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le indagini

Che cosa rivelano le email di Jeffrey Epstein sul ruolo diplomatico di Andrew: Regno Unito sotto choc

Dalle caselle di posta alle sale del potere: indizi, omissioni e un sospetto abuso di riservatezza che riapre uno dei capitoli più controversi tra diplomazia e affari

19 Febbraio 2026, 19:17

Che cosa rivelano le email di Jeffrey Epstein sul ruolo diplomatico di Andrew

Dalle caselle di posta alle sale del potere: indizi, omissioni e un sospetto abuso di riservatezza che riapre uno dei capitoli più controversi tra diplomazia e affari

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L’ex duca di York, oggi Andrew Mountbatten‑Windsor, è in custodia per sospetto di “misconduct in public office”: il reato britannico di abuso in pubblico ufficio. Il punto di partenza dell’indagine? Una serie di email attribuite a Jeffrey Epstein e al suo entourage, emerse dal maxi‑rilascio di documenti delle autorità statunitensi, che sembrano collegare l’ex principe all’invio a Epstein di rapporti riservati e appunti di viaggio prodotti quando Andrew rappresentava il Regno Unito come inviato speciale per il commercio e gli investimenti tra il 2001 e il 2011.

Nel primo pomeriggio del 19 febbraio 2026, la Thames Valley Police annuncia l’arresto di “un uomo sulla sessantina” nel Norfolk con l’accusa di misconduct in public office, confermando perquisizioni in indirizzi associati all’indagato in Berkshire e Norfolk. L’uomo è Andrew Mountbatten‑Windsor. Le autorità possono trattenerlo fino a 96 ore prima di decidere sull’eventuale incriminazione. È un evento senza precedenti nella storia recente della monarchia: un ex principe portato in centrale per un presunto abuso legato al suo mandato istituzionale.

Secondo la ricostruzione de The Guardian, il cuore del dossier riguarda la condotta di Andrew come Special Representative for International Trade and Investment fra il 2001 e il 2011 — un ruolo non retribuito ma di alto profilo, svolto in raccordo con UK Trade & Investment (UKTI) e con il Foreign Office per promuovere interessi economici britannici all’estero. Il sospetto: che l’ex inviato abbia condiviso con Jeffrey Epstein, già condannato per reati sessuali nel 2008, materiali coperti da doveri di riservatezza.

Una catena di messaggi di fine novembre 2010: il collaboratore di Andrew, identificato come “Amit/Amir Patel”, invia al “Duca” i “visit reports” su Vietnam, Singapore, Hong Kong e Shenzhen. Cinque minuti dopo, secondo i file divulgati dal Dipartimento di Giustizia statunitense, Andrew avrebbe inoltrato la mail all’indirizzo di Jeffrey Epstein. Se autentico e non autorizzato, il gesto implicherebbe una condivisione esterna di documenti prodotti nell’esercizio di una funzione pubblica.

Un messaggio del 24 dicembre 2010: Andrew avrebbe “messo in copia” Epstein su un briefing riservato relativo a opportunità di investimento nella ricostruzione della provincia di Helmand, in Afghanistan — comprensive di riferimenti a oro e uranio — elaborato per lui dalla Provincial Reconstruction Team britannica nello stesso mese in cui l’allora inviato visitò l’area. La scelta di inoltrare a un privato materiale etichettato come confidenziale è, di per sé, il centro della valutazione investigativa.

Una nota del 9 febbraio 2011: Andrew scrive a Epstein di aver fatto visita a un fondo di private equity e aggiunge “I thought of you”, suggerendo — se la corrispondenza sarà confermata — che i contatti proseguirono anche oltre il dicembre 2010, quando l’ex duca aveva dichiarato di aver interrotto ogni rapporto con Epstein.

Questi elementi — che le autorità britanniche stanno vagliando con cautela — si innestano su un corpus più ampio di 3–3,5 milioni di pagine rese pubbliche in ondate fra dicembre 2025 e 30 gennaio 2026, a seguito di un mandato legislativo negli Stati Uniti. È in quel mare di dati che sarebbero emerse le catene di posta che chiamano in causa l’ex inviato britannico.

Il ruolo di Special Representative for International Trade and Investment comportava, per prassi e per normativa, un dovere di riservatezza su “informazioni sensibili, commerciali o politiche” acquisite durante missioni e incontri ufficiali; tale duty of confidentiality continua a valere anche dopo la fine del mandato, oltre alla cornice delle Official Secrets Acts. Se i messaggi attribuiti ad Andrew ed Epstein fossero autentici e il loro inoltro non autorizzato, si profilerebbe un potenziale vulnus a quella riservatezza.

Il reato contestato — misconduct in public office — è antico, di common law, e prevede in teoria pene fino all’ergastolo, pur essendo raramente contestato a figure di alto rango e oggetto di dibattito giuridico quanto a riforma e tipizzazione più precisa. La scelta di muovere su questo binario segnala la gravità con cui gli inquirenti valutano l’eventuale uso improprio di informazioni d’ufficio.

La stampa che ha visionato parti dei file parla di report su missioni in Vietnam, Singapore, Hong Kong e Shenzhen a fine 2010, e di un allegato destinato “per HRH Duke of York” relativo a Helmand: non semplici note turistiche, ma schede confidenziali su opportunità commerciali in un territorio allora cruciale per la ricostruzione afghana e per la presenza militare britannica. L’idea che tali materiali siano stati inoltrati a Jeffrey Epstein, un privato cittadino privo di incarichi pubblici e con una condanna alle spalle, accende i riflettori su pressioni di rete e su un possibile corto circuito tra diplomazia economica e interessi personali di terzi.

Gli stessi file riportano inoltre che Andrew avrebbe segnalato a Epstein contatti finanziari visti “la settimana scorsa”, lasciando intendere l’uso di informazioni acquisite in missione per alimentare conversazioni con un intermediario di straordinaria influenza, ma anche di comprovata disreputabilità. La tempistica — fra novembre 2010 e febbraio 2011 — sovrappone quel flusso di email alle ultime fasi del mandato da inviato e al crepuscolo della stagione Epstein.

La casa reale ha espresso sostegno al principio per cui “la legge deve fare il suo corso”, mantenendo la distanza necessaria dall’inchiesta. Ma l’arresto di Andrew in un giorno simbolico — il 19 febbraio, la sua data di nascita — impone un nuovo capitolo: non più soltanto la controversia sui legami personali con Epstein, bensì la verifica se, da inviato commerciale del Regno Unito, l’ex duca abbia oltrepassato i confini della riservatezza istituzionale. L’opinione pubblica e una parte della politica chiedono da anni maggiore trasparenza sulle attività economiche e i conflitti d’interesse di membri della famiglia reale con funzioni o influenza para‑istituzionale.

A livello internazionale, la vicenda solleva interrogativi su come gestire l’intel economico generato da figure di rappresentanza non politiche ma vicine alla corona. Altri paesi hanno rafforzato i codici di condotta e gli obblighi di disclosure per chi svolge ruoli ibridi tra soft power e promozione commerciale. La questione non è solo morale: è strategica. La dispersione incontrollata di informazioni commerciali sensibili — anche se non classificate — può influire su gare, negoziati e posizionamenti industriali di lungo periodo.