Il caso
La morte del piccolo Domenico, per i sei indagati ora accusa di omicidio colposo: disposto il sequestro del cuore "bruciato"
Alla magistratura di Napoli il compito di risalire alla catena di responsabilità: disposta l'autopsia
La morte di stamattina del piccolo Domenico, il bimbo a cui nel dicembre scorso è stato trapiantato un cuore danneggiato nell'ospedale Monaldi di Napoli, rilancia ombre e interrogativi sulla catena di errori e responsabilità all’origine della vicenda. Con il decesso del bimbo cambia il capo d'imputazione per i sei indagati (a cui pare che a breve se ne aggiungeranno altri) adesso accusati di omicidio colposo. Al momento però la domanda delle domande resta senza risposta: chi ha sbagliato in maniera così incomprensibile?
La vicenda è venuta alla ribalta il 7 febbraio scorso con un articolo apparso sul quotidiano Il Mattino di Napoli. Subito dopo sono state aperte due inchieste: una dalla Procura di Napoli e una di natura interna amministrativa, disposta dalla stessa azienda ospedaliera napoletana. Il fascicolo è affidato ai magistrati della VI sezione della Procura partenopea, il sostituto procuratore Giuseppe Tittaferrante, coordinato dal procuratore aggiunto Antonio Ricci, che hanno proceduto al sequestro della salma.
Al termine dell’esame autoptico, nei prossimi giorni, il muscolo cardiaco sarà posto sotto sequestro in vista degli accertamenti medici che verranno disposti dagli investigatori. I carabinieri del Nas di Napoli (coordinati dal comandante Alessandro Cisternino) stamattina si sono recati nell'ospedale Monaldi, dove il piccolo era in vita solo grazie all'Ecmo, il macchinario che l'ha tenuto finora in vita.
La salma verrà trasferita nel secondo policlinico in attesa dell’autopsia da parte degli inquirenti.

