USA
Perché Trump promette di svelare i dossier sugli alieni: tra politica, trasparenza e realtà dei fatti
Un annuncio che incendia il dibattito sugli UFO, riacceso da una frase virale di Obama: cosa c’è davvero nei faldoni del Pentagono
Una sera di febbraio, a bordo dell’Air Force One, un presidente che dice di “non avere un’opinione” sugli alieni annuncia di voler aprire i cassetti più mitizzati di Washington. Nel frattempo, una clip di Barack Obama in cui afferma — con tono leggero — che “gli alieni sono reali” macina milioni di visualizzazioni, costringendolo a precisare che non c’è nessuna prova di contatti con civiltà non umane. Sullo sfondo, il Pentagono ha già messo online un portale con immagini e video militari di UAP (Unidentified Anomalous Phenomena). È in questo intreccio tra politica, cultura pop e trasparenza istituzionale che si inserisce la promessa di Donald Trump: rendere pubblici i documenti governativi su “vita aliena ed extraterrestre”, UFO e UAP. L’annuncio è arrivato prima su Truth Social, poi con dichiarazioni ai giornalisti. Ma che cosa significa davvero? Quali carte esistono già, quali sono state declassificate e dove ci porterà, realisticamente, questa nuova spinta alla disclosure?
L’annuncio di Trump, tra social e Air Force One
Nel suo post su Truth Social, Donald Trump ha detto di aver “dato istruzioni” ai dipartimenti federali di “identificare e pubblicare” file su “vita aliena ed extraterrestre, UAP e UFO”, citando il “tremendo interesse” dell’opinione pubblica. Poche ore dopo, parlando con i cronisti, ha aggiunto: “Non so se siano reali o no… potrei ‘tirarlo fuori dai guai’ declassificando”, riferendosi alle frasi virali di Obama. Il giorno successivo, le principali testate statunitensi hanno confermato tempistica e contenuto generale del messaggio: l’indicazione politica c’è, anche se mancano — al momento — dettagli operativi su calendario, criteri e portata del rilascio.
Al netto del clamore, l’uscita di Trump si inserisce in una traiettoria già in atto. Dal 2022, il Dipartimento della Difesa ha centralizzato la raccolta e l’analisi dei report attraverso l’All-domain Anomaly Resolution Office (AARO), nato per dare un perimetro metodologico ai casi militari e favorire una maggiore trasparenza.
La scintilla: la frase “Gli alieni esistono” di Obama (e la correzione)
L’ondata mediatica che ha preceduto l’annuncio nasce da un botta e risposta in podcast pubblicato il 16 febbraio scorso: a una domanda rapida, Barack Obama risponde “Sono reali, ma non li ho visti”, respingendo al contempo le teorie su Area 51 e ipotetici sotterranei pieni di navicelle. Il frammento, tagliato e rilanciato, esplode online come una “conferma” degli alieni. Nelle ore successive, Obama precisa su Instagram: stava parlando in termini probabilistici — universo vastissimo, chance elevate di vita altrove — ma “non ho visto durante la mia presidenza alcuna evidenza di contatto”. Un chiarimento che riporta la discussione nel suo alveo razionale.
La sequenza è indicativa: bastano pochi secondi per spostare il baricentro dall’analisi ai titoli, e in quel vuoto l’annuncio di Trump si inserisce con tempismo perfetto, capitalizzando l’attenzione e rilanciando il tema su un piano politico-istituzionale.
Cosa ha già pubblicato il Pentagono: il portale AARO e i report ufficiali
Chi vuole farsi un’idea concreta di ciò che il governo USA ha già reso pubblico può partire da qui: il sito ufficiale di AARO. Dal 31 agosto 2023 il Dipartimento della Difesa ha messo online un hub pubblico che ospita documenti, immagini e video declassificati, insieme a FAQ, risorse legislative e — dalla fine del 2023 — anche un canale sicuro per le segnalazioni di personale governativo e contractor con conoscenza diretta di presunti programmi UAP, in attuazione del NDAA 2023. Nel 2025 e a inizio 2026 il portale è stato aggiornato con nuove clip provenienti dai teatri europei, alcune classificate come “irrisolte”, altre spiegate (ad esempio “uccelli” o droni). È la prova tangibile che parte del materiale militare è già consultabile, e che il flusso di declassificazione non parte da zero.

Ancora più importante, il 8 marzo 2024 l’AARO ha consegnato al Congresso il primo volume del “Report on the Historical Record of U.S. Government Involvement with UAP”, una rassegna di quasi 80 anni di programmi, archivi e testimonianze. La conclusione, ribadita pubblicamente: nessuna “evidenza verificabile” che i casi UAP analizzati indichino “attività extraterrestre” o che USA o industria privata abbiano mai avuto accesso a “tecnologie non umane”. Un messaggio scomodo per chi spera nella “pistola fumante”, ma essenziale per orientare il dibattito.
Nel 2024 e 2025 l’ufficio ha pubblicato anche i report periodici: centinaia di avvistamenti aggiuntivi, un certo numero dei quali spiegati come palloni, uccelli, droni o riflessi ottici; una quota non trascurabile resta in archivio “aperto” per dati insufficienti, e una manciata di casi merita “ulteriore analisi” per caratteristiche anomale. Ma, ancora una volta, nessuna conferma di tecnologia “aliena”.
Cosa potrebbe davvero cambiare con una nuova ondata di declassificazioni
Se l’indicazione politica di Trump si tradurrà in direttive formali con scadenze, criteri e classi documentali ben definite, potremmo assistere a: una pubblicazione accelerata di dossier storici (post-1947) su indagini militari e inter-agenzia, con meno oscuramenti; a una maggiore trasparenza su policy interne, protocolli di ingaggio e sistemi di sensoristica (nei limiti della sicurezza nazionale); e release coordinate di materiali visivi (video IR/EO, radar, tracciati) con metadati più ricchi, utili alla comunità scientifica.
Ma è cruciale calibrare le attese: la declassificazione è un processo che bilancia interesse pubblico e protezione di fonti e metodi. Non tutto potrà essere divulgato integralmente, specie laddove potrebbero emergere capacità sensibili di piattaforme militari o vulnerabilità infrastrutturali. L’esperienza di AARO mostra inoltre che la qualità dei dati — spesso parziale, con contesti incompleti — è il fattore che più limita interpretazioni definitive.
Il ruolo del Congresso e la pressione bipartisan
L’ascesa del tema UAP in Capitol Hill non nasce ieri. Il 26 luglio 2023, una rara audizione bipartisan alla House Oversight ha portato in aula ex piloti della US Navy e un ex ufficiale dell’intelligence, con dichiarazioni forti su presunti “recuperi” e “non‑human biologics”, poi smentite o ridimensionate nelle sedi ufficiali. Da allora, deputati come Tim Burchett e Anna Paulina Luna hanno continuato a spingere su nuove audizioni, un UAP Caucus e proposte di legge per imporre tempi certi alla pubblicazione dei documenti. La spinta politica alla trasparenza, insomma, esiste a prescindere dalla Casa Bianca di turno.
