta nelle Ong il nemico da abbattere”.