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MILANO

«Vediamo cosa dirà l'indagine»: la fidanzata di Cinturrino difende il compagno e smentisce il pizzo

Valeria, custode al Corvetto, si dice amareggiata per le perquisizioni ma non mette in dubbio il lavoro degli investigatori. Sulle accuse di estorsione è netta: «Pura fantasia»

24 Febbraio 2026, 16:11

«Vediamo cosa dirà l'indagine»: la fidanzata di Cinturrino difende il compagno e smentisce il pizzo

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«Quando l'indagine indicherà la verità vedremo. Se ha sbagliato pagherà quello che deve». Parole misurate, cariche di amarezza ma prive di isteria. Valeria, la fidanzata di Carmelo Cinturrino, l'assistente capo di polizia in carcere a San Vittore con l'accusa di omicidio volontario per la morte di Abderrahim Mansouri, ha scelto di non nascondersi e ha reso nota  la sua versione dei fatti.

La donna lavora come custode in un palazzo del quartiere Corvetto da vent'anni, e conosce bene quella fetta di Milano che confina con il boschetto di Rogoredo. Le perquisizioni di ieri nella sua abitazione non l'hanno lasciata indifferente — «di certo non mi rendono felice», ha ammesso — ma non ha contestato l'operato degli investigatori: «Dovevano fare il loro lavoro», ha detto con pragmatismo.

Sul merito delle accuse più gravi, quelle che dipingono Cinturrino come un agente che chiedeva pizzo in droga e denaro agli spacciatori e ai tossicodipendenti del boschetto, Valeria è categorica: «Sono racconti di pura fantasia». La sua posizione di custode le avrebbe garantito una visuale privilegiata su quanto accadeva nella zona. «Nessuno dei due ha mai ricevuto nulla e davanti a noi non è mai avvenuto nulla», ha assicurato, aggiungendo di aver lei stessa segnalato alle autorità alcune situazioni sospette nel corso degli anni.

Una voce solitaria, per ora, in un caso in cui i verbali dei colleghi di Cinturrino raccontano tutt'altra storia.