l'indagine
Le email, gli investimenti, i documenti confidenziali spifferati a Epstein: perché l’ex principe Andrea è finito sotto inchiesta
Tra email inoltrate in pochi minuti, briefing confidenziali su investimenti in Afghanistan e un’inchiesta che coinvolge nove forze di polizia britanniche
Una schermata di posta elettronica, un orario che non lascia scampo: “inviato alle 11:08”, “inoltrato alle 11:13”. È il 30 novembre 2010. Nel mezzo, appena cinque minuti: tanto basta all’allora Duca di York per girare a Jeffrey Epstein i rapporti ufficiali sul suo recente tour nel Sud-Est asiatico. File etichettati come “confidenziali”, compilati da un suo consigliere governativo. Oggi, in un Regno Unito stordito dalla notizia dell’arresto dell’ex principe, quella sequenza digitale è la miccia di un sospetto più ampio: l’uso di una carica pubblica per alimentare una relazione privata con un condannato per reati sessuali. Su quel sospetto, ora, lavorano i detective.
L’arresto e le accuse: il perimetro giudiziario
Secondo quanto ricostruito da quotidiani e media britannici, Andrew Mountbatten‑Windsor è stato fermato il 19 febbraio 2026 — il giorno del suo 66° compleanno — a Sandringham, con il sospetto di “misconduct in public office” (cattiva condotta nell’esercizio di una funzione pubblica) legata al suo ruolo di Inviato speciale per il commercio e gli investimenti del Regno Unito (2001–2011). Perquisizioni sono state effettuate nelle proprietà di Berkshire e Norfolk; dopo l’interrogatorio, l’ex principe è stato rilasciato “sotto indagine”. L’inchiesta, precisano le autorità e le testate che la seguono, nasce dall’analisi di documenti diffusi dal Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti (DOJ) a fine gennaio 2026. L’ex principe nega qualsiasi illecito.
La fattispecie di “misconduct in public office” — molto discussa nel dibattito giuridico britannico e oggetto di proposte di riforma — prevede sanzioni severissime, in teoria fino all’ergastolo. Ma la sua applicazione concreta dipende da prove di abuso consapevole della funzione a fini impropri. E proprio lì si concentra ora il lavoro investigativo.
Le email chiave: cosa mostrano i file del DOJ
Il fulcro documentale è una catena di corrispondenze tra Andrea e Epstein (e talvolta con collaboratori a loro vicini) tra l’autunno 2010 e l’inizio 2011. Gli scambi includono:
Il già citato inoltro, il 30 novembre 2010, di due report ufficiali sul viaggio in Cina, Vietnam, Hong Kong e Singapore, predisposti dal suo allora consigliere Amit (Amir) Patel. L’inoltro sarebbe avvenuto “cinque minuti” dopo la ricezione.
Un’ulteriore email del 24 dicembre 2010 in cui l’ex principe scrive di allegare un “confidential brief” sugli “International Investment Opportunities” in Helmand, Afghanistan: un documento preparato dalla Provincial Reconstruction Team britannica, con dettagli su depositi di minerali ad alto valore — dal marmo all’oro, fino a uranio e torio — e opportunità connesse alla ricostruzione finanziata anche con denaro pubblico del Regno Unito.
Precedenti messaggi di ottobre 2010 in cui il duca condivideva con Epstein i dettagli dei viaggi ufficiali imminenti nel Sud‑Est asiatico.
Si tratta di materiale che, per natura, ricade nella sfera coperta dalla “duty of confidentiality” prevista per i Trade Envoys: anche se non sono funzionari civili in senso stretto, hanno l’obbligo di proteggere informazioni sensibili, commerciali o politiche legate a missioni e visite ufficiali. Un dovere che prosegue anche oltre il mandato e che si intreccia con i vincoli dell’Official Secrets Acts. Proprio su questa cornice regolamentare, e sull’eventuale violazione di regole interne e segreti d’ufficio, si muove la valutazione delle forze di polizia.
Il contesto politico e istituzionale: perché l’inoltro conta
Al centro non ci sono solo buone prassi infrante; c’è l’ipotesi di un vantaggio privato offerto a Epstein, soggetto già all’epoca con precedenti penali per reati sessuali su minori (condanna 2008), e alla sua rete di contatti, attraverso informazioni maturate in un ufficio pubblico. Tra queste, gli allegati “confidential” su Helmand, quando il Regno Unito era militarmente e politicamente impegnato nella provincia. La sequenza temporale pesa: l’ex principe, in un’intervista del 2019, disse di aver troncato l’amicizia con Epstein a inizio dicembre 2010; ma gli scambi documentati proseguono almeno fino alla vigilia di Natale.
Nove forze di polizia e la rete delle indagini
Il caso Epstein–Andrea non vive in un vuoto: secondo ricostruzioni di stampa, l’arresto dell’ex principe s’inserisce in un più ampio sforzo investigativo che coinvolge nove forze di polizia britanniche e la National Crime Agency, coordinato attorno agli “Epstein files” e a possibili condotte di pubblici ufficiali o fiduciari che avrebbero condiviso materiale sensibile con il finanziere. L’attenzione include anche profili separati (come l’operato di protection officers e altri esponenti istituzionali) e attività di Polizia Metropolitana e di altre forze territoriali. È un mosaico ancora in evoluzione, che punta a stabilire la natura e l’estensione di eventuali illeciti.
Il ruolo dell’opinione pubblica e dei gruppi civici
La pressione non arriva solo dalle carte. Il gruppo Republic, da anni critico verso i privilegi della monarchia, ha invocato una inchiesta parlamentare sulla corruzione reale, già prima dell’arresto, e dopo la pubblicazione dei nuovi documenti ha rinnovato la richiesta di verifiche formali sull’uso di fondi pubblici, influenza istituzionale e conflitti d’interesse. Anche questa spinta civica ha contribuito a incanalare l’attenzione verso il perimetro della cattiva condotta d’ufficio, oltre le note accuse di carattere sessuale che non rientrano nell’oggetto principale dell’attuale fermo.
Le mosse degli investigatori: che cosa cercano
Tracciabilità degli allegati e delle catene di email: chi ha redatto i documenti “confidenziali”, chi ne ha autorizzato la circolazione, quali limitazioni erano in vigore al momento della condivisione.
Motivazioni funzionali: se l’inoltro a Epstein rispondesse — come sostiene l’ex principe in una delle email — alla ricerca di “commenti, pareri o idee” su come attrarre investitori, e se fosse compatibile con i canali istituzionali previsti per coinvolgere soggetti privati in progetti sensibili.
Vantaggi concreti: se e come quei file abbiano generato opportunità commerciali o operazioni finanziarie per Epstein e la sua rete, dentro o fuori dal Regno Unito.
Consapevolezza e intenzionalità: in che misura l’ex principe fosse consapevole della natura riservata dei documenti, e del rischio reputazionale e istituzionale connesso alla relazione con un condannato.
Le contromosse della difesa: la linea dell’ex principe
La linea pubblica dell’ex principe è nota: negazione di qualsiasi illecito e interpretazione degli scambi come parte di una più ampia attività di promozione commerciale del Regno Unito. Una cornice nella quale — sostengono i suoi difensori — l’interlocuzione con finanziatori internazionali e network d’investitori poteva avvenire anche in modo informale, senza la volontà di violare segreti d’ufficio. Resta però il tema delle regole interne sugli invii di materiale sensibile e dei canali autorizzati per la condivisione. Su questi confini, più che sulle intenzioni dichiarate, si giocherà il giudizio degli inquirenti.
Helmand, una parola chiave: perché quel “brief” pesa così tanto
Contesto geopolitico: nel 2010 Helmand è uno degli epicentri della presenza militare britannica in Afghanistan; le decisioni di ricostruzione hanno implicazioni di sicurezza, spesa pubblica e influenza politica.
Contenuto economico: il brief descrive “significant high‑value mineral deposits” e opportunità su oro, urano, idrocarburi e altre materie prime; informazioni potenzialmente sensibili per il mercato e per la diplomazia economica.
Cornice etica: condividerlo con Epstein, già registrato come sex offender in Florida dal 2008, espone l’istituzione a un rischio reputazionale e apre al dubbio di un favoritismo fuori dalle procedure.
Il filo rosso delle “relazioni pericolose”
L’arresto arriva dopo anni di logoramento. Nel 2025 l’allora re Carlo ha ritirato gli ultimi riconoscimenti formali rimasti ad Andrea; già in precedenza il duca aveva perso incarichi e patrocinî. La riapertura del dossier email e l’affiorare di nuove tranche di documenti hanno però spostato il baricentro dall’etica personale all’abuso di funzione pubblica. Non è più (solo) la foto con Virginia Giuffre, non sono più (solo) frequentazioni imbarazzanti: è l’uso di materiale governativo per alimentare una relazione con un privato cittadino dalla storia giudiziaria compromessa. È qui che il caso diventa sistema.