24 febbraio 2026 - Aggiornato alle 15:06
×

foggia

L'incidente sulla Provinciale simulato per uccidere la moglie, arrestato un 48enne

Svolta nell'indagine della Polizia di San Severo. La vittima aveva 47 anni

23 Febbraio 2026, 07:12

08:36

L'incidente sulla Provinciale simulato per uccidere la moglie, arrestato un 48enne

Seguici su

Ciro Caliendo, 48 anni, al termine di un lavoro meticoloso fatto di rilievi, confronti e verifiche, è stato arrestato con l'accusa di aver inscenato l’incidente in cui è morta la ex moglie Lucia Salcone, 47 anni,

È la notte tra il 27 e il 28 settembre 2024. La Fiat 500 su cui viaggiano Lucia e Caliendo lascia l’asfalto della strada provinciale 13 che collega San Severo a Castelnuovo della Daunia, urta e si ferma contro un albero. Le fiamme divorano l’abitacolo. La donna resta intrappolata. L’uomo, alla guida, si salva con ustioni alle mani e alle braccia. Sul posto arrivano i vigili del fuoco, il 118 e le forze dell’ordine. Quella notte, e nelle ore immediatamente successive, tutto sembra rimandare a una tragedia stradale: uno schianto, il fuoco, una vittima.

Nei giorni seguenti emergono però i primi dubbi. La Procura di Foggia apre un fascicolo e notifica a Ciro Caliendo un avviso di garanzia per omicidio volontario: atto dovuto, spiegano i magistrati, per consentire anche alla difesa di partecipare agli accertamenti tecnico-scientifici. Intanto, la comunità si stringe attorno alla famiglia durante i funerali; in chiesa, oltre a parenti e amici, ci sono gli sguardi sospesi di un intero paese.

Secondo quanto riferito in un primo momento dall’uomo, a provocare la fuoriuscita di strada sarebbe stato l’urto con un’altra vettura proveniente dal senso opposto. Una dinamica che, fin da subito, non convince gli investigatori: troppi i punti non allineati, troppe le incongruenze tra la versione del sopravvissuto e i segni lasciati sull’auto e sull’asfalto. È su queste discrepanze — una dopo l’altra — che gli inquirenti decidono di approfondire.

Quando l’auto viene passata al setaccio, la trama prende un’altra piega. Dalle analisi tecniche coordinate dalla Procura emergono elementi che ribaltano l’interpretazione iniziale: la velocità al momento dell’impatto sarebbe stata attorno ai 40 km/h, insufficiente a far aprire gli airbag; in più, gli esperti individuano nell’abitacolo tracce di liquido infiammabile, un dato incompatibile con un incendio scaturito solo dallo schianto. Quel fuoco, sostengono i consulenti, avrebbe dunque un’origine diversa dalla semplice collisione. Sono elementi che, messi in fila, alimentano il sospetto di una messinscena.

Gli accertamenti non si limitano alla carrozzeria ridotta in carcassa. Si cercano risposte anche nel corpo della vittima: gli esami sul cosiddetto “blocco cuore‑polmoni” e i test tossicologici servono a chiarire se Lucia abbia respirato fumo — e dunque se fosse viva al momento dell’incendio — o se la sua morte sia avvenuta prima delle fiamme. Sono tasselli che, pur con la prudenza dovuta alle tempistiche di laboratorio, orientano l’indagine.

Nelle prime ore di questa mattina la Polizia stradale di San Severo e la Squadra mobile di Foggia eseguono un’ordinanza di custodia cautelare in carcere a carico di Caliendo, ritenuto gravemente indiziato dell’omicidio volontario premeditato della moglie. Secondo l’impostazione accusatoria, il sinistro sarebbe stato simulato: l’auto, prima cosparsa di liquido infiammabile, sarebbe stata incendiata per far apparire la morte di Lucia come la conseguenza di un incidente.

Imprenditore vitivinicolo noto nel territorio, Caliendo ha ricoperto incarichi di rilievo, tra cui la presidenza dell’Antica Cantina di San Severo e funzioni di rappresentanza nella Cia – Agricoltori Italiani a livello locale. In passato il suo nome era comparso anche in altre vicende giudiziarie