regno unito
Perché il caso Andrea può cambiare la monarchia inglese: ora si studia una legge che lo cancelli dalla successione
Un Paese sotto shock e Parlamento in ebollizione, un precedente del passato che torna d’attualità
Un Paese sotto shock, un Parlamento in ebollizione, un precedente del passato che torna d’attualità: dal fermo nel Norfolk all’ipotesi di una legge che lo cancelli dalla successione
Il dibattito politico a Westminster è oggi dominato da una richiesta senza precedenti nella storia moderna britannica: la formulazione di una «legge ad hoc» per rimuovere formalmente l'ex duca di York dalla linea di successione al trono. Questa spinta legislativa, sostenuta in modo trasversale da esponenti dei Conservatori, dei Liberal Democratici, dello SNP e dei Verdi, nasce come risposta diretta a un'opinione pubblica che ha già emesso il suo inequivocabile verdetto. Secondo un sondaggio YouGov del 20 febbraio 2026, rilanciato anche da emittenti come Sky News, l'82% dei britannici esige la sua rimozione dalla successione dinastica, contro appena un 6% di contrari e un 12% di indecisi. Allo stato attuale, nonostante la pregressa perdita di titoli e onorificenze, Andrea occupa ancora saldamente l'ottavo posto nella linea di successione, posizionandosi dietro al principe William, ai suoi tre figli, al principe Harry e ai figli di quest'ultimo.
Assecondare la volontà popolare e modificare la linea di successione non è una semplice formalità parlamentare, ma apre un complesso cantiere costituzionale multilaterale. Richiamando il precedente storico del 1936 — quando il Parlamento approvò l'His Majesty’s Declaration of Abdication Act per l'abdicazione di Edoardo VIII —, qualsiasi intervento su questo fronte richiede l'assenso formale dei Parlamenti di tutti i 15 regni del Commonwealth in cui Re Carlo III figura come capo di Stato. Si tratta di un principio inderogabile stabilito dalla convenzione dello Statute of Westminster del 1931 e applicato anche per il Succession to the Crown Act del 2013. Sul piano pratico, un simile decreto legislativo comporterebbe uno scorrimento immediato: la principessa Beatrice salirebbe all'ottavo posto, seguita dagli altri discendenti, sancendo così sul piano simbolico la separazione definitiva tra l'istituzione e la vicenda personale dell'ex principe.
A innescare questa tempesta istituzionale è stato l'evento clamoroso verificatosi la sera del 19 febbraio 2026. Nel giorno del suo 66° compleanno, l'ex duca (oggi registrato civilmente come Andrew Mountbatten-Windsor) è stato arrestato e trattenuto per circa 11 ore dalla Thames Valley Police nella stazione di Aylsham, nel Norfolk. Al centro delle indagini vi è l'ipotesi di reato di «misconduct in public office» (abuso d'ufficio pubblico), un reato antico le cui tempistiche giudiziarie da parte della Crown Prosecution Service potrebbero richiedere settimane o mesi. Le accuse scaturiscono da documenti del Dipartimento di Giustizia USA e riguardano presunte comunicazioni riservate che Andrea avrebbe condiviso tra il 2001 e il 2011 con Jeffrey Epstein, all'epoca in cui operava come inviato speciale del governo britannico per il commercio. In assenza di capi d'imputazione formali e in attesa degli sviluppi, Andrea respinge fermamente ogni addebito e gode della più totale presunzione d'innocenza.
L'eco del fermo è stata globale, spingendo persino il primo ministro australiano Anthony Albanese a definire la vicenda una «caduta straordinaria» e trasformando il caso in uno stress test internazionale per la monarchia. Dal canto suo, Buckingham Palace ha mantenuto un rigido profilo istituzionale: Re Carlo III ha dichiarato che «la giustizia deve fare il suo corso», assicurando la prosecuzione degli impegni pubblici da parte dei reali attivi.
Di fronte a questa crisi, la politica valuta tre possibili scenari. Il primo è una procedura legislativa mirata sulla successione, che richiederebbe tempo e un complesso coordinamento diplomatico, ma che risponderebbe in pieno all'82% dell'opinione pubblica. Il secondo scenario è una soluzione "funzionale" senza alterare la linea dinastica, rafforzando le norme già varate con il Counsellors of State Act del 2022, per garantire che solo i reali "attivi" e affidabili possano esercitare funzioni in nome del sovrano. Il terzo scenario consiste nell'attendere gli sviluppi giudiziari, rinviando ogni decisione. Tuttavia, l'inerzia politica porta con sé un rischio altissimo: il Regno Unito si trova oggi a dover bilanciare i diritti di un indagato con il dovere di tutelare la propria architettura costituzionale. E dalla stazione di polizia di Aylsham è emerso chiaramente che questa è un'urgenza istituzionale che la monarchia del XXI secolo non può più permettersi di eludere.