PAESE NEL CAOS
Messico, il narcos “El Mencho” ucciso dall'Esercito: scoppiano disordini in 8 Stati per la morte del capo del cartello di Jalisco
Un blitz militare per catturarlo, la morte durante il trasferimento, e poi ore di fuoco: strade sbarrate da auto incendiate, aeroporti nel caos, allerta per turisti e residenti
Un blitz militare per catturarlo, la morte durante il trasferimento, e poi ore di fuoco: strade sbarrate da auto incendiate, aeroporti nel caos, allerta per turisti e residenti. E ora, chi guiderà il cartello più aggressivo del Paese?
Il fumo denso di un pullman in fiamme si arrotola nell’aria tersa della Sierra di Tapalpa. Sulla carreggiata, blocchi improvvisati con camion dati alle fiamme; sulle app di messaggistica si moltiplicano video concitati, sirene, colpi d’arma da fuoco. Poco prima, in un’operazione studiata da giorni, reparti speciali dell’Esercito Messicano hanno circondato un obiettivo che per anni è stato un fantasma: Nemesio Rubén Oseguera Cervantes, detto “El Mencho”, capo indiscusso del Cártel Jalisco Nueva Generación (CJNG). Il tentativo di arrestarlo degenera in scontro a fuoco; l’uomo più ricercato del Messico resta gravemente ferito e, secondo la versione ufficiale, muore durante il trasferimento verso Città del Messico. Da quel momento, il Paese si ritrova di nuovo ostaggio dei narcobloqueos, i blocchi criminali: auto incendiate, posti di blocco armati, attacchi diffusi alle forze di sicurezza, fino al panico negli aeroporti.
Il blitz a Tapalpa: cosa sappiamo
Secondo ricostruzioni convergenti, l’operazione militare è scattata a Tapalpa, nello Stato di Jalisco, roccaforte storica del Cártel Jalisco Nueva Generación. L’obiettivo dichiarato: la cattura di El Mencho. Durante lo scontro, i militari si sono imbattuti in una resistenza pesantemente armata; al termine del contatto a fuoco, Nemesio Oseguera Cervantes risulta ferito in modo grave e muore durante il trasporto aereo. È la versione confermata da fonti federali e rilanciata da agenzie e media internazionali.
Sulle vittime dello scontro emergono differenze tra i primi bollettini. Una stima, diffusa da fonti ufficiali e ripresa dall’Associated Press, parla di quattro presunti membri del CJNG uccisi sul posto, due arrestati e tre militari feriti; El Mencho sarebbe deceduto in seguito alle ferite riportate. Altre testate internazionali, citando la Difesa messicana o alte fonti di sicurezza, indicano un totale di sei o sette affiliati del cartello uccisi nel complesso dell’operazione. In questa fase, la prudenza impone di riportare entrambe le cifre, in attesa di una sintesi ufficiale definitiva.
Dettaglio non secondario: nel teatro operativo sarebbero stati sequestrati lanciagranate/razzi, veicoli blindati artigianali e un arsenale “da guerra”, un marchio di fabbrica del CJNG, cartello noto per l’impiego di droni esplosivi e tattiche paramilitari. L’uso di armamenti pesanti torna anche in queste ore tra i materiali recuperati.
La miccia accesa in otto Stati: narcobloqueos, panico e allerta internazionale
La morte del capo del CJNG ha innescato una reazione violenta e coordinata in ampia parte del Messico occidentale. Nell’arco di poche ore, i narcobloqueos sono comparsi non solo a Jalisco, ma anche in altri territori dove il cartello ha radici e interessi: indicazioni iniziali parlano di almeno otto Stati coinvolti, con episodi rilevati in Guanajuato, Michoacán, Tamaulipas, Colima, Nayarit e Guerrero, oltre a snodi urbani sensibili come Guadalajara e la zona turistica di Puerto Vallarta. Il copione è quello collaudato: auto e camion incendiati per bloccare le principali arterie e rallentare la risposta delle forze federali.
Il caos ha travolto anche le infrastrutture civili. All’Aeroporto Internazionale di Guadalajara si sono registrate scene di panico, mentre a Puerto Vallarta diverse compagnie hanno rimodulato o sospeso i collegamenti: tra le prime a reagire, Air Canada e United Airlines hanno annunciato cancellazioni o sospensioni dei voli, in attesa di condizioni più sicure.
La risposta internazionale è stata immediata. Il Dipartimento di Stato degli Stati Uniti e il Governo del Canada hanno invitato i propri cittadini in aree a rischio a “shelter in place” — restare al sicuro, evitando spostamenti non necessari — con un’allerta che menziona esplicitamente Jalisco (incluse Puerto Vallarta, Chapala e Guadalajara), Tamaulipas (inclusa Reynosa), nonché zone di Michoacán, Guerrero e Nuevo León. Un messaggio di cautela che richiama anche i residenti a informarsi costantemente tramite canali ufficiali.
A livello locale, le autorità di Jalisco hanno attivato il “codice rosso”, sospendendo in alcune aree attività e servizi non essenziali, mentre reparti dell’Esercito, della Guardia Nazionale e delle polizie statali hanno presidiato snodi stradali e infrastrutture.
Chi era “El Mencho”: dall’ombra al vertice del crimine organizzato
Per anni, Nemesio Rubén Oseguera Cervantes ha rappresentato l’enigma perfetto per l’antinarcotici. Nato nello Stato di Michoacán, legami con la costa del Pacifico e la diaspora dei trafficanti verso gli Stati Uniti, il futuro “Señor de los Gallos” — uno pseudonimo circolato negli ambienti criminali — ha costruito la sua ascesa tra alleanze opportunistiche e guerre frontali. Dopo l’esperienza nella Polizia Municipale e i primi reati legati allo spaccio, il salto di qualità matura con la formazione, intorno al 2007, del nucleo che diverrà il Cártel Jalisco Nueva Generación. La firma è quella di un’organizzazione iperaggressiva, capace di espandersi in fretta, di riciclare capitali su più fronti e di diversificare: fentanyl, metanfetamine, cocaina, eroina, ma anche estorsioni, sequestri e furti di carburante.
Gli Stati Uniti gli hanno dedicato attenzioni particolari: più capi d’imputazione federali dal 2017 in poi, una taglia da 15 milioni di dollari per informazioni utili alla cattura, e la qualificazione del CJNG come minaccia prioritaria per i volumi di droga diretti al mercato nordamericano. La combinazione tra ricchezza illecita e violenza tattica — inclusi attacchi contro forze dell’ordine e autorità locali — ha imposto il suo nome in cima alla lista dei bersagli di Washington e Città del Messico.
Il metodo CJNG: droni, colonne armate, armi pesanti
Se c’è un tratto che distingue il CJNG nel panorama dei cartelli, è la metamorfosi da “banda” a formazione paramilitare. Le immagini di pickup in colonna, con mitragliatrici pesanti, blindature artigianali e uniformi mimetiche, sono diventate nel tempo un messaggio di potenza. L’impiego di droni carichi di esplosivo, intercettati anche in operazioni recenti, ha alzato il livello dello scontro, così come l’uso di lanciagranate e armamenti da teatro di guerra. Elementi che gli inquirenti hanno ritrovato anche nel blitz di Tapalpa, confermando la capacità del cartello di muoversi su scala semi-militare e di reagire alla leadership‑decapitation con azioni simultanee su più fronti.
Impatto immediato: sicurezza, trasporti, turismo
L’onda d’urto dei narcobloqueos ha colpito il cuore della mobilità regionale. In Jalisco — e in particolare nell’area metropolitana di Guadalajara — i blocchi hanno interessato arterie cruciali, con ricadute su viabilità, trasporto merci e attività commerciali. La capacità del CJNG di creare “linee di interdizione” in tempi rapidi resta un fattore di vulnerabilità per lo Stato, nonostante il dispiegamento congiunto di Esercito e Guardia Nazionale.
Sul fronte turistico, il contraccolpo è stato immediato a Puerto Vallarta, polo internazionale del Pacifico: oltre alle raccomandazioni dei governi stranieri, si sono registrate sospensioni e cancellazioni di voli e misure di emergenza negli scali. Una variabile critica in un’area che vive di ospitalità e servizi e che, come mostrano inchieste recenti, è stata anche teatro di truffe legate al “timeshare” riconducibili a reti criminali orbitanti attorno al CJNG.
Una vittoria strategica, non la fine della guerra
La neutralizzazione di El Mencho è, per portata simbolica e operativa, la più significativa dagli anni della caduta di Joaquín “El Chapo” Guzmán. Ma la storia della guerra messicana alla droga insegna che l’eliminazione del leader non coincide con la dissoluzione della struttura. Anzi: spesso apre fasi di frammentazione e faide interne, con la possibilità che cellule regionali tentino di guadagnare autonomia. Nel caso del CJNG, restano domande aperte sulla catena di comando: figure storiche o emergenti — dai presunti coordinatori territoriali ad alleati esterni — potrebbero contendersi l’eredità, mentre alcuni quadri familiari risultano detenuti o sotto processo negli Stati Uniti. In assenza di conferme ufficiali sui successori, la previsione più onesta è quella della prudenza: il cartello dispone ancora di capitali, arsenali, logistica e reti corruttive in diverse regioni.
Il rischio immediato è duplice: una reazione punitiva a breve termine nelle aree sensibili, per mostrare che la catena di comando non è spezzata; una riorganizzazione silenziosa, con riallineamenti tra plazas (territori di spaccio e transito) e possibili nuovi patti o tradimenti con cartelli rivali.
Il ruolo degli Stati Uniti e la cooperazione bilaterale
L’operazione di Tapalpa arriva in un contesto di cooperazione rafforzata tra Città del Messico e Washington: pressione crescente sul fronte fentanyl, scambi d’intelligence e task force congiunte. Diverse fonti internazionali sottolineano che il blitz sia stato alimentato anche da informazioni condivise con autorità statunitensi. La gestione delle ore successive — dagli avvisi di sicurezza alla comunicazione diplomatica — conferma una sincronizzazione che difficilmente si improvvisa. In questo quadro, la taglia da 15 milioni di dollari offerta dagli USA su Oseguera Cervantes è il segno tangibile di una priorità che oltrepassa i confini.