24 febbraio 2026 - Aggiornato alle 21:18
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Fronte orientale

Ucraina, il quinto anno inizia a piccoli passi: la guerra d’attrito che ridisegna la mappa del Paese centimetro dopo centimetro

Quattro anni dopo l’invasione, il fronte si sposta di metri a costo di vite: come e perché il conflitto si misura in chilometri quadrati e in energia logorata

24 Febbraio 2026, 08:44

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Immaginate una città di provincia italiana: 23 chilometri quadrati di case basse, una stazione, un vecchio stabilimento industriale, strade che portano altrove. Ora togliete la vita, le finestre, l’acqua, lasciate i muri. Da quasi due anni, verso Pokrovsk – nodo ferroviario e stradale nel Donetsk – gli assalti si misurano così: linee che oscillano di qualche centinaio di metri, trincee che inghiottono plotoni, droni che disegnano traiettorie invisibili. È il quarto anniversario dell’invasione russa, 24 febbraio 2026, e il bilancio è un paradosso: la linea del fronte cambia pochissimo, mentre il numero di vittime e la portata degli attacchi ai civili crescono. In un anno, il 2025, Mosca avrebbe conquistato circa lo 0,8% dell’Ucraina: un’area paragonabile a due province italiane di medie dimensioni. Un avanzamento minimo, pagato a un prezzo enorme.

I numeri dell’attrito: cosa significano 4.831 km² e 78 vittime per km²

Secondo stime rese pubbliche a cavallo di fine anno e riprese da centri di analisi e media internazionali, nel 2025 le forze russe hanno occupato circa 4.831 km² di territorio ucraino – in linea con valutazioni dell’Institute for the Study of War (ISW) e in parte sovrapponibili al dato dell’osservatorio cartografico ucraino DeepState (4.336 km²). La media dell’avanzata quotidiana: 13,24 km² al giorno nel 2025 (contro 9,87 km² nel 2024). Sullo sfondo, la stima ucraina di 416.570 perdite russe complessive nel solo 2025, pari a circa 78 perdite per ogni chilometro quadrato conquistato: cifre che fotografano la natura industriale e logorante del conflitto, ma che restano oggetto di contestazione e vanno maneggiate con cautela. In ogni caso, il segnale è netto: i guadagni territoriali sono piccoli, il costo umano è enorme.

Se allarghiamo lo sguardo, quattro anni dopo il 24 febbraio 2022 la Russia controlla “circa” il 20% dell’Ucraina – una sintesi ricorrente in analisi indipendenti e reporting internazionale – con un fronte lungo oltre 1.000 chilometri che attraversa Kharkiv, Luhansk, Donetsk, Zaporizhzhia e Kherson. È la geografia di una guerra di attrito, dove il terreno conta, ma contano ancora di più il tempo, le munizioni, l’energia, la resilienza delle popolazioni.

Il 2025, l’anno più letale per i civili dopo il 2022

Il 2025 è stato l’anno peggiore per i civili ucraini dopo l’inizio dell’invasione su larga scala: l’Ufficio ONU per i Diritti Umani (HRMMU/OHCHR) ha verificato 2.514 uccisi e 12.142 feriti nell’anno, con un aumento del 31% delle vittime civili rispetto al 2024. Una tendenza già segnalata nella prima metà del 2025 – +54% tra morti e feriti rispetto allo stesso periodo del 2024 – e associata all’uso più intenso di missili, bombe aerolanciate e droni Shahed su aree urbane lontane dal fronte. Il 97% degli episodi registrati ha colpito aree sotto controllo del governo ucraino. Questi dati non dicono tutto – la cifra reale presumibilmente è più alta – ma indicano la direzione: la guerra entra nelle città, negli ospedali, nelle reti elettriche.

Avdiivka, Chasiv Yar, Pokrovsk: la cintura fortificata e il ritmo dei metri

Dalla caduta di Avdiivka a febbraio 2024, il fronte del Donetsk si è mosso ma non si è sfondato. Combattimenti ripetuti hanno investito Chasiv Yar, le direttrici verso Kostyantynivka–Druzhkivka e, più a ovest, l’area di Pokrovsk: snodi strategici che compongono una sorta di “cintura fortificata” che l’Ucraina difende dagli anni della guerra nel Donbas. Le analisi dell’ISW tra fine 2025 e inizio 2026 indicano oscillazioni tattiche – infiltrazioni, “alzate di bandiera”, arretramenti locali – ma nessuna svolta operativa duratura: l’avanzata russa è rallentata tra dicembre e gennaio, complice l’inverno e la fine di scadenze fissate per motivi politici-propagandistici.

Sulle stesse direttrici – Pokrovsk, Chasiv Yar, asse Kupiansk–Lyman – si osservano brevi progressi alternativamente di Mosca e Kyiv. Nel Donetsk, la priorità russa rimane quella di spingere verso Sloviansk e Kramatorsk, due città-chiave della “fortezza” ucraina orientale. Ma gli analisti occidentali, a fronte di questo ritmo e di questa spesa di uomini e mezzi, stimano che servirebbero anni per un controllo pieno della regione.