22 febbraio 2026 - Aggiornato alle 01:53
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Il caso

Bimbo di Napoli, l’inchiesta ora passa da Bolzano a Napoli e ci saranno altri indagati

L'indagine si allarga, un cuore “bruciato” dal freddo estremo, una catena di decisioni da ricostruire minuto per minuto: cosa sappiamo (e cosa resta da chiarire)

19 Febbraio 2026, 17:11

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Cuore fermo a -80 gradi: il viaggio interrotto di un trapianto pediatrico e l’inchiesta che ora passa da Bolzano a Napoli

Un’inchiesta che si allarga, un cuore “bruciato” dal freddo estremo, una catena di decisioni da ricostruire minuto per minuto: cosa sappiamo (e cosa resta da chiarire)

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Tutto è partito da quel maledetto 23 dicembre 2025, quando da Bolzano, un contenitore di plastica lascia il reparto dove un’équipe ha appena espiantato un cuore destinato a un bimbo di due anni ricoverato al Monaldi di Napoli. Dentro al box c’è un organo piccolissimo, il più simbolico di tutti. Ma la temperatura – secondo gli atti d’indagine – precipita dove non dovrebbe: sotto zero, molto sotto. Fino al gelo secco capace di “bruciare” il muscolo più tenace. E il percorso che avrebbe dovuto restituire futuro a un bambino si trasforma, all’arrivo, in una corsa contro il tempo finita nel punto più amaro: un trapianto impossibile, un piccolo legato alle macchine, sei sanitari indagati a Napoli, accertamenti su fornitura del ghiaccio e scelta del contenitore a Bolzano, e ora un fascicolo che viaggia da un capo all’altro del Paese, perché la Procura di Bolzano invierà gli atti alla Procura di Napoli con l’ipotesi di responsabilità colposa per morte o lesioni personali in ambito sanitario. Una formula asciutta che, da sola, restituisce il peso di ciò che si deve ancora chiarire.

Secondo quanto comunicato nelle ultime ore, gli atti dell’inchiesta aperta a Bolzano – scaturita anche dalla denuncia di Federconsumatori Napoli – saranno trasmessi a Napoli, dove già sono sei i nomi iscritti nel registro degli indagati per lesioni colpose tra medici e paramedici dell’Azienda Ospedaliera dei Colli–Monaldi. I due uffici sono al lavoro con i Carabinieri del Nas di Napoli e Trento, in coordinamento, per ricostruire l’intera catena di conservazione, trasporto e valutazione dell’organo. Non si esclude, alla luce dei nuovi atti, l’iscrizione di ulteriori persone, anche in Alto Adige. L’attenzione si concentra sulla fornitura del ghiaccio e sul momento esatto in cui il contenitore sarebbe stato “rabboccato” con ghiaccio secco anziché con ghiaccio tradizionale.

In parallelo, l’informativa del Nas ha già portato al sequestro del box usato per il trasporto, ritenuto – secondo gli approfondimenti – un contenitore di vecchia concezione e privo di sistemi di monitoraggio continuo della temperatura, nonostante fosse disponibile un dispositivo più avanzato. Su questa scelta si gioca un’altra pagina dell’indagine: perché quel box e non l’alternativa “hi‑tech”? Chi decise? Con quali indicazioni? Gli inquirenti hanno disposto perizie sui materiali e sulle registrazioni di reparto, mentre prosegue l’acquisizione delle cartelle cliniche e dei verbali dell’équipe multidisciplinare.

Il nodo termico è la spina dorsale del caso. Le linee di buona pratica nella conservazione degli organi prevedono uno stato di ipotermia controllato: l’organo va mantenuto tra circa 0 e -4 gradi per un arco di 4-6 ore al massimo, con ghiaccio tradizionale dosato in modo da non mandare l’organo in surgelazione. L’ipotesi al vaglio di Procure e Nas è che, in almeno una fase cruciale del viaggio, il contenitore sia stato rabboccato con ghiaccio secco (CO₂ solida, temperature fino a -75/-80 gradi), provocando il congelamento dei tessuti e danni irreversibili. È su questo “salto” termico che si gioca molto della ricostruzione: chi fornì il ghiaccio? Chi lo maneggiò? In che momento e con quali istruzioni?

A questo si somma, come ulteriore livello di criticità, la scelta del contenitore: secondo quanto emerso, sarebbe stato utilizzato un box in plastica privo di monitoraggio continuo della temperatura, mentre un contenitore più moderno – capace di registrare e mostrare in tempo reale l’andamento termico – sarebbe stato disponibile. Un dettaglio che, se confermato, non riguarda solo l’errore materiale, ma la cultura della sicurezza e la gestione del rischio nelle fasi logistiche di un trapianto.

Sul piano clinico, il quadro del bambino resta critico. Dopo il tentativo fallito di trapianto, il piccolo è mantenuto in vita da supporti extracorporei e da una terapia intensiva complessa. Il Bambino Gesù ha espresso una valutazione negativa sulla trapiantabilità allo stato attuale, sottolineando – secondo quanto trapelato – emorragia cerebrale, infezione non controllata e segni di insufficienza multiorgano. Il Monaldi, d’altra parte, in più passaggi ha mantenuto il piccolo in lista, riservandosi decisioni in base alle rivalutazioni periodiche e al confronto in team multidisciplinare. Nelle ultime ore, tuttavia, esperti interpellati a livello nazionale hanno esplicitato che un eventuale secondo trapianto non sarebbe compatibile con le condizioni cliniche attuali: “Non sopravviverebbe all’intervento”.

Intanto la Direzione sanitaria e le istituzioni seguono il caso: il Ministero della Salute ha inviato ispettori a Napoli e Bolzano; la Regione Campania ha attivato verifiche. Dalla politica sono arrivate espressioni di vicinanza alla famiglia; alla madre del bambino ha telefonato anche la Presidente del Consiglio, rassicurando che “si sta facendo ogni sforzo” per individuare risorse cliniche e soluzioni possibili, in Italia e all’estero.

Nel frattempo, la madre del piccolo continua a tenere acceso un riflettore umano e pubblico su questa storia. Tra richieste d’aiuto a centri italiani ed europei, appelli alle istituzioni e un dialogo costante con i legali, la famiglia ha chiesto di verificare ogni opzione, anche coinvolgendo équipe esterne in caso di un’eventuale nuova opportunità di trapianto. È la dimensione più dolorosa: quella in cui speranza e clinica si cercano e si respingono, dentro finestre temporali strettissime, mentre i supporti meccanici che tengono in vita il bambino rischiano, col tempo, di danneggiare altri organi.