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il caso

Messico a ferro e fuoco dopo la caduta di “El Mencho”: il bilancio si aggrava, il Paese fa i conti con il dopo-boss dei narcos

In un’operazione militare nel Jalisco è stato ucciso il capo del Cártel Jalisco Nueva Generación. Le autorità parlano di almeno 26 morti; fra loro 17 agenti e una donna al terzo mese di gravidanza.

23 Febbraio 2026, 07:41

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Messico in fiamme dopo la caduta di “El Mencho”: il bilancio si aggrava, il Paese fa i conti con il dopo-boss

Un’operazione militare in Jalisco mette fine alla latitanza del capo del Cártel Jalisco Nueva Generación, scatena 252 blocchi in 20 Stati e lascia un saldo di vittime in rapido aggiornamento. Le autorità parlano di almeno 26 morti; fra loro 17 agenti e una donna al terzo mese di gravidanza.

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Il giorno dopo la morte di Nemesio Rubén Oseguera Cervantes, alias “El Mencho”, il Messico si sveglia in una realtà dove il capo del Cártel Jalisco Nueva Generación non c’è più, ma la sua ombra resta lunga. In Jalisco e in altri 19 Stati, i narcoblocchi hanno tagliato strade, interrotto linee di rifornimento, cancellato voli e chiuso scuole. Le autorità federali parlano di almeno 26 morti; tra questi, 17 appartenenti alle forze di sicurezza — 15 della Guardia Nazionale, 1 della Procura e 1 agente di custodia — e una civile incinta al terzo mese.

Secondo il Ministero della Difesa messicano, l’operazione è scattata la mattina di domenica 22 febbraio 2026 nella zona montuosa di Tapalpa (Stato di Jalisco). Un’unità di forze speciali ha intercettato il convoglio di El Mencho: ne è seguito un conflitto a fuoco con membri del CJNG; Oseguera Cervantes è rimasto ferito in modo critico e sarebbe deceduto durante il trasferimento. Le autorità hanno parlato del supporto di elementi di intelligence degli Stati Uniti. La notizia della morte del capo del cartello — per decenni il più ricercato del Paese e tra i più ricercati dagli USA, con una taglia da 15 milioni di dollari — ha innescato, a poche ore di distanza, una serie coordinata di attacchi e blocchi.

Già nella serata di domenica, il Gabinetto di Sicurezza federale ha contato 252 blocchi in 20 Stati (dal Jalisco a Michoacán, da Guanajuato a Guerrero, fino a Quintana Roo e Veracruz), di cui il 90% rapidamente disattivato entro le 20:00; Jalisco ha registrato da solo 65 episodi. Gli attacchi hanno incluso incendi di veicoli, assalti a stazioni di servizio, e perfino a sportelli del Banco del Bienestar. In parallelo, i governatori hanno sospeso lezioni in presenza e eventi di massa in diverse aree, mentre molte compagnie aeree hanno cancellato voli su Guadalajara e Puerto Vallarta.

Sul fronte degli arresti, la Fiscalía de Jalisco e il Gabinetto di Sicurezza hanno comunicato almeno 25 fermi legati direttamente ai disordini in Stato, a cui si aggiungono detenzioni per saccheggi e rapine: alcune ricostruzioni giornalistiche conteggiano 27 arresti complessivi nelle prime ore. Anche qui, possibile che la differenza dipenda da aggiornamenti successivi o dal diverso perimetro (arresti in Jalisco vs. arresti su base nazionale).

Per un decennio abbondante, Nemesio Oseguera Cervantes è stato la figura più elusiva e pervasiva del crimine organizzato messicano. Nato il 17 luglio 1966 in Michoacán, cresciuto tra Apatzingán e Aguililla, rimbalzato giovane negli Stati Uniti tra California e microtraffico, tornato in patria per scalare la gerarchia criminale, ha costruito il CJNG trasformandolo in un gruppo criminale che spazia da metanfetamine e fentanil all’estorsione, dal furto di combustibile alla truffa digitale. La sua firma militare: l’uso sistematico di droni e IED, l’impiego di veicoli blindati artigianali, una propaganda di narco-terrorismo calibrata per seminare panico e ottenere controllo territoriale. 

Nel corso degli anni, “El Mencho” era diventato l’obiettivo prioritario tanto di Città del Messico quanto di Washington. La ricompensa da 15 milioni di dollari offerta dagli USA racconta il livello di pressione internazionale, aumentata con la diffusione del fentanil sul mercato nordamericano. La sua morte arriva in un contesto in cui il governo della presidente Claudia Sheinbaum ha promesso una linea più assertiva contro i cartelli, anche per rispondere alle pressioni statunitensi.

La morte di un leader carismatico e temuto apre sempre un bivio. Da un lato, la possibilità che il CJNG si frantumi in fazioni locali in lotta tra loro, con un picco di violenza di medio periodo; dall’altro, l’opportunità per lo Stato di decapitare non solo la cupola ma anche le reti economiche che tengono insieme il cartello — logistica, finanza, corruzione. Analisti citati dalla stampa internazionale sottolineano come l’impatto reale dipenderà dalla tempestività con cui le autorità consolideranno il controllo sui territori-chiave (corridoi di Jalisco, sbocchi portuali su Colima e Nayarit, snodi stradali verso il Bajío) e dall’abilità di impedire a rivali e “plaza bosses” di riempire il vuoto.

Il governo federale rivendica, già da mesi, una curva discendente degli omicidi dolosi e una serie di sequestri record di laboratori e precursori: progressi che, senza un intervento strutturale contro le rendite criminali locali (appalti, estorsioni, mercato del lavoro nero), rischiano però di essere reversibili. Il caso CJNG mostra quanto la capacità militare dei cartelli — inclusi droni, IED, lanciarazzi — sia ormai integrata con un tessuto economico che va oltre il narcotraffico.