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il caso

Macron al veleno su Meloni: “Ognuno resti a casa propria e le pecore saranno ben sorvegliate”

Come l’omicidio di Quentin Deranque è diventato un caso diplomatico, tra richiami alla sovranità nazionale, polemica sui commenti dei leader stranieri e un’inchiesta francese che corre

19 Febbraio 2026, 16:53

Macron a valanga su Meloni: “Ognuno resti a casa propria e le pecore saranno ben sorvegliate”. La scintilla franco‑italiana sul caso Deranque

Dalla battuta tagliente pronunciata a Nuova Delhi alla reazione sorpresa di Palazzo Chigi: come l’omicidio di Quentin Deranque è diventato un caso diplomatico, tra richiami alla sovranità nazionale, polemica sui commenti dei leader stranieri e un’inchiesta francese che corre

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Un omicidio brutale, un post di cordoglio sui social e un proverbio francese dal sapore tagliente. Sono questi gli ingredienti dell'ultima, inattesa, frizione diplomatica tra l'Italia e la Francia, esplosa sull'asse Roma-Parigi ma consumatasi pubblicamente tra i confini digitali della piattaforma X e una conferenza stampa a Nuova Delhi. Al centro di questa delicata contesa internazionale c'è la morte di Quentin Deranque, un militante nazionalista e cattolico tradizionalista di 23 anni, vittima di un violento pestaggio a Lione durante degli accesi scontri di piazza di natura politica.

Oggi la Francia si ritrova sotto shock, attraversata da una polarizzazione acuta. L'indagine della procura di Lione, aperta con l'ipotesi di «omicidio volontario» e «violenze aggravate», procede a ritmo serrato e si muove in un terreno politicamente minato. Ad oggi, le autorità hanno effettuato undici fermi, tra cui spicca la figura di un collaboratore parlamentare vicino alla sinistra radicale del partito La France Insoumise, successivamente allontanato dal proprio incarico. Nel mirino degli inquirenti è finita anche la galassia dell'ultra-sinistra, con particolare attenzione a esponenti riconducibili alla rete antifascista La Jeune Garde, un gruppo che era già stato sciolto dal ministero dell'Interno francese nel giugno del 2025. In un clima di fortissima tensione, segnato da un minuto di silenzio all'Assemblea Nazionale e da accuse incrociate tra estrema destra ed estrema sinistra, il caso si è rapidamente trasformato in un detonatore in vista delle elezioni municipali.

A innescare la miccia diplomatica è stata la presidente del Consiglio italiana. Nel pomeriggio del 18 febbraio 2026, Giorgia Meloni ha affidato ai social un messaggio di profondo cordoglio per il giovane, puntando direttamente il dito contro un'aggressione ad opera di gruppi «riconducibili all'estremismo di sinistra». Meloni ha definito questo clima di odio ideologico «una ferita per l'intera Europa», chiosando con un fermo avvertimento: «Quando l'odio e la violenza prendono il posto del dialogo, a perdere è sempre la democrazia».

Se a Palazzo Chigi queste parole sono state concepite unicamente come un «segno di vicinanza al popolo francese», per l'Eliseo hanno oggettivamente rappresentato il superamento di una linea rossa. Emmanuel Macron, trovandosi in India per partecipare a un vertice sull'intelligenza artificiale, ha replicato in modo lapidario, ricordando che i leader stranieri non dovrebbero commentare inchieste giudiziarie e questioni di ordine pubblico di uno «Stato sovrano». Per marcare il territorio, il presidente francese ha utilizzato un proverbio inequivocabile: «Lasciate che ognuno resti a casa propria e le pecore saranno ben sorvegliate». Questo invito esplicito a non immischiarsi assume una valenza di politica estera precisa, invitando al rispetto delle responsabilità interne mentre la polizia esegue fermi e perquisizioni.

La risposta di Roma è trapelata sotto forma di vero e proprio «stupore». Fonti governative hanno ribadito l'assenza di qualsiasi ingerenza, difendendo la legittimità della condanna e traducendo la propria posizione anche in inglese per ribadirne la portata internazionale. A rafforzare questa linea è intervenuto il ministro degli Esteri Antonio Tajani, definendo quello di Deranque «un omicidio che non ha confini e che va condannato senza esitazioni». Il richiamo italiano intreccia il cordoglio con la memoria dolorosa degli anni di piombo, rivendicando il diritto europeo di solidarizzare contro l'odio politico.

Questo scontro solleva interrogativi cruciali sulla tenuta dell'asse europeo. Dopo un periodo di incomprensioni archiviato nel 2025, Parigi e Roma si trovano nuovamente a gestire uno strappo che rischia di pesare su dossier strategici come la difesa, l'energia e le migrazioni. Inoltre, la vicenda evidenzia i rischi dell'attuale ecosistema informativo: la rapidità dei social media trasforma facilmente messaggi di cordoglio e proverbi in vere munizioni simboliche, alimentando una polarizzazione senza confini che scavalca i tempi classici della diplomazia. La sfida imminente per le due Nazioni sarà quella di trovare una de-escalation diplomatica, bilanciando la necessaria solidarietà internazionale contro la violenza politica e il rigoroso rispetto della sovranità e delle indagini di un Paese alleato.